Pensioni novità, si preferisce il reddito di inclusione

Reddito di inclusione preferito a novità per le pensioni: ancora una volta approvate misure di indubbio vantaggio e non per tutti

Pensioni novità, si preferisce il reddit

Pensioni novità reddito inclusione preferito


Tra soddisfazioni e critiche, non sono tardate ad arrivare, è stato ufficialmente approvato il decreto attuativo relativo l'erogazione del reddito di inclusione rientrante nel Ddl povertà contenente misure di contrasto all'indigenza, misura per la quale, stando a quanto riportano le ultime notizie, saranno impiegati 20 milioni all'anno. Secondo quanto dichiarato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, si tratta di uno strumento di sostegno al reddito e inclusione sociale che impegna istituzioni e comunità locali a sostenere chi si ritrova a vivere in condizione di estrema difficoltà economica.

Ma la domanda che tanti si pongono è quanto davvero questo sostegno servirà per migliorare le condizioni di vita dei più indigenti e quanti potranno effettivamente accedere al reddito di inclusione tra i più bisognosi considerando i requisiti stringenti richiesti? Stanziamo ulteriori cifre sostanziose per l’attuazione del nuovo reddito di inclusione, in ogni caso, l’esecutivo ha dimostrato di considerare ancora altri provvedimenti sempre prioritari rispetto alle novità per le pensioni anche se, come spesso spiegato, nessuno di questi provvedimenti servirà davvero a rilanciare concretamente occupazione ed economica come farebbero le profonde novità per le pensioni.

Reddito di inclusione: per chi vale e requisiti

Circa 20 milioni di euro all’anno dunque per chi vive in condizioni di indigenza. Ma chi potrà effettivamente ricevere il nuovo reddito di inclusione? Le ultime notizie confermano che i requisiti per la possibilità di richiesta del reddito di inclusione prevedono:

  1. essere cittadini italiani o comunitari, o familiari di cittadini italiani o comunitari, non aventi la cittadinanza in uno Stato membro;
  2. avere regolare permesso di soggiorno o permesso di soggiorno permanente;
  3. avere asilo politico o protezione sussidiaria ma anche la residenza in Italia da almeno due anni;
  4. avere un reddito Isee di 6mila euro;
  5. impegnarsi nella ricerca attiva di un nuovo lavoro o nella frequentazione di corsi di formazione professionale per il reinserimento nel mondo occupazionale;
  6. presenza di figli minori, disabili in famiglia, o disoccupati;
  7. nuclei familiari monogenitoriali, come madre single;
  8. obbligo di mandare a scuola i propri figli.

L'importo reddito di inclusione avrà un valore compreso tra i 190 euro e i 485 euro massimi in caso di famiglie numerose e vale per una durata massima di 18 mesi e, come riportano le ultime notizie, trascorso questo periodo dovranno trascorrere almeno 6 mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo eventualmente chiedere di nuovo. Per ricevere il reddito di inclusione del valore di 485 euro mensili si potrà presentare domanda a partire dal primo gennaio 2018.

Reddito di inclusione preferito a novità per le pensioni

Il via libera definitivo da parte del governo Gentiloni al nuovo reddito di inclusione dimostra, come detto, ancora una volta la poca reale e forte volontà politica di attuazione delle novità per le pensioni. Ormai rimandate ancora una volta le profonde novità per le pensioni di quota 100 e quota 41 per tutti senza alcuna penalità, proprio perché considerate ancora troppo costose, richiederebbero rispettivamente tra i 7 e i 10 miliardi di euro e circa 5 miliardi di euro, sembrano, però, essere state rimandate anche ulteriori novità per le pensioni considerate fondamentali per una revisione concreta dell’attuale sistema pensionistico. E stiamo parlando della revisione del sistema delle aspettative di vita che, stando a quanto al momento previsto, porteranno l’età pensionabile a salire ulteriormente dal primo gennaio 2019, passando dagli attuali 66 anni e sette mesi a 67 anni.

Nonostante sia un tema di cui si diceva si dovesse discutere in questo periodo, con varie ipotesi al vaglio, dal congelamento momentaneo con definizione di ulteriori sistemi di uscita prima solo per alcune categorie di lavoratori come usuranti e precoci, al totale blocco successivo, difficilmente si tratta di un cambiamento pensionistico che arriverà davvero e soprattutto nel breve periodo, anche perché, come confermano le ultime notizie, il governo avrebbe già chiaramente detto no a questa novità per le pensioni.

Eppure la revisione delle aspettative di vita sarebbe il reale e profondo cambiamento che modificherebbe davvero le attuali norme pensionistiche, giacchè ne modificherebbe l’intero impianto, ma si sa ormai abbastanza bene quanto importanti sarebbero anche i vantaggi che novità per le pensioni di quota 100 e novità per le pensioni di quota 41 per tutti senza alcun onere sia da un punto di vista di rilancio occupazionale, soprattutto per i giovani, visto che riavvierebbero quel ricambio generazionale a lavoro al momento bloccato, con conseguenti novità positive anche per produttività e consumi, sia da un punto di vista di rilancio economico e in termini di risparmi, seppur si inizierebbero ad avere in maniera consistente solo nel medio-lungo periodo. Nonostante questa grande convenienza, si continuano a preferire altre misure, definite di volta in volta, mai definitive e per tutti che probabilmente, ancora una volta, non riusciranno a garantire i vantaggi sperati di miglioramento previsto. E si tratterà dell’ennesima misura che si rivelerà un fallimento e un inutile spreco di soldi in un momento in cui, tra l’altro, le disponibilità economiche sono anche molto esigue.
 







Ti è piaciuto questo articolo?





Commenta la notizia
di Marianna Quatraro pubblicato il