Quota 100 decreto ufficiale attuativo, regole ufficiali. Approvato oggi in Consiglio dei Ministri

Quali sono le regole ufficiali per andare in pensione prima con la quota 100: approvata finalmente la novità pensioni tanto attesa ma diversa dalle aspettative

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E’ stato finalmente approvato oggi giovedì 17 gennaio il decreto ufficiale per le pensioni contenente anche il provvedimento relativo all’avvio del reddito di cittadinanza. Quali sono, dunque, le regole della novità pensioni di quota 100 riportate nel decreto ufficiale?

Pensioni quota 100: regole decreto attuativo

L’approvazione ufficiale del decreto pensioni conferma le regole finora anticipate relative alla novità pensioni di quota 100, soluzione pensionistica universale, come l’aveva definita l’ex ministro del Lavoro Poletti, che permetterà di andare in pensione a 62 anni di età e con 38 anni di contributi. Ma non a tutti e non a tutti nello stesso tempo. E non sarà una misura strutturale ma, al momento, valida solo tre tre anni. I tempi di uscita saranno diversi per lavoratori privati e pubblici: per i primi che abbiano maturato i requisiti richiesti entro il 31 dicembre 2018 ci sarà la possibilità di iniziare ad andare in pensione a partire da aprile 2019. Al via le domande di pensionamento già a breve. Chi matura i requisiti dopo tale data dovrà aspettare ulteriori tre mesi per andare in pensione per effetto della finestra trimestrale.

Tempi ancora più lunghi per i lavoratori pubblici che potranno iniziare ad andare in pensione con la quota 100 dal primo luglio se maturati i requisiti entro il 31 marzo 2018. Chi li matura dopo tale data dovrà attendere ulteriori sei mesi. Questo è, infatti, il tempo che la Pubblica Amministrazione ha stabilito come preavviso da dare in modo da permette l’organizzazione di nuovi concorsi volti ad assumere nuovo personale.

I tempi si allungano ancora per i lavoratori della scuola per cui valgono comunque i sei mesi di preavviso da sommare alla finestra trimestrale ma fermo restando la possibilità di andare in pensione da settembre. L’anno scolastico, infatti, non coincide con l’anno solare ed è necessario garantire la continuità scolastica. E’ stato, inoltre, confermato il divieto di cumulo mentre ai fini del raggiungimento della quota 100 si potranno considerare alcuni contributi figurativi.

Per quanto riguarda il Tfr, il decreto prevede per il pubblico impiego la liquidazione del trattamento di fine rapporto solo una volta maturati i normali requisiti pensionistici richiesti. Inoltre, in base a disposizioni precedenti, l’erogazione del Tfr per i lavoratori del pubblico impiego viene scaglionata fino a tre rate annuali, in base all'importo maturato. Con questo meccanismo, un dipendente pubblico che ha deciso di andare in pensione prima con quota 100 percepirebbe il Tfr solo 5 anni dopo il pensionamento.

Tuttavia, si attende la decisione della Corte Costituzionale, che dovrebbe arrivare dopo aprile, su una ordinanza del Tribunale di Roma proprio sul differimento del Tfr in base alle regole attuali, che inevitabilmente avrebbe ricadute pesanti su quota 100. Se, infatti, la Corte dovesse riconoscere la liquidazione del Tfr nel momento stesso in cui un lavoratore va in pensione, il governo dovrebbe trovare le necessarie coperture per garantire tale erogazione.

Decreto pensioni: le altre novità

Non solo novità pensioni di quota 100: stando a quanto confermano le ultime notizie, infatti, sarebbe stato approvato, e in maniera retroattiva, il blocco delle aspettative di vita per i requisiti della pensione anticipata che restano quest’anno pertanto fermi a 42 anni e dieci mesi di contributi per gli uomini e a 41 anni e dieci mesi di contributi per le donne. Confermata anche l’estensione dell’opzione donna per le lavoratrici dipendenti nate entro il 31 dicembre 1960 e per le lavoratrici autonome nate entro il 31 dicembre 1959 che abbiano maturato 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2018.