Pensioni novitÓ oggi mercoledý indagini stipendi sindacati e revisione e taglio M5S lanciato in emendamenti

Si torna a parlare di casi eclatanti su pensioni e stipendi dei sindacalisti dopo la nuova proposta di tagli dei pentastellati

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Tornano prepotentemente di attualità la questione su stipendi e pensioni dei sindacalisti dopo la presentazione da parte del M5S di un emendamento volto alla revisione delle pensioni sia degli ex sindacalisti che dei sindacalisti attuali e del loro calcolo. E tornano di attualità anche le vecchie inchieste fatte proprio su pensioni e stipendi dei sindacalisti. 

Novità pensioni emendamenti ufficiale: novità da M5S per taglio sindacalisti

Le ultime notizie confermano come tra gli emendamenti ufficiali presentati alle novità pensioni ve ne sia uno del M5S volto alla revisione del calcolo delle pensioni per i sindacalisti. La proposta di modifica avanzata dai pentastellati prevedere che la pensione dei sindacalisti venga calcolata esattamente come quella della categoria professionale di riferimento. Secondo quanto stimato già dall'Inps, se la pensione lorda dei sindacalisti si calcolasse seguendo le stesse regole di calcolo della pensione dei dipendenti pubblici, l’importo sarebbe decisamente più basso, oscillando, in media, dal 27% fino anche al 66% in meno rispetto a quanto attualmente questi lavoratori percepiscono. Meccanismo che, da una parte, prevederebbe tagli per chi percepisce queste pensioni, ma dall’altra significherebbe risparmi e ulteriori disponibilità economiche da poter impiegare per altre misure.

Proprio per stabilire una sorta di equità sociale, la proposta del M5S mirerebbe a rivedere i criteri di calcolo dei contributi figurativi, che sono a carico della gestione previdenziale di appartenenza, negli anni dell’aspettativa sindacale e il progressivo ricalcolo contributivo dell’assegno per chi già percepisce una pensione calcolata con il vecchio, e decisamente più vantaggioso, sistema retributivo, che, stando alle ultime notizie, per oltre il 50% deriverebbe dai contributi figurativi. Il privilegio dei sindacalisti, d'altronde, non ha una seria origine, considerando che si tratta di lavoratori che non appartengano ad una gestione previdenziale a sè stante.

Primo caso, gli stipendi dei sindacalisti e la lettera denuncia

Il primo caso eclatante sugli stipendi e le pensioni dei sindacalisti è stata l’inchiesta di due anni fa scaturita da una lettera pubblicata da un sindacalista che riportava numeri e cifre di stipendi e pensioni percepite dai sindacalisti e relativi nomi. Il dirigente sindacale ha svelato stipendi altissimi per Valeriano Canepari, ex presidente CafCisl Nazionale, di compensi per 97.170,00 euro di pensione, più 192.071,00 euro, a capo della Usr Cisl Emilia Romagna per un totale annuo, 289.241,00 euro; per Ennenegildo Benfanti, segretario generale nazionale Fnp Cisl, 225mila euro in un anno, di cui 143mila di pensione; per Pierangelo Raineri, gran capo della Fisascat Cisl, 237 mila euro grazie anche ai gettoni di presenza in Enasarco, più moglie e figlio assunti in enti collegati alla stessa Cisl.

Una volta pubblicata la lettera dei sindacalisti, ai tempi i sindacati corsero ai ripari e scrissero pubblicamente i loro guadagni. E, per esempio, Per Susanna Camusso, ex segretario della Cgil, si parlava di 3.850 euro netti al mese; per Maurizio Landini, oggi nuovo segretario Cigl, ai tempi della Fiorm, si parlava di ‘appena’ 2.250 euro netti al mese.

Alcuni dei nomi citati, è bene precisare, non fanno più parte dei sindacati ma alcuni dei problemi denunciati paiono ancora irrisolti, nonostante sia passato del tempo, a partire dalla questione del cumulo di cariche e lavori che, stando a quanto confermano anche le ultime notizie, non è mai stato preso realmente in considerazione. Tuttavia, questo stesso problema resta ancora, perché ancora oggi molti sindacati hanno diverse cariche e cumulano diversi stipendi e questo sarà un punto che certamente il nuovo segretario della Cgil Landini non potrà non toccare

Secondo caso, le pensioni dei sindacalisti

Altro caso eclatante che in qualche modo ritorno all'attualità dopo la proposta del M5S di taglio e revisione delle pensioni dei sindacalisti è proprio quello inerente il calcolo delle pensioni di coloro che fanno parte dei sindacati e il trucchetto per renderle più ‘sostanziose’. Il discorso parte da una sentenza della Corte dei Conti sui contributi da considerare nel calcolo della pensione dei sindacalisti sulla questione se la contribuzione aggiuntiva dovuta al ruolo sindacale dovesse essere considerata nella quota A come se si trattasse di una occupazione fissa o nella quota B, dove confluiscono i contributi di tutti i lavoratori pubblici e privati che esercitano un ruolo temporaneo e provvisorio, come quello appunto di un delegato sindacale.

Per la Corte dei conti, i contributi vanno nella quota B ma dai controlli Inps è chiaramente emerso, già tempo fa, come in realtà nei calcoli delle pensioni dei sindacalisti quei contributi siano stati calcolati nella quota A, rappresentando per tanti aumenti cospicui, per alcuni del 18,9%, per altri del 37,5%, per altri ancora del 55,5% e per alcuni anche del 62,5% fino al record. Ci si chiede, dunque, ora, se finalmente con la proposta del M5S, se sarà effettivamente considerata, qualcosa finalmente cambierà o continueranno ad esserci privilegi sempre e solo per alcuni e per pochi.

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