Pensioni, gli errori e le convinzioni sbagliate più comuni degli italiani

Quanto e cosa sanno davvero gli italiani delle pensioni e quali sono i gravi errori di cui sono convinti: ultime notizie e chiarimenti

Pensioni, gli errori e le convinzioni sb

Pensioni errori convinzioni sbagliate comuni italiani

Quanto ne sanno effettivamente gli italiani di regole pensionistiche e calcolo di pensioni? Quanto ne sanno sulle regole effettivamente in vigore tra riforma Fornero e ultime novità approvate? Stando a recenti indagini e studio, gli italiani ne sanno davvero poco e sono tante le convinzioni sbagliate in tema di previdenza e assistenza.

Pensioni: quanto ne sanno gli italiani

Stando alle ultime notizie emerse dai risultati della sesta indagine campionaria realizzata da Mefop, società costituita nel 1999 dal Ministero dell'Economia, partecipata anche da 95 fondi pensione, gli italiani ne sanno davvero poco in fatto di previdenza e sono tantissimi coloro che hanno anche una bassissima percezione della realtà relativa a previdenza e assistenza.

Quasi tutti pensano di dover percepire pensioni da fame, in moltissimi pensano che in età da pensione, se avranno problemi di salute, il sistema italiano non sarà in grado di prendersene cura. Si tratta di convinzioni che se in parte potrebbero risultare reali, in parte risultano invece sbagliate.

Inoltre, dall'indagine condotta, stando alle ultime notizie, è emerso che il 30% degli intervistati dice di non sapere quali sono le regole di calcolo della pensione finale con metodo contributivo e ben il 23% è ancora convinto che la pensione finale attualmente di calcoli prevalentemente o del tutto con metodo retributivo, mentre il 64% di chi lavora da più anni e per cui il calcolo della pensione si basa sul metodo retributivo-contributivo ha una convinzione sbagliata su quale sia il calcolo della propria pensione finale.

E’ bene sapere che al momento esistono tre sistemi di calcolo della pensione finale: retributivo, che si basa sulle ultime retribuzioni percepite dal lavoratore e vale per coloro che hanno maturato un’anzianità contributiva prima del 1996 e fino al 31 dicembre 2011 per poi essere sostituito dal sistema contributivo dal primo gennaio 2012; misto, che si basa sul metodo retributivo fino al 31 dicembre 1995 e sul metodo contributivo dal primo gennaio 1996 e vale anche per chi al 31 dicembre 1995 lavorava ma non aveva maturato 18 anni di contributi; e contributivo, che si basa sui contributi previdenziali effettivamente versati per chi ha iniziato dopo il 31 dicembre 1995.

Errate convinzioni su ultime novità pensioni

Andando oltre ciò che gli italiani erroneamente pensano di sapere sulle pensioni attuali, relativamente alle ultime novità pensioni approvate, come la quota 100 per andare in pensione a 62 anni di età e con 38 anni di contributi, solo il 26% degli interessati si dice non favorevole, il 24% dichiara di essere molto favorevole alla pensione anticipata per lo scambia generazionale a lavoro, e il 19% degli intervistati si dice favorevole alla possibilità di uscita prima ma contrario a far pesare sulle generazioni future attuali oneri pensionistici.

Tuttavia, nessuna pensa che a pesare sull’attuale spesa previdenziale sono i quasi quattro miliardi di spesa per il pagamento delle baby pensioni di coloro che sono andati in pensione prima ancora di aver raggiunto 50 anni di età negli anni dell’Italia, cioè negli anni ’80-’90-

Inoltre, dalle analisi a campione è anche emerso che l'87% degli intervistati è convinto che le pensioni future non saranno abbastanza consistenti da garantire ai futuri pensionati una vita agiata e dignitosa, il 73% non ha fiducia nella sanità pubblica ed è bassissima la percentuali di italiani che investe nella previdenza integrativa.

La previdenza integrativa e complementare potrebbe rappresentare una valida soluzione all’ansia di non arrivare a percepire (se mai ci si arriverà) una pensione ‘importante’ per una vita abbiente ma il 40% dichiara di non aver la possibilità economica di mettere da parte soldi nella previdenza complementare, il 25% non ha fiducia nei mercati finanziari, l'11% non ha una occupazione stabile tale da poter garantire il versamento continuo di soldi.  

Iscriviti al nostro gruppo Facebook sulle pensioni per rimanere aggiornato su tutte le novità:
Ti è piaciuto questo articolo? star

Commenta la notizia
di Marianna Quatraro pubblicato il