Pensioni, Legge Fornero nata da clamoroso errore statistico che continua tuttora

di Marianna Quatraro pubblicato il
Pensioni, Legge Fornero nata da clamoros

Pensioni Legge Fornero nata clamoroso errore statistico

Riforma pensioni Fornero nata da un clamoroso errore: perché si sarebbe potuta evitare e voci che pesano sul sistema pensionistico italiano

Nell’attesa di capire quali saranno le effettive novità per le pensioni della nuova Legge di Bilancio 2020 le ultime notizie riportano numeri di un report di Itinerari Previdenziali ( e non solo da loro) che riporta e spiega il clamoroso errore statistico che ha portato all’elaborazione della Riforma Fornero della pensioni tanto invisa e che continua tuttora, bloccando qualsiasi reale intervento in favore delle pensioni anticipate e non.

Se al posto dei dati ‘errati’ riportati dall’Istat, infatti, fossero stati resi noti dati corretti e se si fosse già operata una divisione tra spesa assistenziale e spesa previdenziale, come da anni ormai si auspica, oggi si avrebbero le risorse economiche necessarie (fino a oltre 100 miliardi di euro) per l’attuazione di interventi reali migliorativi per le pensioni e probabilmente, la Commissione europea, non avrebbe chiesto, nel 2011, l'intervento sulle pensioni che ha portato, appunto, alla Legge Fornero.

Ma andiamo con ordine e vediamo tutto nel dettaglio, passo dopo passo.

Numeri che spiegano sostenibilità pensioni

Stando alle ultime notizie del report di Itinerari Previdenziali, emergono percentuali diverse relative al rapporto spesa pensionistica sul Pil da parte di:

  • Itinerari Previdenziali, che basandosi sulla metodica del disciolto Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale, al netto della componente assistenziale (GIAS), riporta una percentuale al 12,87%;
  • Inps, dalla cui relazione annuale per l’anno 2018 è emerso che la spesa pensionistica al netto della componente assistenziale (GIAS) è pari al 12,01% mentre al lordo dell’assistenza è pari al 15,12%;
  • Ragioneria Generale dello Stato, secondo cui la percentuale sarebbe al 15,5% comprendente, però, spesa pensionistica e spesa assistenziale più pensioni delle Regioni e degli organi costituzionali;
  • Istat, secondo cui la percentuale sarebbe al 16,1% ( e comprende tutto)

Un giusto equililibrio è rappresentato, come spiegano gli esperti dal 12%-13% di rapporto tra spesa pensionistica e Pil.

Confrontando tali numeri percentuali, si può ben comprendere come il sistema previdenziale sia in sostanziale e equilibrio, perché al netto della componente assistenziale che pesa sulla spesa previdenziale in generale, la spesa pensionistica mostra chiaramente di reggere.

E’ il peso della spesa assistenziale, con percentuali che arrivano al 16,1% calcolato dall’Istat, che grava sul sistema ed è proprio da questa percentuale alta deriverebbe la riforma Fornero.

Dai Dati Istat 'errati' nasce Riforma Fornero e continuano problemi anche oggi

E' stata, infatti, proprio la relazione Istat uno dei motivi che avrebbe portato alla formulazione della Riforma Fornero delle pensioni, perchè quando la media europea del rapporto spesa pensionistica sul Pil era inferiore al 13%, la nostra, secondo l’Istat, si attestava al 16,1%.

La Commissione europea considerando la percentuale italiana nettamente più alta rispetto a quella della media europea chiese al governo misure urgenti per rimediare alla situazione. Tuttavia, quel 16,1% italiano dell'Istat che la Commissione europea ha valutato non era riferito alla sola spesa pensionistica ma era la somma percentuale di spesa pensionistica e spesa assistenziale, mentre il 13% della media europea era solo per la spesa per le pensioni.

Si è, dunque, verificato un errore di calcolo che ha portato allo squilibrio di cui oggi in Italia si pagano le conseguenze anche perchè, tuttora, il dato che viene considerato dall'Ue è quello dell'Istat e nessun altro.

 Il risultato è che anche senza la riforma Fornero, che sin dalla sua nascita si dice sia l’unica in grado di garantire sostenibilità finanziaria all’Italia, il sistema previdenziale avrebbe retto, a patto che si fosse davvero fatta una netta divisione tra spesa prettamente per le pensioni e spesa assistenziale.

Del resto, come spiega Itinerari previdenziali, se si facesse un calcolo a livello di nucleo familiare per le indennità assistenziali date  emergerebbe ben chiaramente che c'è chi prende molto più di quanto dovrebbe a livello assistenziale, senza considerare poi le diverse truffe ai danni dell'Inps.

E sono tutti costi che pesano sul sistema togliendo risorse alle pensioni vere e proprie.

Divisione spesa assistenza e previdenza e risparmi per interventi migliorativi

I numeri sono impietosi: stando alle stime, rivedendo i sistemi di calcolo di spesa per le pensioni di invalidità e simili non dovute e spesa assistenziale, si arriverebbe ad avere un risparmio di circa 130 miliardi di euro. Una cifra decisamente ingente che permetterebbe, sì, di approvare tutte quelle novità pensioni vere e proprie tanto auspicate per una effettiva revisione della riforma pensioni Fornero.

I risparmi deriverebbero dalla cancellazione di tantissime voci di spesa, considerando che, per esempio, l'Istat nei suoi calcoli ha inserito voci che non si riferiscono a pensioni vere e proprie come tutte le prestazioni assistenziali erogate anche da sistemi privati, pensioni indennitarie erogate dall’Inail, invalidità civili, indennità di accompagnamento e altre prestazioni, insieme a tutte le altre spese sostanzialmente assistenziali ma che rientrano sotto la voce pensioni, come pensione di cittadinanza, ape social, contribuzione per giovani e disoccupati e decontribuzione al Sud, ecc,

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