Pensioni novità oggi domenica reale problema permane ben oltre quota 100, quota 41 pensioni anticipate, opzione donna

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Spesa assistenziale Inps alle stelle: il nuovo resoconto dell’esperto di previdenza in Parlamento e cosa si dovrebbe fare

Pensioni novità e ultime notizie e ultimissime quota 100, quota 41, precoci, usuranti, opzione donna proroga, Ape Social 2019, pensioni anticipate oggi domenica 24 Febbraio: Il vero problema, la vera questione irrisolta di cui facciamo il punto oggi domenica 24 Febbraio 2019 sulle novità per le pensioni deve essere ricercata ben oltre quota 100 o le pensioni anticipate e opzione donna o la stessa Ape Social prorogata nel 2019.

E non sarebbe nemmeno un problema così grave, fare degli interventi per precoci e usranti molto più solidi e forti, come anche quota 41 per tutti.

Il vero problema è un altro e lo dicono i recenti numeri che nelle ultime notizie e ultimissime, anche un critico a questa riforma della Fornero, ha riportato in un nuovo studio e analisi spiegato in Parlamento che fa capire come le ultime novità per le pensioni non sono il vero problema a livello economico rispetto ad altre questioni che sono risapute da decenni e che peggiorano sempre di più e a cui nessun Governo ha mai voluto metetre mano.
SOTTO nell'articolo tutti i dettagli e le spiegazioni

Sono recenti le dichiarazioni dell'esperto di previdenza, Alberto Brambilla, sulla situazione dell'Inps e della gestione del welfare e conferma ancora una volta le sue preoccupazioni sulla spesa assistenziale nel corso di una seduta in Parlamento e le vogliamo riproporre oggi sabato, dopo le tante notizie della settimana sulle novità per le pensioni, tra cui la fine dell'analisi degli emendamenti e il via libera al testo e il il voto in Aula previsto per lunedì 25 Febbraio

Pensioni e resoconto Brambilla in Parlamento: ultime notizie e allarme spese assistenziale

Stando alle ultime notizie dal resoconto presentato da Brambilla in Parlamento per il sesto bilancio sul sistema previdenziale (sull’anno 2017) realizzato dal suo think thank, Itinerari previdenziali, le spese Inps prettamente assistenziali preoccupano e non poco. Brambilla parla di numeri decisamente elevati nell’ordine di 110,15 miliardi di euro spesi nel 2017 (+26,65 miliardi dal 2012) e che per quest’anno sono destinati ad arrivare a 120 miliardi per effetto dell’introduzione di reddito e pensione di cittadinanza. E queste novità confermano, secondo Brambilla, solo il fatto che con il passare del tempo, invece di attuare quella profonda e importante divisione necessaria e che servirebbe tra spesa prettamente pensionistica e spesa assistenziale, non fanno altro che crescere le spese assistenziali.

Brambilla ha, quindi, confermato come dal 2013 al 2017, la spesa pensionistica, sommata a quella assistenziale, abbia registrato un aumento medio dello 0,88%, e a preoccupare sono i numeri prettamente relativi all’assistenza, basti pensare che tra il 2012 e il 2017, il tasso di crescita dei trasferimenti assistenziali è stato pari al 5,32%, superando la crescita del Pil. E si tratta di numeri che devono essere necessariamente ridotti e che dovrebbero invitare a profonde riflessioni su come continuare a gestire previdenza e assistenza, per non rischiare che la tenuta dei conti diventi davvero insostenibile.

Il problema, dunque, non sono tanto le pensioni e neppure le forme di uscita anticipata come quota 100 o opzione donna, ma bensì la spesa per l'assistenza. Un problema che si conosce da anni e anni enessuno interviene. 

Pensioni novità, posizione Brambilla

Per quanto riguarda le ultime novità pensioni approvate, da quota 100 a opzione donna a pensioni anticipate con blocco delle aspettative di vita, l’esperto di previdenza si è sempre detto d’accordo con la novità pensioni di quota 100 anche se, come del resto confermano le ultime notizie, riteneva fosse meglio strutturarla in maniera progressiva, vale a dire partendo dal far uscire prima chi avesse accumulato più contributi, quindi riprendendo gli schemi di quota 104, 106, e così via, per arrivare alla quota 41 per tutti senza paletti e condizioni, permettendo a tutti coloro che avessero iniziato a lavorare sin da giovanissimi di andare in pensione a prescindere dall’età anagrafica ma avendo maturato almeno 41 anni di contributi.

Con particolare riferimento alla pensione delle donne, secondo Brambilla bisognerebbe pensare più che ad una misura sperimentale come l’opzione donna, limitata solo ad alcune, ad una forma di pensione ad hoc, che preveda, stando a quanto riportano le ultime notizie, anche una serie di facilitazioni, in modo da poter favorire le lavoratrici che nel corso della loro carriera professionale hanno conciliato anche la cura di famiglia e figli.

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