ResponsabilitÓ datore di lavoro in caso di dipendente si ammali per coronavirus

di Chiara Compagnucci pubblicato il
ResponsabilitÓ datore di lavoro in caso

Coronavirus, responsabilitÓ datore di lavoro

╚ stato consentito il rientro al lavoro di 4 milioni e mezzo di persone nelle attivitÓ produttive e negli studi professionali, quali responsabilitÓ per il datore di lavoro?

Si dice che la salute venga prima di tutto, anche e soprattutto in questo delicato e inaspettato periodo di coronavirus. Ma nel caso di un datore di lavoro che si rende responsabile, per colpa o per dolo, del contagio di un dipendente all'interno dell'azienda, le conseguenze non solo solo di tipo sanitario.

Le misure nazionali di contenimento del contagio decise dal premier Conte sono state parzialmente allentate dallo scorso lunedì. È stato consentito il rientro al lavoro di 4 milioni e mezzo di persone nelle attività produttive e negli studi professionali.

Niente è però come prima e i datori di lavoro sono chiamati a riorganizzare l'attività sulla base delle prescrizione del governo.

Si va dalla sanificazione degli ambienti, da svolgere in parte con lo stesso dipendente, fino ad arrivare alla misurazione della temperatura corporea, con tanto di divieto di ingresso se maggiore di 37,5 gradi, prima dell'entrata in fabbrica.

Tutti i datori di lavoro sono coinvolti, siano essi di piccole o grandi imprese e di conseguenza i rischi sono comuni. Vediamo quindi

  • Coronavirus, responsabilità datore di lavoro
  • Malattia dipendente, quali conseguenze

Coronavirus, responsabilità datore di lavoro

Con l'avvio della fase 2 aumenta il livello di responsabilità per il datore di lavoro.

Non solo è tenuto a rispettare le normative sulla sicurezza dei dipendenti e degli ambienti di lavoro approvate in questo periodo di emergenza coronavirus, ma nel caso di malattia di uno dei subordinati o dei collaboratori è chiamato a risponderne in prima persona.

Da adesso in poi il personale è sottoposto al controllo della temperatura corporea prima di entrare nella sede di lavoro e se è superiore a 37,5 gradi viene vietato l'ingresso.

Anche l'accesso di fornitori esterni è regolato con procedure specifiche di ingresso, transito e uscita. All'interno dell'ambiente di lavoro, il datore è chiamato ad assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione sia delle postazioni e sia delle aree comuni, comprese mense aziendali e zone fumatori e spogliatoi.

In caso di impossibilità del rispetto della distanza tra le persone di almeno un metro è richiesto l'utilizzo di mascherine e dispositivi di protezione. Nel caso in cui una persona in azienda sviluppi sintomi da coronavirus, è chiamato a dichiararlo subito all'ufficio del personale.

Malattia dipendente, quali conseguenze

Il contagio dal coronavirus in azienda è equiparato all'infortunio sul posto di lavoro, ma come fanno notare alcuni studi legali che si sono espressi in materia, il datore di lavoro può incorrere nella responsabilità penale per i reati di lesioni personali gravi o di omicidio colposo, eventualmente aggravati dalla violazione delle norme antinfortunistiche.

Condizione di base è la dimostrazione che il contagio sia avvenuto all'interno dell'ufficio o dell'area in cui si lavora e non altrove.

E soprattutto che la ragione sia da ricondurre alla mancata adozione delle misure di prevenzione da parte del datore di lavoro, così come previsto dalla disposizioni d'emergenza approvate per la fase 2.

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