Reddito di cittadinanza, chi può rifiutare lavori proposti offerti a Settembre 2019

di Luigi Mannini pubblicato il

Coloro che hanno maturato il diritto ad usufruire del Reddito ci cittadinanza sono tenuti a sottoscrivere un patto per il lavoro che definisce un percorso di accompagnamento all’inserimento lavorativo

Reddito di cittadinanza, chi può rifiuta

Rifiutare il lavoro proposto? Ecco chi può tra i percettori del Reddito di cittadinanza

È stato uno dei provvedimenti del Governo sorretto dalla maggioranza M5S-Lega archiviato di recente. Il provvedimento su cui la formazione fondata da Beppe Grillo ha costruito gran parte del successo dello storytelling che ha condotto il Movimento ad occupare direttamente le stanze dei bottoni dopo aver iniziato circa un decennio prima ad infiammare le piazze italiane. E adesso che il Reddito di cittadinanza è diventato realtà è arrivato il momento di vedere più da vicino come funziona questo sostegno alle persone disoccupate che tanto ha fatto discutere durante la sua gestazione e al momento dell’approvazione parlamentare.

Coloro che beneficeranno di questo provvedimento saranno tenuti a sottoscrivere un patto per il lavoro, che definisce un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo. Una delle domande che più di altre ha tenuto banco in questi mesi, che riguarda il funzionamento del reddito di cittadinanza, riguarda la possibilità per i disoccupati che percepiscono il reddito di rifiutare i lavori proposti. Ma chi può farlo e come è regolamentata questa materia, soprattutto ora, che in questo settembre 2019, iniziamo la seconda fase del reddito di cittadinanza ovvero la firma del patto di lavoro e le prime offerte in arrivo?

Reddito di cittadinanza, come funziona

Il Reddito di cittadinanza, ovvero il provvedimento che il Governo ha introdotto nell’ordinamento qualche mese fa per combattere la disoccupazione e le persone che sono costrette a vivere al di sotto della soglia di povertà Istat, fissata a 780 euro mensili ha delle regole ben precise. Chi si candida a percepirlo deve conoscere come funziona per evitare poi di commettere leggerezze che potrebbero anche far perdere il beneficio. Il titolare della prestazione, infatti, può rifiutare per due volte i lavori che gli vengono proposti dalle agenzie appositamente create. Ma al terzo rifiuto, oppure al primo dopo il rinnovo della prestazione, il reddito di cittadinanza diventerebbe solo un ricordo. C’è però chi può rifiutare i lavori proposti senza dover sottostare a questa regola. Vediamo allora come funziona questo aspetto non secondario legato al reddito di cittadinanza.

Chi può rifiutare i lavori proposti

Chi può rifiutare allora i lavori proposti? Innanzitutto bisogna spiegare cosa si intende per offerta di lavoro congrua, ovvero quella che non rientra nel novero delle possibilità di ricevere un rifiuto. La congruità dell’offerta, ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione, è commisurata su condizioni diverse, a seconda della durata della disoccupazione di chi si candida a percepire il Reddito di cittadinanza. I parametri valutati sono in sintesi questi: distanza del luogo di lavoro dal proprio luogo di residenza, entità dello stipendio e settore di attività. Quest’ultima opportunità è valida solo per quelli che sono disoccupati da poco. Non per quelli che percepiscono il Reddito da almeno 18 mesi. Questi dovranno accettare qualsiasi offerta di lavoro in territorio italiano.

Reddito di cittadinanza, quali lavori si possono rifiutare

Coloro che hanno acquisito il diritto di percepire il Reddito di cittadinanza possono rifiutare numerose proposte, in quanto non ritenute valide, come ad esempio:

  • l’apprendista parrucchiere;
  • il commesso di negozio con contratto part-time 50%;
  • l’aiuto cuoco;
  • i lavori stagionali.

In questo caso le offerte si possono rifiutare perché non rientrano in quelle definite “congrue”. Lo stipendio medio prevede infatti un importo inferiore al tetto minimo di retribuzione mensile, fissato a 858 euro. Inoltre:

  • Dopo questo lasso di tempo è congrua un’offerta entro 250 chilometri di distanza dalla residenza del beneficiario per la prima e la seconda offerta di lavoro. Se si tratta della terza offerta vale quanto scritto sopra.
  • nel primo anno di fruizione del beneficio è congrua un’offerta entro 100 chilometri di distanza dalla residenza o raggiungibile in cento minuti con i mezzi di trasporto pubblici, se si tratta di prima offerta. Entro 250 chilometri di distanza se si tratta di seconda offerta. Nel caso si tratti di terza offerta questi limiti decadono e bisogna essere disposti a spostarsi ovunque, sul territorio nazionale.
  • In caso di rinnovo del beneficio è congrua un’offerta ovunque sia collocata nel territorio italiano anche nel caso si tratti di prima offerta.
  • Se nel nucleo familiare sono presenti persone con disabilità, la distanza non può eccedere i 250 chilometri dalla residenza del beneficiario sia per la terza offerta di lavoro che nel caso di rinnovo del beneficio.

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