Quando c'è mobbing sul lavoro o non avviene. Cosa deve essere presente per esserci

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Quando c'è mobbing sul lavoro o non avvi

Mobbing sul lavoro

Sapere quando c'è mobbing sul lavoro è fondamentale anche e soprattutto per difendersi in termini legali perché non è sufficiente una singola azione.

Ci sono alcune parole che sono entrate prepotentemente nella vita lavorativa di tutti i giorni e una di queste è mobbing.

Per evitare fraintendimenti è fondamentale conoscere il significato e non fare confusione con altri termini, come lo stress, che sebbene presenti alcuni punti in comune è un fenomeno ben differente.

E anche all'interno della definizione di mobbing ci sono numerose sfumature che alterano il significato, ma che sono altrettanto importanti nel caso di ricorso a un giudice per fare valere le proprie ragioni.

Se in passato si tratta di un problema sommerso e poco conosciuto, in tempi più recenti è esploso in tutta la sua gravità e chi ne è vittima non tenta più di nasconderlo.

Sapere quando c'è mobbing sul lavoro è fondamentale anche e soprattutto per difendersi in termini legali perché, come vedremo a breve, non è sufficiente una singola azione - per quanto vessatoria e umiliante - da parte del datore di lavoro o dei colleghi per parlare di mobbing.

Condizione fondamentale è infatti la ripetitività di questi atti finalizzati allo stesso obiettivo. Vediamo in questo articolo

  • Mobbing sul lavoro, quando c'è e quando non avviene
  • Cosa deve esserci per parlare di mobbing

Mobbing sul lavoro, quando c'è e quando non avviene

Sono 5 i gruppi di comportamento che autorizzano a parlare di mobbing e sono accomunati dagli attacchi nei confronti del lavoratore: alla comunicazione, ai rapporti sociali, alla posizione sociale, alla qualità della vita e alla salute. In termini pratici si concretizza in quattro fasi ben precise.

Si comincia con il conflitto quotidiano ovvero la conflittualità persistente sotto apparente normalità, e si prosegue con l'inizio del mobbing e del terrorismo psicologico ovvero attacchi alla vittima, nelle relazioni sociali, nella comunicazione, nella professione, nella salute.

Quindi si passa ad errori e abusi anche non legali della direzione del personale tra trasferimenti, richiami ingiustificati, demansionamento. Infine si consuma la fase finale dell'esclusione dal mondo del lavoro ovvero sintomi ossessivi, malattie psicosomatiche, dimissioni, prepensionamento o licenziamento.

In buona sostanza si tratta di atteggiamenti persecutori, anche velati, messi in atto affinché la vittima commetta errori per isolarla o dequalificarla. La conseguenza del mobbing? La peggiore ovvero il danno delle condizioni psicofisiche che porta alle dimissioni o licenziamento per giusta causa.

Non è mobbing l'atto isolato e né fenomeni come lo straining, il burn out o lo stalking.

Cosa deve esserci per parlare di mobbing

In termini legali è di fondamentale importanza una sentenza della Cassazione che ha fissato i perimetri del mobbing ovvero ha identificato cosa deve essere presente.

Per mobbing sul lavoro - hanno spiegato i giudici - si intende un comportamento del datore di lavoro che, con una condotta sistematica e protratta nel tempo e che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili, pone in essere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica nei confronti del lavoratore nell'ambiente di lavoro.

La ripetitività è dunque condizione fondamentale per il riconoscimento. Secondo la Cassazione, da ciò può conseguire la mortificazione morale e l'emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio fisiopsichico e del complesso della sua personalità.

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