Una pensione negata, l'incredibile storia di una lavoratrice precoce

di Marianna Quatraro pubblicato il
Una pensione negata, l'incredibile stori

Una lavoratrice che ha iniziato a lavorare a 15 anni e ora per una serie incredibile di errori non può avere la meritata pensione, anzi deve avere paura persino di una cartella esattoriale

Una storia incredibile, paradossale, che è arrivata nella mia email dopo che una lavoratrice precoce mi ha contattato per raccontarmi la sua vicenda.


Una storia non semplice, che ho voluto che fosse lei direttamente a raccontare in questa lettera, che ha mandato anche a importanti esponenti politici, reponsabili di enti amministrativi , ex professori/e sia attualmente in carica che del recente passato...

Personalità da cui ha anche ottenuto una risposta, (non tutti hanno risposto, ma chi lo ha fatto era davvero importante, e non ha potuto che constatare l'incredibile vicenda ed esprimere la propria solidarierà dandole ragione) tanto la vicenda è surreale, ma nel frattempo non si è ancora risolto nulla, anzi.... (per chi la volesse aiutare potete scrivere direttamente a me marcello.tansini@gmail.com )
 

So che è lunga, la lettera, ma merita di essere assolutamente letta....

La mia storia di lavoratrice precoce, al lavoro dall'età di 15 anni

Sono una lavoratrice precoce ed ho iniziato a lavorare a 15 anni, dopo aver frequentato un corso professionale di segretaria d’azienda ma, come spesso accadeva anche all’epoca, non sono stataassunta con regolare contratto. Cosciente dei miei diritti ho rinunciato alla comoda scrivania ed ho preso regolare occupazione presso un laboratorio elettrotecnico come apprendista operaia mentre mi iscrivevo alla scuola statale serale per conseguire il diploma di ragioneria.

Dopo quasi un anno da operaia ho trovato occupazione in una società nel reparto commerciale come operatore del customer service. Una volta conseguito il diploma ho realizzato una carriera, inizialmente inimmaginabile, che mi ha visto infine occupare la posizione di quadro dirigenziale.

L’azienda negli anni ha subito varie trasformazioni sino ad essere acquisita da una grande multinazionale con tutte le contraddizioni e le problematiche insite in questi tipi di organizzazione.

Dopo 32 anni di carriera....


Fu’ così che dopo oltre 32 anni di carriera ho iniziato a subire mobbing con gravi conseguenze sulla mia salute. Ho quindi rassegnato le dimissioni per giusta causa in data 16 dicembre 2012 ma, essendo la multinazionale americana, parlare di mobbing è un tabù. Non vennero registrate le dimissioni all’allora Direzione Territoriale del Lavoro e quindi mi rivolsi ad un avvocato al fine di veder riconosciuti i miei diritti. Si arrivò ad una risoluzione consensuale sottoscritta in sede protetta assistita dai sindacati nella quale, dietro compenso, io rinunciai a tutto e rimasi disoccupata dal 16/10/2013 . Era impossibile per la mia salute proseguire nel rapporto.
 

Su suggerimento dell’ufficio del personale appresi che, avendo perso involontariamente il lavoro ed avendo siglato una risoluzione consensuale in luogo protetto, avrei potuto chiedere l’indennità Aspi istituita per gli eventi di disoccupazione involontaria verificatisi a partire dal 1° gennaio 2013.
 

Andai quindi ad iscrivermi al Centro per l’impiego, dove rilasciai immediata disponibilità al lavoro, e mi recai presso un Patronato Inca Uil, al fine di essere tutelata, per procedere alla domanda di riconoscimento Aspi che fu inviata il 24/10/2013. Non ottenendo risposta dall’Inps nel gennaio 2014 sollecitai l’esito tramite Call center Inps e mi venne comunicato verbalmente ed anche con lettera ufficiale Inps, che mancava il documento chiarificante il motivo della cessazione attività lavorativa.
Mandai immediatamente la risoluzione consensuale, unico documento a mia disposizione, e con lettera del 31/01/2014 mi venne riconosciuta l’indennità per un anno.
 

