Ridurre orario di lavoro per tutti o quasi avendo stesso stipendio grazie al reddito di cittadinanza

di Marianna Quatraro pubblicato il

Lavorare meno continuando a guadagnare lo stesso stipendio: la nuova proposta allo studio del governo e cosa prevede

Ridurre orario di lavoro per tutti o qua

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Usare i soldi del reddito di cittadinanza per compensare gli stipendi di chi decide di ridurre l’orario di lavoro: tra le nuove proposte allo studio del governo vi sarebbe la possibilità di riduzione dell'orario di lavoro contunando a percepire lo stesso salario per rilanciare l'occupazione. Ma cosa prevede, nel dettaglio, la proposta? E quali sarebbero i criteri da seguire?

Orario di lavoro e occupazione: cosa prevede la nuova proposta

Il tema del rilancio dell’occupazione è stato affrontato nel corso di una lezione sulle diseguaglianze nel capitalismo finanziario all’Università La Sapienza da Pasquale Tridico, nuovo presidente Inps, secondo cui la riduzione dell'orario di lavoro, a parità di salario, potrebbe permette di ridistribuire ricchezza e rilanciare allo stesso tempo l'occupazione.

La proposta allo studio del governo, stando alle ultime notizie, potrebbe, in particolare, prevedere un sistema di incentivi per ridurre l’orario di lavoro settimanale per i lavoratori in servizio, a condizione, però, si assumere contemporaneamente nuove risorse. La compensazione della decurtazione dello stipendio dovuta alla riduzione dell’orario di lavoro verrebbe finanziata dalle risorse stanziate per il reddito di cittadinanza.

La proposta è stata lanciata il consigliere regionale dell'Emilia Romagna Piergiovanni Alleva, molto ascoltata dal presidente dell'Inps Tridico, e giudicata interessante dal vicepremier Di Maio.

Reddito di cittadinanza per ridurre orario di lavoro: come funzionerebbe e risultati

Ma come dovrebbe funzionare il finanziamento del reddito di cittadinanza per ridurre l’orario di lavoro? Se ci fossero dipendenti che vogliono lavorare un giorno in meno a settimana senza perdere il relativo stipendio, il sistema, secondo la proposta, prevederebbe l’assunzione di un disoccupato ogni quattro dipendenti disposti a lavorare 4 giorni anzicchè 5.

La proposta di Alleva, dunque, è esclusivamente redistributiva: a fronte di chi vuole lavorare di meno per avere più tempo libero, soprattutto alle donne, ci sono persone che non vogliono essere disoccupate, soprattutto i giovani, e che avrebbero la possibilità di impiegarsi.

Per fare qualche esempio pratico di cosa cambierebbe con l’attuazione di questa proposta, prendendo il caso di un dipendente che guadagna 1.300 euro netti al mese, se decidesse di lavorare un giorno in meno, passando da 5 a 4 giorni lavorativi, avrebbe un reddito ridotto di un quinto, percependo 260 euro in meno, 1.040, e i 780 euro del reddito di cittadinanza invece di essere impiegati come sostegno per un disoccupato fino a quando non troverà una nuova occupazione, saranno distribuiti tra i dipendenti che decidono di lavorare meno, dando loro proprio quei 200 euro che perderebbero lavorando un giorno in meno, a condizione, però, che la stessa azienda assuma un disoccupato.

Per alcuni, però, la proposta è di difficile formulazione e non assicurerebbe alle aziende la stessa formazione dei neoassunti come quella degli assunti da lungo tempo che ridurrebbero il proprio orario di lavoro, anche se secondo lo stesso Alleva il disoccupato potrebbe essere assunto come apprendista e inserito in un piano formativo. Sono ancora molti, comunque, i punti da chiarire, a partire da quante persone vorrebbero effettivamente ridurre il proprio orario di lavoro e soprattutto se sarebbe davvero vantaggioso farlo, sia a livello personale, sia a livello di rilancio dell’occupazione come annunciato.

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