Pensioni anticipate 2019 uomini e donne, i racconti di chi ha scelto di uscire prima

di Chiara Compagnucci pubblicato il
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Storie e racconti di chi ha deciso di andare in pensione anticipata quest'anno con le ultime novità 2019: chi sono e vantaggi previsti dai sistemi

Dal primo gennaio 2019 i requisiti per andare in pensione di vecchiaia sono aumentati passando da 66 anni e sette mesi a 67 anni, scatto dovuto all’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita Istat. Tuttavia, sono state approvate novità pensioni, come quota 100, opzione donna prorogata, che permettono di andare in pensione anticipata 2019 a uomini e donne, richiedendo, ovviamente, differenti requisiti. Vediamo i racconti di chi ha già scelto di uscire prima quest’anno con le ultime novità.

In pensione anticipata con quota 100: storia di chi ha fatto già domanda

Andare in pensione anticipata con la novità di quota 100, a 62 anni di età e con 38 anni di requisiti, è una possibilità che tanti attendevano per evitare di continuare a lavorare fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia (e cioè 67 anni di età). Tanti i racconti di chi ha già scelto la quota 100 per uscire prima quest’anno. Tanti i disoccupati che dopo l’approvazione ufficiale della quota 100 hanno tirato un sospiro di sollievo. Tra questi un ex portiere di albergo, 62enne e con 38 anni e sette mesi di contributi, che da luglio del 2017 è senza lavoro, vive solo con la Naspi, che gli sarebbe stata corrisposta fino al mese di luglio, e se non fosse stata approvata la quota 100, avrebbe dovuto arrangiarsi con lavoretti che gli permettessero di vivere fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia. Grazie, però, alla quota 100 avrà la certezza di una pensione di circa 1.164 euro al mese, rispetto ai 600 euro di Naspi.

Anche per un disoccupato di Roma, che lavorava in un ufficio postale, di 63 anni e 40 anni di contributi, rimasto senza lavoro l’anno scorso, la quota 100 è stata una bella novità, anche se avrà una pensione di ben 400 euro in meno rispetto a quanto avrebbe percepito aspettando la pensione di vecchiaia.

Tra i racconti di chi ha scelto di andare in pensione con la quota 100 c’è anche quello del signor Dino Da Lio, 65 anni compiuti e oltre 42 di contributi, insegnante di elettronica in un istituto tecnico a Mestre, stanco di continuare a studiare e aggiornarsi di continuo, che ha scelto la quota 100 per godersi il meritato riposo e viaggiare. Anche una commessa di un supermercato di Monza di 62 anni e con 38 anni di contributi ha deciso di andare in pensione prima con la quota 100, anche se significherà avere una pensione ridotta del 20%, per avere più tempo da dedicare alla famiglia e a sé stessa e per dimenticare finalmente lo stress da lavoro.

In pensione anticipata con opzione donna: racconti di chi ha scelto di uscire prima

Sono tante le donne lavoratrici che nel corso di questi anni di sperimentazione del sistema di opzione donna, che permette di andare in pensione prima alle lavoratrici dipendenti e autonome con 35 anni di contributi maturati entro il 31 dicembre 2018 e con penalizzazioni delle pensioni finali, lo hanno scelto per uscire prima. Tante le domande di pensione anticipata con opzione donna già presentate anche quest’anno 2019. Tra coloro che hanno già scelto opzione donna per uscire prima vi sono Manuela e Patrizia. Manuela è responsabile amministrative di una azienda privata, che ha scelto di andare in pensione con opzione donna, con 40 anni di contributi e 60 anni di età, accettando di avere una pensione netta di circa 1050 euro, invece di 1300 euro che avrebbe preso andando in pensione di vecchiaia nel 2021.

Patrizia, invece, lavoratrice pubblica, di 64 anni e con 37 anni di contributi, dopo aver lavorato 44 anni e cresciuto 3 figli, troppo stanca per lavorare ancora ha optato per l’opzione donna per uscire prima. Stando ai calcoli fatti, il suo stipendio è di 1250 euro con opzione donna prenderà 880 euro, con la quota 100, fra un anno, avrebbe preso 1.040 euro e con la pensione di vecchiaia a 67 anni 1.100 euro. Si tratta, in entrambe i casi, di storie che dimostrano come molte lavoratrici possano arrivare ad essere davvero stanche di una vita passata a incastrare lavoro, figli, cura della famiglia, tanto da preferire pensioni ridotte fino anche a 300-400 euro pur di godere finalmente del meritato riposo.

Si tratta, però, di un sistema che potrebbe essere considerato anche non tanto giusto perché nascere donne non deve significare penalizzazioni solo perché ci si dedica a figli e cura della famiglia, e dover attendere finalmente il riposo a condizione di tagli di pensioni nonostante per una vita intera si siano fatti tanti sacrifici non è la soluzione migliore. Ottimale sarebbe andare completamente oltre l’opzione donna e definire sistemi che agevolino le donne nel loro percorso verso la pensione, senza penalità.  

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