Poveri pur lavorando, il lavoro e la vita di 8 operai delle pulizie italiani. E non sono i soli

La storia di otto lavoratori di Napoli pover pur lavorando ogni giorno ma con ridottissimo orario di lavoro e sottopagati

Poveri pur lavorando, il lavoro e la vit

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Essere poveri pur lavorando: è questa la condizione in cui si ritrovano a vivere oggi tantissimi italiani, che adempiono al loro compito di lavorare per avere uno stipendio per vivere ma le cui ore di lavoro o l’impregno prestata non vengono riconosciuti da un punto di vista retributivo.

E così gli stipendi sono sempre troppo bassi per permettere alle famiglie di arrivare tranquillamente a fine mese sostenendo tutte le spese dovute. E la storia di 8 operai italiani delle pulizie è l’ennesima dimostrazione di quanto le difficoltà economiche del nostro Paese attanaglino i cittadini.

Lavorare ma continuare a essere poveri: le storie

Le ultime notizie raccontano la storia di otto operai italiani delle pulizie di Napoli, costretti a lavorare un’ora al giorno, come previsto da contratto, per uno stipendio che non arriva a duecento euro al mese. E per riuscire a sostenere le spese di tutto il mese, tra affitto, spesa per casa e bollette, volendo fermarci alle spese base per vivere, devono arrangiarsi.

Il problema è che gli otto lavoratori, che fanno parte della Ecosprint dopo il passaggio di cantiere dalla SGM, hanno circa sessant’anni e ciò significa avere non poche difficoltà nel trovare un’altra occupazione, sia per età, sia per possibilità di impegno fisico che è certamente ridotto rispetto a chi ha un’età decisamente inferiore. Senza considerare che si tratta di otto persone che hanno alle spalle una vita e un passato in alcuni casi non proprio facile,

Marianna, per esempio, ha perso il marito molto presto e ha due figli da mantenere e per arrivare a fine mese dice di essere costretta a chiedere i soldi al suocero per coprire la parte mancante dell’affitto e sono mesi, racconta, che è alla ricerca di un nuovo lavoro decisamente difficile da trovare. Se non ci fosse il suocero, il suo destino sarebbe la strada.

Ed è, del resto, il destino che è toccato a Mario, 61 anni, che raccoglie i cartoni migliori e li vende. Ma c’è anche chi per sopravvivere rovista nei cassonetti della spazzatura alla ricerca di oggetti da rivendere nei mercatini dell’usato.

E poi c’è Alessandro, cinquantenne, con una bambina di quattro anni e una moglie da cui non riesce a divorziare, perché non ha i soldi per il divorzio, esattamente come Gennaro, che da mesi non riesce a pagare nemmeno l’affitto della casa popolare, di appena 42 euro, e che negli ultimi sei mesi ha guadagnato 686 euro.

Gennaro ha spiegato che lavorando normalmente come addetto alle pulizie guadagnava poco più di ottocento euro al mese ma poi l’orario di lavoro si è decisamente ridotto.

Il paradosso di questa situazione è che tanto quanto i lavoratori non hanno soldi per vivere pur lavorando, il datore di lavoro, ogni qualvolta che riceve una telefonata da parte di questi lavoratori che chiedono di lavorare di più, risponde che costano troppo e nemmeno l’azienda ha soldi in più da spendere.

I poveri lavoratori dell’Italia

Vicenda e alcune storie appena raccontate, seppur estreme, sono specchio di una realtà che purtroppo è sempre più frequente nel nostro Paese: le società private stabiliscono orari di lavoro a volte minimi, come quello appena raccontato, e paghe decisamente irrisorie che non consentono di vivere nel vero senso della parole, e poi ci sono gli abusi contrattuali, a cui si è cercato di porre un freno ma per cui, studiando bene, si trovano sempre scappatoie.

E ci sono i contratti pubblici bloccati e i lavoratori con Partita Iva attanagliati nella rete di tasse e contributi, a meno che non guadagnino cifre elevate e siano affermati imprenditori, cosa oggi decisamente di pochi. E così nel nostro Paese milioni di lavoratori ogni giorni si svegliano, corrono, lavorano, fanno sacrifici e solo per poter sopravvivere. Ma la vita è una e merita di essere vissuta con dignità e appieno.

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di Marianna Quatraro pubblicato il