Pensioni 2020-2021 anticipate con riduzione importi. Calcoli ed esempi, i veri numeri

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Forti penalizzazioni sugli assegni finale con ricalcolo contributivo delle pensioni: calcoli analisi Uil e risultati piuttosto negativi

Si va verso una riforma delle pensioni 2020-2021 e si discute di soluzioni pensionistiche all’esaurirsi della quota 100 per evitare che si crei uno scalone che costringa i lavoratori quasi alla pensione a rimanere ancora a lavoro per qualche anno.

All’indomani del primo tavolo tra governo e sindacati sono emerse le prime ipotesi di lavoro, tra proposte del governo e proposte dei sindacati. Se questi ultimi puntano soprattutto sull’abbassamento dell’età pensionabile per tutti da 67 anni a 62 anni di età, mantenendo il requisito contributivo dei 20 anni, il governo parla di possibilità di uscita a 64 anni di età con almeno 36 anni di contributi e ricalcolo contributivo della pensione finale per tutti. La soluzione, dunque, potrebbe essere di novità pensioni 2020-2021 anticipate con ricalcolo contributivo. Ma con quali effetti sugli assegni finali?

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Il Centro Studi della Uil ha condotto un’analisi sugli effetti che il ricalcolo contributivo delle pensioni potrebbe avere sugli importi degli assegni finali. E i risultati non sono certo positivi. Stando, infatti, a quanto emerso dall’analisi, il ricalcolo contributivo delle pensioni potrebbe avere effetti decisamente importanti sugli assegni finali con riduzioni che potrebbero arrivare anche al 40% rispetto alla cifra che si percepirebbe senza ricalcolo contributivo.  

Tale percentuale scenderebbe, ma solo di poco, per chi ha avuto carriere professionali continue e senza interruzioni, arrivando al 30%. In ogni caso, l’importo degli assegni pensionistici finali sarebbe inferiore a quanto i lavoratori dovrebbero percepire dopo una vita di lavori e sacrifici senza le penalizzazioni del ricalcolo contributivo. E proprio a causa delle penalizzazioni che ancora una volta graverebbero sui pensionati, i sindacati spingono perché non si riformino le pensioni con il ricalcolo contributivo.

Secondo la Uil, la strada per intervenire sulle pensioni non è il ricalcolo contributivo che determinerebbe assegni più bassi, bensì il taglio delle tasse per i pensionati, così come deciso per i lavoratori, in modo da aumentare gli importi degli assegni pensionistici, insieme alla estensione della quattordicesima alla pensioni fino a 1500 euro.

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Per dimostrare quanto il ricalcolo contributivo delle pensioni potrebbe avere effetti negativi e penalizzanti sugli assegni finali, la Uil ha proposto diversi esempi. Prendendo il caso di un lavoratore in pensione dal primo gennaio 2010 che ha maturato un’anzianità contributiva di 40 o 35 anni e un ultimo reddito di 800 euro, la Uil ha analizzato il diverso effetto che il ricalcolo contributivo potrebbe avere sulla pensione retributiva del pensionato valutando quattro diverse ipotesi di carriera lavorativa e reddito.

Ecco di seguito calcolo ed esempi delle riduzioni che l’assegno pensionistico subirebbe con ricalcolo contributivo.

Nel primo esempio, il lavoratore con 3 promozioni nel corso della sua carriera lavorativa, con 40 anni di contributi e una pensione retributiva di 4.500 euro, con il ricalcolo contributivo percepirebbe 4.072 euro, ben 428 euro in meno, circa il 10%. Con 35 anni di contributi, invece, e una pensione retributiva di 4mila euro, con ricalcolo contributivo percepirebbe una pensione ridotta di 337 euro, circa l’8% in meno alla pensione retributiva.

Nel secondo esempio, il lavoratore con promozioni negli ultimi 20 anni della sua carriera lavorativa, con 40 anni di contributi e una pensione retributiva di 4.500 euro, con il ricalcolo contributivo percepirebbe un assegno di 3.112 ben 1.388 in meno, con una differenza del 31% rispetto alla pensione contributiva. Con 35 anni di contributi percepirebbe con ricalcolo contributivo una pensione di 2.849 euro rispetto ai 4mila di pensione contributiva, ben 1.151 euro in meno.

Nel terzo esempio, il lavoratore che ha avuto una carriera professionale inizialmente altalenante e poi stabile negli ultimi 10 anni, con ricalcolo contributivo della pensione percepirebbe 2.746 euro di pensione rispetto ai 4.500 di pensione retributiva, ben 1.754 in meno, per una differenza percentuale di -39%. Con 35 anni di contributi e una pensione retribuiva di 4mila euro, con ricalcolo contributivo avrebbe un assegno di 2.514, ben 1.486 euro in meno.

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