Pensioni Donna:i sistemi già in vigore e in arrivo per uscire prima con aumento età nel 2018

Età pensionabile uguale per tutti il prossimo anno 2018 e novità per le pensioni in vigore e al vaglio per uscire prima

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Vi è al momento una sola certezza ovvero che nel 2018 l'età per andare in pensione delle donne aumenterà. Ma a fianco di questa certezza, vi sono almeno due sistemi e metodi per uscire prima, una che è una proroga e uno totalmente inedito che, nelle ultime notizie e ultimissime, si sta cercando di realizzare con la spinta da parte di differenti forze nel renderlo una novità per le pensioni davvero favorevole

Ancora fino al prossimo primo gennaio 2019 e quindi per tutto il prossimo 2018 l’età per andare in pensione per tutti, uomini e donne, resterà fissata a 66 anni e 7 mesi mentre le ultime notizie continuano a concentrarsi sui sistemi per uscire prima, soprattutto in riferimento a quelli allo studio in arrivo che andranno ad affiancarsi a quelli già in vigore.

Sistemi per uscita prima in vigore: quali sono e cosa prevedono

Sono già diversi, infatti, i sistemi già in vigore per uscire prima che, insieme all’opzione donna per l’uscita anticipata esclusivamente, in scadenza alla fine di questo mese ma che potrebbe essere ulteriormente prorogata, permettono a determinate persone di anticipare l’età pensionabile. Tra i sistemi per uscire prima già in vigore vi sono, infatti:

  1. il part time, che permette agli impiegati del settore privato di passare dall’impiego a tempo pieno all’impiego con orario ridotto, con conseguente riduzione dell'orario di lavoro del 40, 60%, e conseguente riduzione dello stipendio mensile, i contributi previdenziali, però, continuerebbero ad essere versati regolarmente, a patto di aver maturato almeno 20 anni di contributi e avere 63 anni e sette mesi entro il 31 dicembre 2018;
  2. pensione anticipata a 64 anni per impiegati dipendenti del settore privato, che abbiano maturato almeno 36 anni di contributi o 61 anni di età con 35 di contributi entro il 31 dicembre 2012, e per le impiegate che abbiano raggiunto 60 anni di età e 20 anni di contributi, sempre entro il 31 dicembre 2012, a condizione di essere regolarmente impegnati in una attività dipendente nel settore privato al 28 dicembre 2011;
  3. pensione anticipata per i militari, che possono andare in pensione a 57 anni e 7 mesi di età con 35 anni di contributi o avendo maturato 40 anni e 7 mesi di contributi indipendentemente dall'età anagrafica;
  4. pensione anticipata per dirigenti medici, ricercatori universitari e professori associati possono andare in pensione a 65 anni;
  5. pensione anticipata, dopo l’approvazione del Ddl Concorrenza, per tutti i lavoratori iscritti ai fondi delle singole casse di categorie, come avvocati, magistrati, medici, ingegneri, architetti, giornalisti, di anticipare l’età pensionabile fino a cinque anni nei casi di non occupazione da lungo tempo o di cessazione della propria attività. Per anticipare il momento della pensione basterà semplicemente chiedere il riscatto di quanto versato nel fondo fino al momento della richiesta di pensione finale.

Novità per le pensioni e sistemi per uscire prima in arrivo

Insieme ad ape volontaria e ape sociale e quota 41 ad essa collegata, già approvate in realtà dal precedente esecutivo ma ancora in attesa di entrare ufficialmente in vigore, con la firma apposta al decreto attuativo relativo l’ape volontaria solo qualche giorno fa da parte del premier e ulteriori possibili modifiche e miglioramenti in arrivo on la prossima manovra finanziaria, tra gli altri sistemi per uscire prima che potrebbero arrivare, secondo le ultime notizie, potrebbero esserci:
novità per le pensioni per i ragazzi, con una pensione di garanzia per i ragazzi che oggi sono per lo più impiegati in attività precarie e discontinue, che potrebbe essere estesa anche agli over 45, sotto forma di una sorta di assegno universale, a patto di aver maturato almeno 20 anni di contributi;
novità per le pensioni con sistema inedito di uscita a 62 anni di età per coloro che sono iscritti ai singoli fondi di comparto e che abbiano maturato almeno 20 anni di contributi.
novità per le pensioni di revisione del sistema delle attese vita, che potrebbero essere congelate al momento o bloccate solo per alcune categorie di lavoratori, come precoci e usuranti,, per poi definire sistemi di uscita in base alla tipologia di attività che si svolge;
novità per le pensioni per le donne.

Pensioni donna ape social: ipotesi al vaglio

Stando a quanto riportano le ultime notizie, nella prossima manovra finanziaria potrebbero arrivare novità per le pensioni di miglioramento delle condizioni di accesso all’ape social, soprattutto per le donne. L’ipotesi al vaglio dell’esecutivo sarebbe quella di riconoscere loro uno sconto contributivo di due, tre anni di contributi per il raggiungimento dei requisiti necessari per l’accesso all’ape social entro i tempi stabiliti. Ciò significherebbe allargare anche alle donne, insieme a disoccupati, lavoratori usuranti, malati gravi e invalidi, la possibilità di accedere all’ape social senza alcun costo, considerando che anche per questa categorie di persone, che si prendono cura della famiglia pur lavorando, è difficile seguire un regolare versamenti dei contributivi previdenziali.

Opzione donna: come funziona e prossima scadenza
 

Al vaglio dell’esecutivo, però, potrebbe esserci anche una ulteriore proroga dell’opzione donna, in scadenza il prossimo 30 settembre. L’opzione donna, come ormai ben sappiamo, è una novità per le pensioni sperimentale che permette alle donne lavoratrici sia statali che autonome e private di anticipare la propria età pensionabile rispetto all’attuale soglia anagrafica fissata a 66 anni e sette mesi. Per andare in pensione prima con l’opzione donna, i requisiti di pensione sono:

  1. per le lavoratrici statali aver raggiungo 57 anni di età;
  2. per le lavoratrici autonome e private aver raggiunto 58 anni di età;
  3. aver maturato, in entrambe i casi, almeno 35 anni di contributi maturati.

Coloro che decidono di anticipare il momento della pensione finale ricorrendo all’opzione donna dovranno, però, accettare di percepire un assegno finale fortemente ridotto rispetto a quello che avrebbero normalmente percepito. La decurtazione sulla pensione finale può arrivare anche al 25-30% e dipende dal fatto che l’assegno finale verrebbe interamente calcolato con metodo contributivo e non più con il vecchio e vantaggioso sistema retributivo.
 
Ricordiamo, che la domanda di richiesta per l’accesso all’opzione donna deve essere presentata all’Inps, direttamente online sul sito dell’Istituto di Previdenza, inserendo pin o spid; o può essere presentata, sempre all’Inps, tramite caf o patronato convenzionato.