Quota 100 oggi mercoledì i racconti di chi ha fatto domanda. I motivi per uscire prima

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Le storie di chi ha presentato già domanda di pensione con quota 100 e perché: quando conviene ed è vantaggiosa la novità

La possibilità di andare in pensione con la novità di quota 100, per cui sono richiesti 62 anni di età e 38 anni di contributi, a qualcuno ha fatto tirare un sospiro di sollievo, permettendo di anticipare l’uscita di ben 5 anni rispetto ai requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia, cioè 67 anni di età a partire dal primo gennaio 2019 e almeno 20 anni di contributi. E le domande per andare in pensione con quota 100, secondo le ultime notizie ad oggi mercoledì, continuano ad salire. L’ultimo calcolo parlava di ben 60mila domande quasi di uscita con quota 100.

Quota 100: racconti di chi ha già fatto domanda

Tra le migliaia di persone che hanno deciso di presentare domanda per andare in pensione con la quota 100 c’è il signor Dino Da Lio, 65 anni compiuti e oltre 42 di servizio, insegnante di elettronica in un istituto tecnico a Mestre che ha ammesso di essere stanco di continuare a studiare e aggiornarsi soprattutto quando è la scuola stessa a non sostenere gli insegnanti e ha deciso di andare in pensione con la quota 100 per lasciare spazio ai giovani, godersi il meritato riposo e finalmente viaggiare.

La novità pensione di quota 100 è stata decisamente positiva anche per una commessa di un supermercato di Monza di 62 anni e con 38 anni di contributi che ha fatto domanda per stare finalmente più tempo a casa il fine settimana e dedicarsi ai suoi nipoti. Per andare in pensione di vecchiaia avrebbe dovuto aspettare altri cinque anni, ma ha scelto di andare in pensione prima con quota 100 ad aprile perdendo circa il 20%, riduzione per cui ammette che ne vale la pena, non dovendo più sacrificare tempo alla sua famiglia e alle sue passioni.

La quota 100 ha fatto poi letteralmente tirare un sospiro di sollievo a quanti, quasi vicino alla pensione, erano rimasti senza lavoro. E’ il caso, per esempio, di un ex portiere di albergo, 62enne e con 38 anni e sette mesi di contributi, che da luglio del 2017 è senza lavoro, vive solo con la Naspi, che però ogni mese si riduce e che gli sarebbe stata corrisposta fino al mese di luglio. Se non fosse stata approvata la quota 100, ancora per cinque anni avrebbe dovuto reinventarsi di continuo per cercare lavoretti che gli permettessero di vivere fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia, ma grazie alla quota 100 avrà la certezza di una pensione di circa 1.164 euro al mese, rispetto ai 600 euro di Naspi.

Altro racconto della quota 100 vista come una sorta di ‘rinascita’ è quello di un disoccupato di Roma, che lavorava in un ufficio postale, di 63 anni e 40 anni di contributi, che rimasto senza lavoro, invece di dover aspettare altri quattro anni per la pensione di vecchiaia, può andare in pensione con la quota 100 anche se avrà una pensione di ben 400 euro in meno rispetto a quanto avrebbe percepito aspettando la pensione di vecchiaia.

In pensione con quota 100: perché sceglierla

Dai racconti appena riportati emerge chiaramente come la novità pensioni di quota 100 possa aver significato un grande vantaggio per alcune persone, e soprattutto per i disoccupati che invece di doversi arrangiare con soldi della disoccupazione o lavoretti occasionali, possono avere la certezza di una pensione ogni mese, anche se magari inferiore rispetto a quella che avrebbero percepito andando in pensione a 67 anni. In questi casi, infatti, la riduzione dell’importo della pensione, certa però ogni mese, compete con cifre irrisorie e non certe che i lavoratori rimasti senza occupazione avrebbero percepito fino alla pensione di vecchiaia, il che dimostra chiaramente come la quota 100 sia vantaggiosa in tali casi.

In altri casi, è bene che prima di presentare domanda di quota 100, si facciano dei calcoli di quanto si percepirebbe scegliendo la novità di quota 100 e quando raggiungendo la pensione di vecchiaia in modo da capire se e fino a che punto è effettivamente conveniente andare in pensione prima. Se, infatti, la riduzione sull’assegno finale è alta e significativa, dopo una intera vita di lavoro e sacrifici sarebbe sprecato andare in pensione prima. Ma poi, chiaramente, ogni caso e ogni storia è a sé stante.