Philip Morris e i precari. Tutta la storia

La Philip Morris si è resa disponibile a ricercare soluzioni per favorire la ricollocazione dei lavoratori assunti a tempo determinato, come è stato scritto nell’accordo sottoscritto con Cgil e Cisl

Philip Morris e i precari. Tutta la stor

Ecco una storia di lavoro e precarietà con un lieto fine. Protagonista la Philip Morris


La Philip Morris, spesso al centro dell’attenzione mediatica per le vicende legate alla lotta globale contro il tabagismo, ha questa volta conquistato le prime pagine dei giornali, guadagnando sicuramente consenso anche all’interno dell’opinione pubblica, grazie a una decisione non semplice, né tantomeno scontata riguardo alcuni lavoratori precari che lavorano in Valsamoggia per la fabbrica Iqos, la sigaretta che dovrebbe presentare un rischio ridotto per la salute di chi la fuma. E che è nata grazie ad un investimento di oltre un miliardo con la creazione di più di 1.200 posti di lavoro. Una storia di ordinaria precarietà che questa volta però, potrebbe assumere contorni diversi.

Ecco tutta la storia

La storia in questione riguarda cinquecento lavoratori precari dello stabilimento in Valsamoggia attualmente utilizzato per la produzione della sigaretta Iqos che dovrebbe avere un impatto meno negativo sulla salute dei fumatori. Questi lavoratori, in assenza di politiche attive hanno temuto il peggio anche perché probabilmente avevano riposto troppe speranze nel miraggio dell’assunzione a tempo indeterminato. Ma questa volta pare proprio che l’esito di questa ennesima storia di precarietà possa contare su un finale diverso dal copione tradizionale.

La Philip Morris, infatti si è resa disponibile a ricercare soluzioni per favorire la ricollocazione dei lavoratori assunti a tempo determinato, come è stato scritto nero su bianco nell’accordo sottoscritto dalla multinazionale con i sindacati Cgil e Cisl. In caso di nuove assunzioni a tempo indeterminato «sarà data priorità a coloro che abbiano cumulato il maggior periodo di lavoro a termine in azienda; in caso di parità si farà riferimento alla maggiore età anagrafica. Tra gli altri punti da sottolineare c’è anche la possibilità offerta al lavoratore di richiedere, entro i successivi tre mesi dalla data in cui il rapporto è cessato, l’attivazione per un ulteriore periodo di sei mesi dalla relativa richiesta lo strumento dell’outplacement.

Uno strumento che prevede l’affidamento a un’agenzia specializzata dell'incarico di ricollocare in una nuova attività il personale in esubero di un'azienda che in questo caso sarà a carico dell’azienda, che provvederà a fornire un servizio di ricollocazione sul mercato del lavoro locale e nazionale ai dipendenti interessati. Un accordo che ha soddisfatto anche i sindacati come dimostra la nota emanata dalla Cgil nella quale sui legge che la soluzione questa soluzione verrà adottata sia per i tempi determinati che per gli interinali, con uno schema simile a quello che si usa quando si gestiscono gli esuberi. È un percorso efficace che sta già producendo risultati.

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