Pensioni Ape Volontaria, Assegno universale, Ape Social, Quota 41, Quota 100 in distinti tre momenti

Diverse novità per le pensioni da affrontare in momenti distinti: quali sono, temi in discussione previsti e attese

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Occorre fare chiarezza e non farsi false illusioni per capire quali potranno essere realmente le novità per le pensioni da subito fattibili e come potranno essere, con i limiti che dovrebbero essere apposti e quando potenzialmente, ma non sicuramente ci potrebbe essere un rilancio reale delle pensioni con quota 100, quota 41 rivista e l'assegno universale. E anche qui capire come potrebbero essere realizzati vito che nelle ultime notizie e ultimissime finora vi sono stati numerose tipologie sia di quota 100 che di asegni universli avanzati dalla verie parti.

Le attese per l’attuazione di novità per le pensioni potrebbero essere soddisfatte in momenti distinti. Stando a quanto riportano, infatti, le ultime notizie, novità per le pensioni con ape e assegno universale e ulteriori novità per le pensioni potrebbero essere affrontate in tre momenti differenti. In particolare:

  1. l’Ape Volontaria sarà definita nei suoi dettagli mancanti dal prossimo decreto attuativo in arrivo a settembre;
  2. modifiche e miglioramenti di Ape Social e Quota 41 ad essa collegata potrebbero arrivare con la prossima in Manovra finanziaria 2017-2018
  3. rilancio di assegno universale ed ulteriori importanti novità per le pensioni come quota 100 e una serie di accorgimenti per quota 41, per precoci e usuranti, potrebbe arrivare in occasione delle prossime elezioni.

Ape volontaria e decreto a settembre

Partendo dall’Ape volontaria, il relativo decreto attuativo pronto ad arrivare ormai a breve dovrebbe innanzitutto confermare la retroattività di entrata in vigore del provvedimento al primo maggio e definire tassi di interesse e condizioni delle polizze assicurative da considerare sulla rata di rimborso del prestito che sarà erogato al lavoratore per la sua uscita prima. Noti i requisiti necessari che ogni lavoratore dovrà aver raggiunto, al primo maggio scorso appunto, per accedere all’ape volontaria e che prevedono l’aver maturato almeno 20 anni di contributi e aver raggiunto un requisito anagrafico di 63 anni, l’attesa principale è per capire a quanto ammonterà il tasso di interesse da calcolare sulla rata di restituzione del prestito da restituire alle banche.

Il lavoratore che, infatti, deciderà di andare in pensione prima fino a tre anni con l’ape volontaria riceverà dalla banche, tramite erogazione dall’Inps, l’erogazione di un prestito che dovrà poi essere restituito con un piano di rimborso 20ennale e il calcolo dei tassi di interesse che le banche vorranno applicare rappresenteranno la condizione fondamentale per capire se andare in pensione prima con l’ape volontaria sarà conveniente o se sarà preferibile lavorare ancora qualche anno evitando di subire importanti decurtazioni sulla pensione finale.

E’ possibile, stando alle ultime notizie, che tra tassi di interesse e polizza assicurativa da stipulare a copertura dei costi in caso di premorienza del richiedente prestito, il costo complessivo della rata di rimborso del prestito possa essere compreso tra il 4,5% e il 4,7%, percentuale che da simulazioni effettuate non dovrebbe essere particolarmente penalizzante. La situazione, invece, cambierebbe nettamente se la percentuale salisse al 5%, 5,5% come ipotizzato da qualcuno.

Ape Social e Quota 41 in manovra finanziaria 2017-2018

Modifiche per novità per le pensioni con ape social e collegata quota 41 potrebbero poi arrivare con la prossima Legge di Stabilità 2017-2018. L’ape social, come sappiamo, vale per coloro che entro lo scorso maggio abbiano raggiunto 63 anni di età, non prevede costo ma può essere richiesta solo da persone appartenenti alle categorie cosiddette svantaggiate come disoccupati, invalidi e malati gravi, e usuranti. In particolare vale per:

  1. coloro che sono rimasti senza occupazione che abbiano maturato almeno 30 anni di contributi, a condizione di aver esaurito da almeno tre mesi tutti i sussidi di disoccupazione;
  2. invalidi che abbiano maturato almeno 30 anni di contributi e con una percentuale di invalidità dal 74% in su, e vale anche per parenti che assistono da almeno sei mesi parenti invalidi di primo grado, come figli o genitori, o coniuge convivente;
  3. gli usuranti che abbiano maturato 36 anni di contributi e svolgano una delle attività rientranti nella lista delle occupazioni faticose.

