Riforma delle pensioni, gli scenari possibili tra quale età pensionabile e ulteriori

La quota 100 con base a 64 anni di età e 36 di contributi lo novità per le pensioni più fattibile: gli altri scenari

Riforma delle pensioni, gli scenari poss

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Quota 100 e non solo: il governo continua a discutere delle novità per le pensioni da inserire nella prossima Legge di Bilancio e nonostante il dibattito pensionistico vada avanti da tanto non si è riusciti ancora a trovare la quadra in merito. L’unica certezza in merito alle pensioni che al momento si ha è che a partire dal primo gennaio 2019 l’età pensionabile salirà passando dagli attuali 66 anni e 7 mesi a 67 anni. Un anno in più anche per la pensione anticipata, con gli anni di contributi necessari che passeranno da 42 anni e 10 mesi per gli uomini o 41 anni e 10 mesi per le donne, rispettivamente, a 43 anni e 10 mesi e a 42 anni e 10 mesi.

Riforma delle pensioni: la quota 100 la più accreditata

Sono mesi ormai che si va avanti pensando alla novità per le pensioni di quota 100 come la quasi certa da far entrare in vigore dal prossimo anno. La quota 100 permetterebbe a chiunque lo volesse di andare in pensione prima purchè la somma di età anagrafica ed età contributiva dia come risultato, appunto, 100. L’idea è quella di prevedere come base di partenza i 64 anni di età e 36 anni di contributi. E’ stato precisato come questa novità per le pensioni non andrà a rivoluzionare totalmente l’attuale legge Fornero ma si porrà come una sorta di compromesso per tutti coloro che decideranno di andare in pensione prima.

Ma stando a quanto riportano le ultime notizie, andare in pensione con la novità per le pensioni di quota 100 potrebbe comportare una riduzione dell’assegno finale di circa l’8%, circa 200 euro, e se un 30enne andando in pensione con l’attuale riforma pensioni percepirebbe un assegno di 1.305 euro, con la quota 100 prenderebbe 1.112 euro; mentre un 40enne andando in pensione con le attuali norme pensionistiche percepirebbe 1.308 euro, mentre con la quota 100 avrebbe 1.255 euro. La novità per le pensioni di quota 100 così formulata, tuttavia, costerebbe non poco allo Stato e considerando le esigue disponibilità finanziarie, per cambiare le pensioni si pensa anche ad altri scenari possibili.

Riforma delle pensioni: gli altri scenari possibili

Per evitare costi esagerati, la novità per le pensioni di quota 100, se effettivamente approvata così come anticipano le ultime notizie, dovrebbe prevedere la base di partenza formulata dalla Lega, vale a dire quella dei 64 anni di età e 36 anni di contributi e una serie di paletti che sono stati già indicati, come la possibilità di poter considerare ai fini contributivi pensionistici solo due anni di contributi figurativi. In questo modo, viste le condizioni poste, si ridurrebbe il numero di potenziali pensionati con la quota 100 e per tanti sarebbe proprio questo lo scenario più fattibile e che comporterebbe costi nettamente inferiori rispetto alle altre novità per le pensioni ancora al vaglio.

Altro scenario possibile, stando alle ultime notizie, sarebbe quello di estensione della novità per le pensioni di quota 41, che permetterebbe a tutti i lavoratori precoci che hanno iniziato a lavorare sin da giovanissimi (e non solo alle categorie di lavoratori attualmente indicati) di andare in pensione avendo maturato almeno 41 anni di contributi e senza necessità di raggiungimento di alcun requisito anagrafico. Insieme all’estensione della quota 41 a tutti, che però sarebbe anch’essa particolarmente gravosa da un punto di vista economico visto che si parla di circa 18 miliardi di euro totali, vi sarebbe la possibilità di abbassamento dell’età pensionabile a 65 anni, indipendentemente dai contributi maturati, che dovrebbe prevedere un costo di circa 10 miliardi di euro per il 2019 che salirebbero a 16,5 miliardi nel 2028.


 

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