Pensioni anticipate, uscire 7 anni prima con nuova legge in Dl Crescita. Ennesimo errore

L'intenzione con il nuovo emendamento sulle pensioni anticipate è di favorire il rinnovamento delle aziende, ma non è affatto detto che raggiunga l'obiettivo.

Pensioni anticipate, uscire 7 anni prima

In pensione 7 anni prima

 La direzione non è e non può essere quella giusta. Perché è arrivata la proposta ufficiale sulle pensioni per permettere di lasciare il lavoro 7 anni prima, con uno scivolo pagato però dall'azienda, attraverso un meccanismo chiamato contratto di espansione che prenderebbe il posto degli attuali contratti di solidarietà espansiva. Ma il rischio evidente, se l'emendamento dei relatori al decreto Crescita dovesse essere approvato, è l'ulteriore frammentazione del sistema della pensioni in Italia.

Già in questo momento ci troviamo davanti a un vero e proprio labirinto in cui i dubbi sono maggiori della certezza e non tutti godono gli stessi diritti e sono sottoposti alle stessi doveri. Questa nuova misura sulla pensioni anticipate crea un'ennesima corsia preferenziale con il risultato di aumentare le differenze tra lavoratori.

Pensioni anticipate, novità ufficiale, ma non per tutti

L'intenzione dei proponenti con il nuovo emendamento sulle pensioni anticipate è di favorire il rinnovamento delle aziende, ma non è affatto detto che raggiunga questo obiettivo. E per più di un motivo. In prima battuta per la platea ridotta dei destinatari e quindi per l'impatto limitato del provvedimento. La norma è pensata solo per le grandi aziende con più di 1.000 lavoratori che, nel contesto di un processo di rinnovamento tecnologico, potrebbero favorire l'uscita dei lavoratori più anziani con uno scivolo a proprio carico fino a 7 anni dalla pensione (oggi gli esodi incentivati sono di circa 2-3 anni perché costosi per le aziende), con un valore da rapportare alla pensione lorda maturata al momento dell'uscita.

Si tratta quindi di un tentativo dai risultati tutti da scoprire e che crea un solco tra lavoratori di grandi aziende e lavoratori di piccole e medie realtà (la maggior parte) in un comparto delicatissimo come quello delle pensioni.

In pensione 7 anni prima con il contratto di espansione

Si tratterebbe di una misura sperimentale valida per gli anni 2019 e 2020 e dovrà essere sottoscritto tra Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e organizzazioni sindacali più rappresentative. Il progetto di semplificazione delle norme sulle pensioni è ancora una chimera e lo sarebbe ancora di più nel caso di via libera a questa modifica.

Basti vedere il meccanismo cervellotico ipotizzato che prevede la facoltà per le aziende di ridurre l'orario di lavoro degli altri dipendenti e che può essere concordata fino al 100% ma anche integrata dalla cassa integrazione fino a 18 mesi anziché 24, in cambio assumere forze fresche.

Questo schema prenderebbe il posto della solidarietà espansiva e sarebbe anche piuttosto costoso. Il contratto espansivo per le pensioni costerebbe infatti 40 milioni di euro per quest'anno e 30 milioni di euro per il 2020. Oltre a dare la possibilità di anticipare le uscite dei più anziani, nel contratto andrebbe indicato il numero di nuove assunzioni a tempo indeterminato o con il contratto di apprendistato professionalizzante. Il rischio di scontentare tutti, beneficiari ed esclusi, è insomma evidente.

Iscriviti al nostro gruppo Facebook sulle pensioni per rimanere aggiornato su tutte le novità:
Ti è piaciuto questo articolo? star

Commenta la notizia
di Chiara Compagnucci pubblicato il