All’ape social è collegata la quota 41 ma che non sarà valida per tutti i precoci ma solo per gli appartenenti alle categorie di persone appena riportate e che abbiano maturato entro il 19esimo anno di età almeno un anno di contributi, anche non continuativo. Stando a quanto riportano le ultime notizie, con la prossima manovra finanziaria potrebbero arrivare eventuali novità per le pensioni relative all’ape social ma solo per le donne. Sembra, infatti, che l’esecutivo possa definire sconti contributivi in modo da permettere alle lavoratrici di maturare per tempo i requisiti pensionistici necessari per accedere all’ape social e uscire prima. Potrebbe tuttavia essere considerata una novità per le pensioni ancora una volta discriminante, considerando che potrebbe creare ulteriori privilegi visto che si rivolge solo alle donne.

Assegno universale e ulteriori novità per le pensioni con prossime elezioni

Solo in vista di prossime elezioni e inserite nella logica del consenso potrebbero essere rilanciate ulteriori novità per le pensioni legate ad assegno universale ma anche a quota 100 e miglioramenti per quota 41 per tutti senza alcun onere. Partendo dall’assegno universale, sono diversi i modelli, cinque in particolare, finora proposti e da discutere. Come confermano le ultime notizie, stiamo parlando di:

  1. assegno universale proposto dall’attuale maggioranza;
  2. assegno universale proposto dal centrodestra;
  3. assegno universale proposto dal Movimento 5 Stelle;
  4. assegno universale per le pensioni;
  5. assegno universale per i figli.

Partendo dall’assegno universale dell’attuale maggioranza, secondo le ultime notizie, dovrebbe essere di circa 400 euro e strettamente collegato alla ricerca attiva di una nuova occupazione o alla frequentazione di corsi di formazione professionale o di specializzazione. Anche l’assegno universale proposto dal centrodestra seguirebbe il modello annunciato dall’attuale maggioranza ma solo fino ad una certa età, diventando, da una certa età in poi, una sorta di scivolo verso la pensione finale. L’assegno universale proposto dai pentastellati avrebbe invece un valore di 780 euro valido per tutti coloro che in tarda età si ritrovano senza occupazione e che sono lontani dai requisiti pensionistici per la pensione finale. L’assegno universale per le pensioni sarebbe, invece, un aiuto economico in più per coloro che arrivati ad una certa età non riescono a raggiungere una pensione dignitosa, mentre l’assegno universale per figli sarebbe un aiuto di circa 200 per chi ha figli fino all’età di 26 anni, da calcolare ed erogare in base al valore Isee.

Passando, invece, alla novità per le pensioni di quota 100, anche in questo caso sono diverse le proposte in ballo presentate finora. Due in particolare: novità per le pensioni di quota 100 proposta del presidente della Commissione Lavoro, e novità per le pensioni di quota 100 proposta dal Carroccio. Partendo dalla quota 100 del presidente del Comitato ristretto per le pensioni, Cesare Damiano, in accordo con il sottosegretario Baretta, prevede la possibilità di andare in pensione prima partendo dalla base di 60 anni di età e 35 anni di contributi con oneri crescenti in base all’anno di uscita anzitempo dalla propria occupazione rispetto all’attuale soglia dei 66 anni e 7 mesi. Ma lascia al lavoratore la possibilità di scegliere quando andare in pensione purchè la somma tra età anagrafica ed età contributiva dia come risultato 100, il che significa che si potrebbe andare in pensione anche a 61 anni di età e 39 di contributi, 62 anni di anni di età e 38 anni di contributi, 63 anni di età e 37 anni di contributi e così via.

La quota 100 proposta dal Carroccio parte dallo stesso presupposto del precedente modello, cioè la necessità di raggiungimento di 100 come risultato della somma di età anagrafica ed età contributiva ma partendo da una base diversa, non più di 60 anni di età e 40 di contributi ma di 58 anni di età o 35 anni di contributi, per cui il lavoratore potrebbe scegliere di andare in pensione, per esempio, a 58 anni di età e 42 di contributi, a 59 anni di età e 41 di contributi, o con 35 anni di contributi e 65 anni di età, o con 36 anni di contributi e 64 di età, e così via.