Rivalutazioni pensioni 2020 a chi spetta e aumento medio previsto

di Marianna Quatraro pubblicato il
Rivalutazioni pensioni 2020 a chi spetta

Rivalutazioni pensioni 2020 chi spetta aumento medio

Cambiano gli importi delle pensioni: via libera a rivalutazioni per pensioni fino a 2mila euro. Quanto aumenteranno gli assegni

Una porta sembra essersi aperta sulla questione rivalutazione delle pensioni: stando a quanto riportano le ultime notizie ci sarà un adeguamento all’inflazione dal 97% al 100% ma non per tutti. Vediamo, dunque, come funzionerà la rivalutazione delle pensioni 2020 e a chi spetterà.

Rivalutazione pensioni 2020: a chi spetta

Le ultime notizie confermano una mini svolta per la rivalutazione delle pensioni, meccanismo bloccato con il precedente Governo per poter reperire risorse utili a finanziare la novità pensioni di quota 100, ma fortemente penalizzante. Il governo M5S-Lega aveva, infatti, deciso un blocco parziale blocco degli aumenti delle pensioni, colpendo ben 5,6 milioni di pensionati.

L’ipotesi è quella di ripartire con le rivalutazioni che prevedono aumenti per le pensioni, ma solo per le pensioni lorde tra 1500 e 2000 euro mensili. In particolare, la mini rivalutazione che si prospetta dovrebbe interessare solo le pensioni comprese tra 1.522 e 2.029 euro lordi al mese.

Di quanto sarà l’aumento medio previsto con rivalutazione pensioni 2020?

Tuttavia, nonostante il sorriso di soddisfazione che potrebbe suscitare il via libera alla rivalutazione delle pensioni, anche se in parte, ci sarebbe poco da esser contenti. Stando, infatti, ai calcolo stimati, gli aumenti medi per le pensioni fino a 2mila euro mensili dovrebbero essere di appena 6 euro. L’aumento, infatti, sarebbe di 50 centesimi al mese, per circa 6 euro all'anno.

Per le pensioni più alte non dovrebbero esserci novità: 77% dell'inflazione tra 2.537 e 3.0445 euro; il 47% tra 3.044 e 4.059; il 45% tra 4.059 e 4.566; il 40% per le pensioni più alte. Ma sui 6 euro di aumento è già scontro: per Ivan Pedretti, segretario generale di Spi-Cgil, che si tratta di cifre offensive e, infatti, si tratta di una cifra davvero irrisoria, quasi nulla che fa supporre come quasi certamente vi sarà una contrattazione.

Ma la perdita sul valore pensioni rimane

La cifra di 6 euro sembra quasi una presa in giro che si accompagna al paradosso sul fatto che per tutte le altre pensioni più alte, invece, sono state previste addirittura perdite piuttosto che aumenti per la rivalutazione, mancata.  E anche con la rivalutazione le stesse ensoni sotto i 2000 euro, continueranno, comunque, a perdere, come si può leggere sotto, proprio perchè la rivalutazione è minima

Da un’analisi condotta Fnp-Cisl, in realtà, su importi di pensione superiore a tre volte il minimo si registreranno forti perdite fino al 2021 per pensioni nette mensili di 1.600, 1.700 e 1.900 euro, per cui dal 2020 si prospettano perdite, rispettivamente, di 267, 283 e 299 euro all'anno, che nell’arco del triennio fino al 2021 si tradurranno in perdite complessive di 467, 496 e 524 euro.

In particolare, è stato stimato per la mancata rivalutazione delle pensioni:

  • per le pensioni nette di 1.600 euro mensili, nel triennio 2019-2021, si registreranno perdite di 4,67 euro al mese nel 2019, che saliranno a 10,74 euro al mese nel 2020 e a 20,51 euro al mese nel 2021 per una perdita complessiva di 467 euro circa annui;
  • per le pensioni nette di 1.700 euro mensili, nel triennio 2019-2021, si registreranno perdite di 4,96 euro al mese nel 2019, che saliranno a 11,50 nel 2020 e a 21,76 nel 2021 per una perdita complessiva di 496 euro annui;
  • per le pensioni nette di 1.900 euro mensili, nel triennio 2019-2021, si registreranno perdite di 5,24 euro al mese nel 2019, che saliranno a 12,05 euro al mese nel 2020 e a 23,01 euro al mese nel 2021 per una perdita complessiva di ben 524 euro annui.

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