Pensioni e riforme, il sistema italiano insostenibile. Tutti i motivi

Sistema previdenziale italiano insostenibile per l’elevata spesa, lo stallo del mercato del lavoro e i problemi del Paese: la situazione e

Pensioni e riforme, il sistema italiano

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Mentre il governo approva la novità per le pensioni di quota 100, al via dal primo gennaio 2019, e sempre dal prossimo anno si prepara ad aumentare l’età per la pensione di vecchiaia per cui non serviranno più 67 anni di età e 20 anni di contributi ma 67 anni di età, ma sempre con 20 anni di contributi, e aumenteranno di un anno anche i requisiti per raggiungere la pensione anticipata, la situazione del sistema pensionistico italiano continua ad essere in grandi difficoltà. Nonostante nei mesi scorsi il presidente dell’Inps Boeri abbia più volte ribadito la buona salute del nostro sistema previdenziale, sembra che le ultime notizie smentiscano tale situazione.

Pensioni: il sistema italiano insostenibile

Secondo alcune riflessioni e considerazioni riportate dal giornalista Pietro Monsurrò, alla luce delle ultime notizie, secondo cui l’Italia avrebbe la più alta spesa previdenziale in rapporto al Pil in Europa, seconda solo alla Grecia, soprattutto grazie alle pensioni di reversibilità e causa di spesa previdenziale e spesa assistenziale decisamente elevate, sembrerebbe che il nostro sistema previdenziale sia decisamente insostenibile. Del resto, questo è uno dei motivi per cui ai tempi fu anche definita l’attuale legge pensionistica considerata decisamente rigida e, previ cambiamenti definitivi, destinata a diventarlo sempre più. Il grande problema di cui da tempo si parla, misura che tra l’altro spesso si è cercato di inserire nei piani di spending review, è quello della elevata spesa che deriva da spesa assistenziale e spesa prettamente per le pensioni, due voci che andrebbero decisamente distinte.

Pensioni: i motivi della insostenibilità del nostro sistema previdenziale

Non solo l’elevata spesa dovuta per spese assistenziali e spese previdenziali, da dividere come detto, ma anche una spesa di pensioni in alcuni casi esagerata e ingiustificata. Secondo Monsurò, infatti, la spesa previdenziale in Italia è il risultato di privilegi legali, soprattutto nel settore pubblico, sulle possibilità di pensionamento, dalle cosiddette baby pensioni quando si poteva andare in pensione anche sotto i 50 anni di età, ai calcoli retributivi della pensione, che sono arrivati ad erogare, chiaramente, trattamenti elevatissimi, cosa che d’ora in poi non sarà più possibile visto il passaggio dal retributivo al contributivo, senza considerare l’età sempre più in avanti oggi richiesta per andare in pensione e che porta allo stagno il mercato del lavoro, senza dare, di conseguenza nuova linfa al sistema previdenziale.

Si tratta di situazioni che, secondo alcune considerazioni, bloccano e rendono il tutto insostenibile perché non vi è movimento. Se, per esempio, il nostro Paese iniziasse a risolvere una serie di problemi, dall’elevato debito, all’elevata pressione fiscale, alla stabilità delle banche, al sistema di valorizzazione del capitale umano, alla burocrazia da rendere più rapida, allora potrebbe davvero rimettersi in modo e tornando, seppur piano piano a crescere, anche il sistema previdenziale diventerebbe sostenibile. Ma le prospettive, al momento, non sembrerebbero queste e se il sistema previdenziale continuerà a vertere nelle attuali situazioni il grande problema sarà delle generazioni future. Se il problema pensioni riusciranno mai ad averlo.

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