Mentre ancora percepivo l’Aspi, in data 13/08/2014, feci richiesta per poter effettuare i versamenti volontari e terminata l’indennità Aspi iniziai immediatamente a versare i contributi al fine di conseguire la pensione e non avere buchi contributivi.
Nel febbraio del 2017 richiesi un Ecocert all’Inps, il documento ufficiale che attesta la posizione contributiva del lavoratore, tanto per capire a che punto fossi; dallo stesso risultava la contribuzione figurativa dell’anno in cui ho percepito l’Aspi.
 

Presento domanda di pensione anticipata
 

A gennaio 2019 presento, sempre tramite lo stesso Patronato Inca Uil e stessa risoluzione
consensuale, la domanda per il riconoscimento delle condizioni per l’accesso alla pensione anticipata per lavoratori precoci, diritto che avrei maturato dal dicembre 2019.

La domanda viene respinta il 20 maggio 2019 con la seguente motivazione: Non si trova nella seguente condizione: aver fruito integralmente di una prestazione di disoccupazione a seguito di risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604.

Nella mia onestà ho pensato, rispetto all’avverbio “integralmente”, che non mi fosse stato pagato qualche giorno di indennità e provvedo quindi a verificare immediatamente la mia posizione contributiva attraverso il sito Inps; è qui che scopro che è totalmente sparita la contribuzione figurativa Aspi ma nessuna comunicazione al riguardo mi è stata mai inviata in 6 anni pur avendo io la PEC.


Arriva addirittura il direttore INPS...


Riesco, non senza fatica, ad ottenere un appuntamento con Inps dove vengo ricevuta addirittura dal Direttore, il quale mi spiega che, avendo io siglato una risoluzione consensuale, non avevo diritto all’Aspi e che avrei potuto fare ricorso amministrativo contro quello che Inps chiama “indebito”. Faccio rilevare che nessun indebito mi è mai stato notificato e quindi non potevo ricorrere contro nulla ed anzi ho un Ecocert del 2017 dove risulta la contribuzione figurativa.

Mi viene comunicato, come fosse tutto normale, che se rifaccio oggi l’Ecocert non trovo più la contribuzione.

Tento invano di spiegare che il lavoro l’ho perso involontariamente, è evidente da lettere di avvocati e fatture di medicine antidepressive e psicologo ma questo al direttore non interessa. Avrei dovuto siglare l’accordo presso la DTL, questo mi avrebbe dato diritto all’indennità.

Prego il Direttore di farmi almeno avere l’indebito contro cui ricorrere, davvero incredibile, e consommo imbarazzo, perché cosciente di essere in grave difetto, il Direttore si impegna adinoltrarmelo tramite Pec il giorno stesso e mi lascia addirittura il suo telefono personale per poterlocontattare durante le successive due settimane nelle quali sarebbe stato in ferie. Nella stessagiornata mi telefona per preannunciarmi l’invio della triste novella: mai vista tanta solerzia edisponibilità da parte dell’Inps!

Ricevo effettivamente l’email che recita testualmente “anticipo di indebito”: chiamarlo anticipo dopo sei anni è davvero inqualificabile!

Alcune domande su questa incredibile vicenda

1. Perché Il Patronato, a cui Inps demanda i cittadini per svolgere le pratiche, può essere ignorante senza responsabilità? Dovevano sapere che l’accordo da me sottoscritto non era valido per ottenere l’Aspi. Il Patronato, che non è un ente di beneficienza, viene pagato dallo Stato per le pratiche che svolge, dovrà pur dar conto del suo operato. Alle mie richieste di chiarimento tramite Pec la Direzione Generale UIL ha risposto, solo verbalmente e dietro messa in mora, che le domane dei cittadini vengono da loro inoltrate tutte: quindi deduco anche quelle prive dei requisiti di Legge.

2. Il Direttore Inps di 6 anni or sono, nel frattempo è cambiato, doveva sapere che il mio accordo non prevedeva la corresponsione Aspi con l’aggravante di avermi specificatamente richiesto l’accordo il che presuppone anche una supervisione della pratica.

