Pensione anticipata per uscire subito adesso 3 anni prima con contributivo. E recuperare contributi

Andare in pensione prima fino a tre anni con la pensione anticipata contributiva: cos’è, cosa prevede e cosa c’è da sapere

Pensione anticipata per uscire subito ad

Pensioni anticipata contributiva uscita tre anni prima


In attesa di quello che avverrà per le pensioni, si può già uscire 3 anni prima utilizzando il metodo contributivo. Molto importante è poi riuscire a riscattare tutti i contributi, prima che vada in prescrizione e anche questo si può fare più facilmente ora

Si continua a parlare di necessità di novità per le pensioni che abbassino i requisiti attualmente richiesti per collocarsi a riposo e rendano meno rigidi gli attuali. Si tratta di un terreno di scontro che continua ad essere ancora molto vivo, nonostante siano mesi, se non anni, che se ne parla. Eppure, indipendentemente da una totale revisione delle attuali norme pensionistiche che il nuovo governo vorrebbe, vi sono alcune possibilità di uscita prima anche oggi. Si può, per esempio, andare in pensione a 63 anni invece che a 66 con la pensione anticipata contributiva. Come si calcola e quali sono le regole da seguire per il pensionamento anticipato contributivo puro?

Pensione anticipata contributiva: come funziona

La pensione anticipata contributiva è una possibilità che consente ai lavoratori di anticipare di tre anni l'uscita dal lavoro, abbassando il requisito anagrafico richiesto e portandolo dagli attuali 66 anni e sette mesi a 63 anni e sette mesi con almeno 20 anni di contributi maturati e a condizione che l'assegno pensionistico sia di almeno 2,8 volte l'importo dell'assegno sociale, che viene rivalutato sulla base della variazione media quinquennale del prodotto interno lordo (Pil) nominale, calcolata dall’Istat, con riferimento al quinquennio precedente l'anno da rivalutare. L’assegno sociale per quest’anno 2018 ha un valore di 453 euro, per cui l’importo della prima rata della pensione deve essere superiore a 1.268,40 euro. E’, dunque, plausibile dire che può andare in pensione anticipata contributiva solo chi ha avuto carriere con retribuzioni medio-alte.

Pensione anticipata contributiva: calcolo dell’assegno finale

Se per poter accedere alla pensione anticipata contributiva bisogna percepire una pensione di almeno 2,8 volte l'importo dell'assegno sociale, il calcolo dell’assegno delle pensioni si basa sul monte contributivo del richiedente da moltiplicare per il coefficiente di trasformazione, che varia in base all’età del lavoratore e della data in cui si decide di uscire. A tal proposito è bene chiarire che anche i coefficienti di trasformazione per il calcolo della pensione sono stati aggiornati per il 2019 e sono stati abbassati, per cui chi nel 2019 deciderà di andare in pensione anticipata contributiva percepirà una pensione finale più bassa di circa l’1%.

E recuperare contributi

Buone notizie per le pensioni visto che gli importi saranno adeguati all'aumento del costo della vita Istat e torneranno a salire automaticamente grazie alla perequazione automatica delle pensioni bloccata dopo l’entrata in vigore della riforma Fornero e reintrodotto dalla legge 174/2013. Sono molti allora quelli che stanno cercando informazioni relative al funzionamento delle prescrizioni dei contributi non versati. Per riscattare i contributi non versati il lavoratore dovrà segnalare la situazione all’Inps, chiedendone la regolarizzazione. Operazioni che possono essere condotte semplicemente sul portale dell’Istituto. Bisogna inoltre sapere che le prescrizioni per i contributi non versati scattano dopo cinque anni. Per calcolare questo periodo bisogna prendere in considerazione il momento in cui il versamento dei contributi necessari per il calcolo della pensione finale sarebbe dovuto avvenire. Nel caso in cui, entro i cinque anni precedenti alla prescrizione, il lavoratore non richiede i contributi mancanti, allora si potranno considerare persi. Nel caso in cui, però il mancato versamento non sia riconducibile a una cattiva condotta da parte del contribuente ma sia responsabilità del datore di lavoro, il termine della prescrizione sale a dieci anni. Ovviamente è necessario che il lavoratore abbia denunciato il fatto. In questo caso sarà l’Inps a procedere con il recupero dei contributi dovuti.