Riforma pensioni 2023, idee e proposte pi¨ realistiche per uscita anticipata e importi

di Marianna Quatraro pubblicato il
Riforma pensioni 2023, idee e proposte p

Riforma pensioni proposte realistiche uscita anticipata importi

FlessibilitÓ in uscita per tutti, misure specifiche per donne e giovani, quota 41 per tutti: proposte in discussione per riforma pensioni 2023

Crisi economica prima, caro energia poi e conflitto russo-ucraino sono le questioni che negli ultimi tempi si discutono in maniera proprietaria e, considerando le conseguenze che la guerra sta provocando, è fondamentale riuscire a definire interventi che possano sostenere famiglie e imprese, come il governo sta facendo, ma sarebbe necessario, secondo diverse forze politiche e i sindacati, riprendere anche le discussioni su una riforma pensioni 2023 cruciale ma al momento in stallo.

A inizio anno erano stati avviati primi tavoli di confronto tra governo e sindacati per definire le novità pensioni al via, teoricamente, dal prossimo anno 2023, ma poi interrotti. In discussione, flessibilità in uscita per tutti, maggiore attenzione da dedicare ai lavoratori fragili, giovani e donne e incentivi per la previdenza complementare. Vediamo allora quali sono al momento idee e proposte più realistiche per uscita anticipata e importi.

  • Riforma pensioni 2023 idee per flessibilità per tutti e misure giovani e donne
  • Le proposte dei Sindacati per riforma pensioni 2023
     

Riforma pensioni 2023 idee per flessibilità per tutti e misure giovani e donne

Sono diverse le idee in ballo per una riforma delle pensioni 2023 e dal governo anche diverse le proposte. Ad unire tutti certamente è l’esigenza di una maggiore flessibilità in uscita per tutti, per uscire prima rispetto ai requisiti pensionistici attualmente richiesti dei 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi per la pensione di vecchiaia.

Diverse, però, sono le idee sul tavolo: inizialmente la posizione certa del governo era quella di non prorogare oltre il 2022 la quota 102, che quest’anno ha sostituito la quota 100, per permettere di andare in pensione prima a 64 anni di età e con 38 anni di contributi. Tuttavia, ad oggi, la proroga non è da escludere del tutto.

La maggiore flessibilità in uscita per tutti prevederebbe un abbassamento dell’età pensionabile ma con penalizzazioni, seppur minime, per ogni anno di uscita prima, e piccoli tagli sull'assegno finale in cambio di uno sconto sull'età pensionabile.

Ma le idee del governo per la riforma pensioni 2023 non si fermano alla maggiore flessibilità in uscita per tutti. Sul tavolo delle novità pensioni anche:

  • proroga e ampliamento di opzione donna e ape social;
  • misure per sostenere le pensioni dei più giovani, con istituzione di pensione di garanzia;
  • misure per sostenere le pensioni delle donne lavoratrici e mamme, con una riduzione dei requisiti di anzianità contributiva necessari per maturare il diritto alla pensione che potrebbe essere di un anno per ogni figlio fino a un massimo di 36 mesi e si tratterebbe di una riduzione valida anche per le donne lavoratrici madri adottive; 
  • Tfr da destinare ai fondi pensione incentivando la previdenza complementare.

Le proposte dei Sindacati per riforma pensioni 2023
 

I sindacati puntato su proposte di flessibilità in uscita a partire dai 62 anni di età o con 41 di contributi per tutti a prescindere dall'età, permettendo ai lavoratori di scegliere quando andare in pensione senza penalizzazioni per chi ha iniziato a versare prima del 1996.

Quota 41 per tutti è una proposta avanzata dai sindacati per permettere a tutti, o meglio, a chiunque lo voglia, andare in pensione prima dei 62 anni nel 2023 a condizione solo di aver maturato almeno 41 anni di contributi. 

E si tratta di una proposta, spiegano i sindacati, realistica e che permetterebbe anche di superare definitivamente sia lo scalone della riforma Fornero e sia le rigidità di alcune misure di pensionamento anticipato. 

Al centro delle proposte dei sindacati per una riforma delle pensioni 2023 i giovani, che rappresentano la categoria di persone che saranno maggiormente penalizzate in futuro con assegni che al momento si prospettano decisamente bassi.

Per loro la proposta di andare in pensione a 64 anni di età a condizione che l’importo dell’assegno sia di almeno 1,5 volte il minimo pensionistico e non più di 2,8 volte il minimo pensionistico, importo considerato troppo elevato.

Per evitare futuri anziani ‘poveri’, i sindacati propongono anche di valorizzare i contributi e riconoscere, per esempio, ogni anno di lavoro un anno e mezzo di contributi per chi avrà una pensione al di sotto di una soglia dignitosa, a cui aggiungere i contributi degli anni di formazione certificata, la nascita dei figli (con un anno di contributi per figlio) ed eventuali anni della Naspi, in modo da sommare tutti i contributi comunque accumulati nel corso della vita per raggiungere una pensione finale adeguata.