Quota 100, come raggiungere i 38 anni di contributi con la contribuzione mista. Calcolo, esempi

Come funziona il calcolo della pensione con quota 100 con versamento di contributi misti: regole da conoscere e seguire

Quota 100, come raggiungere i 38 anni di

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Andare in pensione con la novità di quota 100 prevede l’obbligo di raggiungimento di specifici requisiti che sono 62 anni di età e 38 anni di contributi e per chi decide di andare in pensione con la quota 100, come confermato dalle ultime notizie, non è prevista alcuna penalizzazione. Tuttavia, per effetto di un minor numero di contributi versati rispetto ai normali requisiti pensionistici per la pensione di vecchiaia, gli assegni finali con la quota 100, secondo alcuni calcoli, dovrebbero comunque essere inferiori rispetto a quelli che si percepirebbero se si maturassero i requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia a 67 anni.

Andare in pensione con quota 100: contributi da calcolare

Per raggiungere i 38 anni di contributi necessari per la pensione di quota 100, è possibile ricongiungere in maniera gratuita tutti i proprio contributi versati nelle diverse gestioni previdenziali e anche cumularli, riunendo i periodi contributivi maturati nelle diverse gestioni e calcolando la quota di trattamento maturato presso ogni cassa secondo le regole prevista da ognuna di esse, sia in maniera contributiva sia in maniera retributiva. Per la quota 100, però, il cumulo vale solo per i contributi previdenziali versati nelle gestioni Inps, con esclusione e non in altre Casse professionali.

Calcolo quota 100 con contribuzione mista: esempi

Per fare un esempio di valorizzazione di una contribuzione mista ai fini della pensione con quota 100, prendiamo il caso di Laura, una lavoratrice di 64 anni di età e con 37 anni di contributi nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, gestione che riconosce i trattamenti pensionistici di invalidità, vecchiaia e superstiti alla generalità dei lavoratori dipendenti del settore privato, e un anno di contributi versati nella gestione separata dell'Inps, sommando i contributi delle due gestioni raggiunge i 38 anni di contributi necessari per andare in pensione con la quota 100.

Prendendo il caso di un lavoratore che ha 62 anni di età e 38 anni di contributi nello Stato e due anni di contributi versati alla gestione separata, raggiungendo e superando il requisito contributivo richiesto dalla quota 100, vale a dire 38 anni che il lavoratore in questione ha maturato già solo versando contributi allo Stato, ha la possibilità di decidere se farsi liquidare contestualmente alla pensione maturata con i contributi statali anche la quota di pensione maturata sulla gestione separata.

Prendendo poi il caso di un lavoratore con 62 anni di età e 35 anni di contributi versati allo Stato e altri quattro anni di contributi versati nel privato ha la possibilità di decidere di andare in pensione con quota 100 perché la riunione di tutti gli anni di contributi versati supera il requisito dei 38 anni richiesti dalla novità di quota 100.

Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti del settore privato, le ultime notizie Inps chiariscono, inoltre, come per l’accesso al cumulo bisogna aver maturato almeno 35 anni di contributi, senza considerare i periodi di malattia, disoccupazione o altre simili prestazioni, per cui se un lavoratore non possiede 35 anni di contributi nel FPLD al netto dei periodi di malattia, disoccupazione e/o prestazioni equivalenti può calcolare i contributi versati nelle altre gestioni previdenziali interessate dal cumulo. E per il calcolo le regole sono esattamente quelle sopra riportate che valgono per il calcolo della pensione con cumulo.

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di Marianna Quatraro pubblicato il