Quando si può stare a casa dal lavoro per coronavirus e quanto si viene pagati

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Quando si può stare a casa dal lavoro pe

Coronavirus, quando si può stare a casa

Sono quattro le circostanze per cui è concesso di stare a casa dal lavoro in questi giorni di diffusione del coronavirus. Ma attenzione alla retribuzione.

C'è tanta confusione nel mondo del lavoro su quando si può stare a casa dal lavoro per coronavirus. E non potrebbe essere diversamente poiché questa epidemia si sta diffondendo a una velocità così elevata da aver colto impreparato il mondo del lavoro.

Le disposizioni da considerare sono due: quelle della pubblica autorità, a iniziare dal governo, che ha predisposto norme molte rigide.

Pensiamo ad esempio alle nuove restrizioni per la Lombardia le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti e Alessandria. Poi ci sono quelle delle singole aziende che possono imporre al lavoratore di non recarsi in sede.

Non solo, ma nell'ambito del codice civile e del Testo unico sicurezza sul lavoro, il datore di lavoro ha l'obbligo di valutare i rischi per la salute e sicurezza sul lavoro ed eventualmente adottare le misure idonee per limitare l'esposizione.

E infine ci sono i comportamenti del dipendente che può adottare i provvedimenti precauzionali che ritiene necessari, ma non sono sempre giustificati. Vediamo quindi

  • Coronavirus, quando si può stare a casa dal lavoro
  • Assenza lavoro per coronavirus, quanto si viene pagati

 

Coronavirus, quando si può stare a casa dal lavoro

Sono quattro le circostanze per cui è concesso di stare a casa dal lavoro in questi giorni di diffusione del coronavirus. La prima è per decisione della pubblica autorità finalizzata alla tutela della salute delle persone mentre la seconda è per decisione del datore di lavoro.

La terza è per quarantena stabilita dai presidi sanitari per via della presenza di sintomi riconducibili al virus.

A disciplinare la modalità di gestione dell'assenza di pensa il contratto collettivo nazionale di lavoro applicato tra i vari Dirigenti Settore Privato, Agricoltura e Allevamento, Edilizia e Legno, Marittimi, Alimentari, Chimica, Trasporti, Enti Pubblici, Enti e Istituzioni Private, Poligrafici e Spettacolo, Tessili, Terziario e Servizi, Credito ed Assicurazioni, Turismo, Meccanici.

Come fa notare la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, non c'è dubbio che il lavoratore che non può essere presente sul luogo di lavoro è da considerarsi sottoposto a trattamento sanitario e la sua assenza dovrà essere disciplinata secondo le previsioni, di legge e contrattuali con le tutele per la salute e la garanzia del posto di lavoro.

Il quarto e ultimo caso riguarda la quarantena volontaria da parte di lavoratori che scelgono di isolarsi anche se privi di sintomi di contagio, ma comunque a rischio contatto con persone a rischio.

Assenza lavoro per coronavirus, quanto si viene pagati

Strettamente legato al tema dell'assenza c'è quello della retribuzione. Nel caso di assenza per provvedimento della pubblica autorità o dell'azienda non ci sono ripercussioni.

E anzi, la prima circostanza è uno dei casi per i quali è stata richiesta l'emanazione di un provvedimento normativo che preveda la Cassa integrazione ordinaria. La quarantena è assimilabile all'assenza per malattia.

L'indennità è corrisposta ai lavoratori dipendenti per il 50% dello stipendio medio giornaliero dal quarto al ventesimo giorno e del 66,66% dal 21esimo al 180esimo giorno.

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