Pensioni e lavoro, verità su donne numeri alla mano. Senza dimenticare quota 41, disabili, disoccupati, esodati

di Marianna Quatraro pubblicato il
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La posizione delle donne sempre più svantaggiata rispetto agli uomini sia per lavoro sia per pensioni, ma non si possono dimenticare anche altri gravi problemi che riguardano sia uomini che donne come le pensioni disabili, quota 41 o la piaga della disoccupazione.

La situazione lavorativa delle donne, ormai è ben chiaro, è sempre stata più svantaggiata rispetto a quella degli uomini e le stesse ultime notizie confermano anche come a parità di mansione lo stipendio delle donne sia inferiore a quello degli uomini. E così, in una società dove si dice si sia raggiunta la parità di genere, dove le donne, dati alla mano, sono sempre più istruite e in molti casi anche più capaci degli uomini, ecco che si ritrovano sempre un gradino sotto quel "sesso forte" che nonostante non debba esserlo più continua ad essere considerato tale solo per impostazione culturale. Eppure la situazione dovrebbe essere cambiata, l’emancipazione avrebbe dovuto contribuire ad una totale revisione di questa mentalità. Così non è e tanto quanto le donne sono svantaggiate a lavoro, tanto lo sono anche per le pensioni. Ma in questa occasione, occorre anche ricordare anche i gravi problemi sia sul lavoro che sulle pensioni per quota 41, precoci, usuranti, disoccupati o invalid o ancora gli esodati sia che siano uomini o donne.

Donne e lavoro: numeri e diseguaglianze

Secondo una recente indagine di Almalaurea, tra i laureati magistrali biennali, a cinque anni dal conseguimento del titolo, le differenze di genere sono significative e pari a 6,4 punti percentuali in termini occupazionali: il tasso di occupazione è pari all'84,6% per le donne e al 91% per gli uomini. Ma le differenze e le diseguaglianze non finiscono qui, perché, come accennato a inizio pezzo, emergono forti anche dal punto di vista retributivo: tra i laureati magistrali biennali che hanno iniziato l'attuale attività dopo la laurea e lavorano a tempo pieno, infatti, emerge che, a 5 anni, la differenza di stipendio è pari al 18,3% a favore dei maschi, con 1.675 euro netti mensili percepiti dagli uomini contri i 1.416 euro percepiti dalle donne. Inoltre, dalle ultime notizie Eurostat emergerebbe anche che nelle aziende italiane le donne guadagnano il 17,9% in meno degli uomini e, numeri alla mano, risulterebbe che le italiane lavorano gratis 66 giorni su 365.

E la situazione diventa ancor più difficile nei casi di donne che hanno figli, con i termini ‘famiglia’ e ‘maternità’ che non fanno altro che penalizzare. Stando alle ultime notizie riportate dall’indagine Almadiploma e Almalaurea, il differenziale occupazionale a cinque anni dalla laurea arriva a 24,5 punti percentuali tra quanti hanno figli e le differenze emergono anche nel confronto tra laureate, chi ha figli risulta penalizzata e, infatti, secondo i dati, a cinque anni dal conseguimento della laurea, il tasso di occupazione delle laureate senza figli è pari all'84,1%, con un differenziale di 18,4 punti percentuali rispetto alle donne con figli. La situazione appare davvero mortificante per tutte le lavoratrici, ancor più per le libere professioniste e lavoratrici autonome che insieme ad una precarietà lavorativa quando in dolce attesa sono soggette a totale mancanza di tutele e aiuti nei periodi di maternità. Una vera e propria sconfitta.

Donne e pensioni: lo svantaggio delle uscite anticipate

E le cose non vanno meglio sul fronte delle pensioni: con l’avvento della riforma Fornero, l’età pensionabile delle donne è stata equiparata a quella degli uomini. Tutti in pensione da quest’anno a 67 anni di età e con almeno 20 anni di contributi maturati. E nulla importa se nel corso della vita è stata una frenetica corsa tra lavoro, figli, cura di casa e famiglia. E poi le ultime novità pensioni, dalla quota 100 all’opzione donna che è vero che da una parte permettono di anticipare il momento della pensione e nel caso di opzione donna si può andare in pensione fino a dieci prima quasi rispetto ai requisiti richiesti dalla pensione di vecchiaia, ma dall’altra queste possibilità sono concesse a fronte di notevoli penalizzazioni.

Nel caso della novità di quota 100, stando a quanto riportano le ultime notizie, rispetto alle oltre 80mila domande presentate all'Inps, sono maggiori le domande presentate dagli uomini, circa 58.069 (72,5%), rispetto alle domande presentate dalle donne, circa 22.061 (27,5%). La situazione peggiora nel caso dell’opzione donna, misura sperimentale che da qualche anno consente alle lavoratrici dipendenti e autonome di andare in pensione, ma a condizione di accettare che la propria pensione finale venga calcolata esclusivamente con metodo contributivo, e non più retributivo, il che, stando a calcoli già effettuati, porta a riduzioni degli assegni finali fino al 30-40%.

Si rincorrono da tanto, troppo tempo, voci, annunci e declami, da parte di vari politici, vari governi, varie personalità che puntano a rivedere del tutto la legge per le donne, dalle pensioni alle tutele per il lavoro, tutti vogliono novità da tempo ma nessuno le ha mai definite precisamente e nessuno continua a farlo. Continuano ad essere solo parole.

E quota 41, disoccupati, disabili, invalidi da non dimenticare

E in questa occasione sia uomini che donne non si possono dimenticare anche gli altri problemi legati a uomini e donne ovvero ai disoccupati, soprattuto over 40-50, ma anche giovanissimi che fanno sempre più fatica a trovare un lavoro o di conseguenza la pensione rimane sempre un miraggio. E poi quota 41, persone che hanno lavorato per una vita, spesso precoci o protagonisti di lavoro usuranti, che ha 63 anni lavorano ancora sui ponteggi con tutti i rischi, come fin pure la morte, che raccontano le ultime notizie delle cronaca
E gli invalidi e disabili, quelli veri, che vivono con pensioni da 280 euro o al messimo da 700-800 con accompagnatore e cui al momento le tante promesse di aumento, sono rimaste solo promesse.

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