3. Perché un documento certificativo emesso dall’Inps può essere modificato a posteriori senza alcun avviso? Quale valore certificativo rappresenta se si può cambiare in qualsiasi momento senza neppure comunicarlo?

4. Perché la buona fede del cittadino non conta nulla se tutti posso essere ignoranti, seppurben retribuiti dai cittadini stessi, per svolgere determinate funzioni anche dirigenziali?


L'unica strada....il tribunale
 

Dal momento che non ho estorto l’indennità con le armi ma ho seguito tutti i canali messi adisposizione dalla Pubblica Amministrazione con la massima onestà e diligenza sarebbe statosufficiente trovare persone all’altezza del lavoro che svolgono e la domanda sarebbe stata respintase priva dei presupposti di Legge. Io avrei potuto programmare diversamente le mie scelte.

I danni conseguenti a quello che il Direttore ha definito "un chiaro errore dell'Inps" sono i seguenti:

• un indebito pari a quasi euro 13 K, un anno di mancati versamenti che risale al periodo ottobre 2013 – ottobre 2014 senza alcuna possibilità di coprirlo neppure pagando.

• Il sogno sfumato di andare in pensione a dicembre 2019 che, ovviamente, comporta anche il riprogrammarsi la vita pianificata sulla base delle evidenze certificate dall’Inps con conseguente
danno economico e psicologico.

• decaduto il beneficio precoci disoccupati. Potrò accedere alla pensione con 41 e 10 mesi che, aquesto punto, potrò raggiungere solo nell’ottobre 2021 venendomi a mancare i contributi figuratividi un anno, gli unici di tutti i miei 40 di versamenti iniziati quando ancora ero una bambina.

Mi sono quindi dovuta rivolgere ad un Legale, ovviamente a mie spese, per avere un’assistenza qualificata per poter fare il ricorso amministrativo che, come ben sa, è condizione di ammissibilità della domanda giudiziaria. Non potevo certo tornare al Patronato per questa operazione.

Trascorsi inutilmente i 90 giorni previsti per ottenere un riscontro da Inps , ho avviato un’azione giudiziaria lacui prima udienza si terrà il 19 marzo 2020. (nota del redattore, l'udienza è stata spostata a luglio) Non oso immaginare i tempi di risoluzione della vicendalegale, forse riuscirò ad andare in pensione pur con la penalizzazione di un anno frutto degli erroridi Direttori Inps e Patronati che, ovviamente, non pagheranno nulla.

La pensione vacilla e temo pure una cartella esattoriale...

Anzi, spero di arrivarci alla pensione perché la mia salute incomincia a vacillare a fronte di tutti i soprusi subiti ed in corso. In questi giorni, del tutto inaspettato, ricevo l’esito del ricorso, circa 180 giorni dopo la
presentazione , che è stato respinto in quanto la causale di licenziamento risulta “risoluzioneconsensuale” e quindi non prevede la corresponsione dell’Aspi. Non la prevedeva neppure sei anni fa!

Ora vivo con la “sindrome da citofono” in attesa che il postino suoni e mi consegni la cartellaesattoriale, la prima della mia vita, pensi che non ho mai preso neppure una multa!

Io vorrei tanto che qualcuno verificasse come si lavora nell’Istituto statale più delicato rispetto allasfera della vita dei lavoratori perché così facendo si porta la gente all’esasperazione. non sipossono vedere situazioni certificate dall’Inps sgretolarsi come neve al sole e buttare le personenello sconforto giustificandosi dietro ad un errore. Dietro ad ogni pratica c’è una vita di sacrifici perché lavorare da bambini non è un piacere e neppure una scelta, di questo bisogna che ve ne rendiate conto.

Per i precoci non c'è via di scampo: io sono giovane per opzione donna, non parliamo poi di quota 100, ma ho più contribuzione di quanto le due misure prevedano.
Gli unici condannati a lavorare 42 – 43 anni sono i precoci, non c’è via d’uscita, e se poi si aggiunge l'incapacità di amministrare, come esplicitato sopra, è come essere condannati all'ergastolo senza i benefici per la buona condotta.

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