Riforma pensioni, con assegno prima e uscita anticipata importi inferiori. E quattordicesima adesso

Cosa prevedono quota 100 e quota 41 per andare in pensione prima: regole, vantaggi e svantaggi. Cosa c’è da sapere

Riforma pensioni, con assegno prima e us

Pensioni pro contro quota 100 41 ipotesi


Tanto, molto ruota intorno alla pensioni, alla riforma e alle novità. Ora arriva la quattrodicesima di Luglio, ma tutti gli occhi sono puntati sui cambiamenti che ci potrebbero essere e all'ipotesi in corso.
 

Tra le priorità del nuovo governo M5S-Lega c’è certamente la revisione dell’attuale riforma delle pensioni Fornero ripartendo dalle quote, da quota 100 a quota 41. In cosa consistono le novità per le pensioni appena riportate e cosa dovrebbero prevedere?

Pensioni: pro e contro quota 100

Partendo dalla quota 100, da sempre auspicata dal leader della Lega Salvini e dal neo ministro del Lavoro Di Maio, si tratta di una possibilità di andare in pensione prima rispetto agli attuali requisiti richiesti, cioè a 66 anni e sette mesi o con 42 anni e tre mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e tre mesi di contributi per le donne, purchè la somma di età anagrafica ed età contributiva dia come risultato 100. Le ipotesi del nuovo governo prevederebbero come base i 64 anni di età e 36 anni di contributi. La novità per le pensioni di quota 100 è una delle più auspicate da sempre, per molti la soluzione migliore per rivedere le attuali norme pensionistiche. Eppure, pur permettendo di uscire prima, la quota 100 avrebbe anche dei contro.

Stando a quanto riportano le ultime notizie, infatti, andare in pensione con quota 100 porterebbe ad assegni mensili meno consistenti. E non solo: in alcuni casi allungherebbe i tempi di uscita invece di dar la possibilità di andare in pensione anticipata. Ma vediamo meglio cosa potrebbe accadere. E’, vero, infatti, che la quota 100 abbasserebbe l’età di uscita dal lavoro, portandola dagli attuali 66 anni e sette mesi (che dal primo gennaio 2019 dovrebbero salire a 67) a 64 anni, ma per alcuni non si tratta di una novità per le pensioni conveniente. E stiamo parlando soprattutto dei giovani di oggi che hanno carriere discontinue.

Secondo alcune previsioni, chi ha avuto carriere discontinue o brevi, o interruzioni al lavoro superiori ai 2 anni per cassa integrazione o malattia, con la quota 100 correrebbe il rischio di posticipare il momento della pensione fino a 3 anni. Ma non solo: andare in pensione con quota 100 potrebbe anche ridurre il valore dell’assegno finale, semplicemente perché uscendo prima si maturerà meno. Per fare qualche esempio, un 30enne che andrà in pensione con l’attuale riforma pensioni avrà un assegno di 1.305 euro, 1.205 nel caso delle donne, mentre con quota 100 prenderebbe 1.112 euro; un 40enne quarantenne che andrà in pensione con le attuali norme pensionistiche avrà 1.308 euro, mentre con la quota 100 avrebbe 1.255 euro; un 50enne che andrà in pensione con le attuali regole prenderà 1.469 euro di pensione mentre con la quota 100 percepirebbe 1.349 euro. E’ bene, dunque, prima capire se effettivamente la novità per le pensioni di quota 100 possa rivelarsi davvero conveniente per tutti, perché un ulteriore errore di valutazione, con l’approvazione di una novità per le pensioni tato auspicata ma poco vantaggiosa, per cui sarebbe anche poco richiesta, sarebbe di nuovo un altro flop e decisamente inutile.

Pensioni: pro e contro quota 41

Pro e contro anche per la quota 41: le ultime notizie confermano che per la quota 41 per i cosiddetti lavoratori precoci, cioè coloro che sono entrati nel mondo del lavoro sin da giovanissimi, a 14-15 anni, anche usuranti, dovrebbe permettere di andare in pensione avendo maturato 41 anni di contributi. In questo caso, infatti, non sarebbe richiesto alcun requisito anagrafico da raggiungere obbligatoriamente. Certamente l’approvazione di quota 41 sarebbe una vera svolta per tutti coloro che finora sono stati costretti a continuare a lavorare per effetto dell’attuale riforme pensioni che non ha previsto, al contrario di quanto accadeva precedentemente la sua entrata in vigore, alcuna specificità lavorativa, né per i quota 41, né, altro grande stortura dell’attuale riforma, per i lavoratori della scuola. Ma quale sarebbe dunque il contro della quota 41?

Anche nel caso della quota 41 il rischio sarebbe quello di percepire assegni più bassi rispetto a quelli che si avrebbero con le attuali norme. Se, infatti, l’assegno finale venisse calcolato con metodo contributivo, gli assegni sarebbero più bassi per i pensionati ma la spesa più sostenibile per lo Stato. Tuttavia, secondo Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi Itinerari Previdenziali e fra gli autori del programma previdenziale della Lega, un eventuale assegno più basso con quota 41 non sarebbe per tutti ma solo per coloro che hanno beneficiato di aumenti salariali fino al 9-10%. Chi, invece, non ha goduto nel corso della loro attività lavorativa di aumenti retributivi non dovrebbe subire grosse penalizzazioni.

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