Pensioni 2020-2022, due novità positive finalmente

di Marianna Quatraro pubblicato il
Pensioni 2020-2022, due novità positive

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Fermi i requisiti di accesso dell'età per le pensioni in modo particolare per quelle di anzianità dal 2020 al 2022. E potrebbe non essere l'unica novità positiva

Mentre si spera che con la nuova Legge di Bilancio 2020 arrivino ulteriori miglioramenti per le novità pensioni, all’indomani della conferma per il prossimo anno di opzione donna e ape social ancora prorogate e del fatto che la quota 100 resterà così com’è fino alla sua naturale scadenza, cioè fino al 2021, senza alcuna modifica di requisito anagrafico e contributivo, le ultime notizie confermano l’arrivo di una novità finalmente positiva. Vediamo in cosa consistono la due novità finalmente positive per le pensioni per il 2020-2022?

Pensioni 2020-2022: qual è l’ultima novità positiva

Stando a quanto riportano le ultime notizie, l’età per andare in pensione di vecchiaia, quest’anno di 67 anni, resterà tale fino alla fine del 2022. Dunque, l’età pensionabile dovrebbe aumentare di ulteriori tre mesi, balzello previsto dalla riforma pensioni attuale, a partire dal primo gennaio 2023. Come ben sappiamo, infatti, la riforma delle pensioni Fornero prevede un aumento dell’età pensionabile ogni due anni per effetto dell’adeguamento alle aspettative di vita Istat.

Il primo gennaio 2019 l’età necessaria per andare in pensione di vecchiaia è passata, infatti, da 66 anni e sette mesi a 67 anni. Ora nulla cambierà fino al primo gennaio 2023 invece di cambiare a partire dal primo gennaio 2022.

A confermare il requisito anagrafico per poter accedere alla pensione di vecchiaia è stato un decreto ministeriale firmato e definito sulla base della speranza di vita accertata a consuntivo dall’Istat per l’intero biennio 2017-2018. Inoltre, le ultime notizie confermano che il requisito anagrafico dei 67 anni resta valido fino al 31 dicembre 2020 anche per accedere all'assegno sociale.

Stando a quanto riportano le ultime e ultimissime notizie, infatti, i recenti rilevamenti Istat riguardo sulle aspettative di vita a 65 anni (parametro usato per la valutazione della necessità) hanno accertato un valore di 20,9 anni, in aumento rispetto agli ultimi anni ma non si tratta di una crescita delle aspettative di vita tale da giustificare un nuovo aumenti dei requisiti pensionistici con l’età pensionabile che dopo l’aumento scattato dal gennaio 2019 resterà a 67 anni fino al 2023.

Nessuna modifica dei requisiti per andare in pensione fino al 2022 anche per i lavoratori assunti dopo il primo gennaio 1996 che hanno maturato almeno 20 anni di contributi e una pensione pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale. In questo caso l’età minima resta 64 anni. Per la pensione di vecchiaia contributiva, il requisito anagrafico per uscire resta fermo a 71 anni.

Ulteriori novità pensioni attese, aumenti in vista dal 2022 (e piccolissimo rialzo nel 2020)

Contemporaneamente all’annuncio del requisito anagrafico per andare in pensione di vecchiaia che resterà fermo a 67 anni di età fino alla fine del 2022, aumentando solo a partire dal primo gennaio 2023, le ultime notizie riguardano anche gli aumenti in vista per le pensioni a partire dal 2022).

Alla fine del 2021, infatti, scade lo schema attualmente in vigore di indicizzazione delle pensioni all’inflazione. Per le sei fasce attualmente in vigore sono stati previsti solo piccolissime modifiche dalla nuova Legge di bilancio 2020 che ha deciso di portare dal 97 al 100% l’indicizzazione ai prezzi per gli assegni fino a quattro volte il minimo che quest’anno è di 2.052 euro.

Ma dal primo gennaio 2022, in mancanza di ulteriori novità, le sei fasce attuali torneranno ad essere tre fasce prevedendo, almeno sulla carta, maggiori aumenti:

  • una perequazione al 100% degli assegni fino a tre volte il minimo;
  • una perequazione del 90% per le pensioni tra tre e cinque volte il minimo;
  • una perequazione del 75% per gli assegni oltre cinque volte il minimo.

Le sei fasce attuali prevedono invece una perequazione del:

  • 100% per gli importi fino a 4 volte il trattamento minimo;
  • 77% per gli importi compresi tra 4 e 5 volte il trattamento minimo;
  • 52% per gli importi compresi tra 5 e 6 volte il trattamento minimo;
  • 47% per gli importi compresi tra 6 e 8 volte il trattamento minimo;
  • 45% per gli importi compresi tra 8 e 9 volte il trattamento minimo;
  • 40% per gli importi superiori a 9 volte il trattamento minimo.

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