Posso rifiutare lavori se ho mal di schiena o no secondo leggi in vigore

di Marianna Quatraro pubblicato il
Posso rifiutare lavori se ho mal di schi

Mal di schiena, posso rifiutare lavoro

Non è sufficiente avvertire un semplice dolore per poter fruire di tutte le facilitazioni che spettano nell'ambiente di lavoro. Ecco regole e diritti aggiornati.

Sono i numeri a rivelare come il mal di schiena sia uno dei malanni più diffusi in Italia. Colpisce senza guardare in faccia nessun lavoratore, di qualunque età e genere. Ecco perché il legislatore ha nel tempo previste norme e tutele per chi soffre di mal di schiena, fino ad arrivare al 2019.

Al di là delle difficoltà di tutti i giorni e delle difficoltà nella vita privata, vogliamo adesso capire quali sono le conseguenze in ambito lavorativo per chi soffre di questo malanno e in particolare se posso rifiutare lavori se ho mal di schiena o no secondo leggi in vigore.

Non ci stiamo naturalmente riferendo alla pigrizia bensì a quel dolore persiste che potrebbe sfociare in ernia, lombalgia o scoliosi nel caso di sforzi nel lungo termine. Insomma, quali sono i diritti riconosciuti a chi soffre di mal di schiena?

Questo malanno è quindi compatibile con l'attività lavorativa o il dipendente rischia il licenziamento? Scopriamolo analizzando

  • le leggi in vigore mal di schiena
  • i diritti del lavoratore con il mal di schiena
  • se posso rifiutare lavoro o no se ho mal di schiena

Leggi in vigore mal di schiena

Precisiamo subito che il mal di schiena è una malattia riconosciuta e come tale derivano per il lavoratori alcuni diritti.

Naturalmente non è sufficiente avvertire un semplice dolore per poter fruire di tutte le facilitazioni che spettano nell'ambiente di lavoro, ma occorre rispettare una procedura ben precisa, a iniziare dall'ottenimento della certificazione da parte del proprio medico.

Il certificato deve essere inviato per via telematica all'Inps e il dipendente deve darne comunicazione al datore nel caso di impossibilità a recarsi sul posto di lavoro, ma più in generale per dimostrare la difficoltà a svolgere le mansioni più faticose.

Che, intendiamoci, possono anche consistere nel trascorrere troppe ore consecutive seduto su una sedie alla propria scrivania d'ufficio. Ecco dunque che se il mal di schiena viene riconosciuto, il datore di lavoro ha il compito di preservare l'integrità fisica del dipendente senza aggravarla.

Mal di schiena, posso rifiutare lavoro o no

Entriamo quindi nel cuore della questione ovvero se posso rifiutare lavori se ho mal di schiena o no secondo leggi in vigore. Nell'ambito del buon senso ovvero del compito assegnato al datore di preservare l'integrità fisica del dipendente e del lavoratore di tirarsi indietro solo nel caso in cui sussistano vere difficoltà, il rifiuto è ammesso.

Più precisamente, chi soffre di mal di schiena può chiedere l'assegnazione a mansioni differenti. Ma cosa succede nel caso in cui non esiste questa possibilità? Ebbene, per l'azienda non si tratta di un obbligo e di conseguenza il lavoratore per cui non si trova una collocazione differente può essere licenziato.

Da parte sua, se il lavoratore sviluppa il mal di schiena per via delle attività svolte, può fare causa all'azienda e chiedere la rendita dell'Inail.

Ma è possibile solo nel caso dei lavori di movimentazione manuale dei carichi svolti in modo non occasionale in assenza di ausili efficaci e dei lavori svolti in modo non occasionale con macchine che espongono a vibrazioni trasmesse al corpo intero.

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