Se fa troppo caldo si può smettere di lavorare. Ecco quando, regole aggiornate

Il rischio che si corre è di andare incontro allo stress termico, quando il sistema di termoregolazione dell'organismo va letteralmente in tilt.

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Ambiente troppo caldo, posso smettere di lavorare?

Se c'è un punto di forza del sistema delle regole 2019 sul lavoro in Italia è la disciplina di tutti gli aspetti. Nulla è lasciato al caso nell'interesse del lavoratore e del datore di lavoro. Neanche le norme sul luogo di lavoro caldo o più in generale sulle tutele e gli strumenti di sicurezza da adottare per chi è costretto a lavorare in ambiente caldo (e viceversa anche per chi si svolge le proprie mansioni in un ambiente di lavoro freddo.

La questione è centrale soprattutto per chi opera in contesti particolare e non, ad esempio, negli uffici dove l'ambiente troppo caldo può essere contrastato con l'azionamento dei condizionatori. Ci si chiede ad esempio qual è la temperatura massima per lavorare in fabbrica. E sopratutto se il lavoratore può smettere di lavorare se fa troppo caldo. Anticipiamo subito che il concetto chiave è stress termico.

Ambiente troppo caldo, posso smettere di lavorare?

Con la colonnina di mercurio che punta sempre più verso l'alto, la tentazione di lasciare tutto e concedersi un bagno rinfrescante al mare o un passeggiata ristoratrice in montagna è molto forte. Ma si può fare? O meglio, se l'ambiente è troppo caldo, ad esempio perché l'ufficio è senza aria condizionata, si può smettere di lavorare? La questione è piuttosto delicata e parte da un presupposto. Secondo le norme 2019 in vigore, il datore di lavoro deve tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. E in questo contesto rientrano anche le temperature dei luoghi di lavoro.

Tuttavia non c'è alcun riferimento a una temperatura ben precisa, anche perché sono tanti i fattori (numero di persone, umidità, presenza di computer, ampiezza della stanza, esposizione al sole) che modificano il valore. Di conseguenza, non si può smettere di lavorare ma chiedere al datore di lavoro di controllare se la temperatura sia adeguata.

Stress termico lavoro: sicurezza, diritti e doveri

A sua volta, il datore di lavoro è chiamato a consultare il bollettino di previsione e allarme per la propria città e, se necessario, nei giorni a elevato rischio ridurre l'attività lavorativa nelle ore più calde per poi programmare le attività più pesanti nelle ore più fresche della giornata. In tutti i casi deve garantire la disponibilità di acqua nei luoghi di lavoro, inserire un programma di acclimatamento graduale e prevedere turni per limitare l'esposizione dei lavoratori. Un'altra strategia l'aumento della frequenza delle pause di recupero, insieme alla promozione di un reciproco controllo tra lavoratori.

Il rischio che si corre è di andare incontro allo stress termico, quando il sistema di termoregolazione dell'organismo va letteralmente in tilt. I fattori legati al luogo di lavoro che aumentano questo pericolo sono il ritmo di lavoro intenso, lo scarso consumo di liquidi, l'abbigliamento protettivo pesante o l'equipaggiamento ingombrante, lo svolgimento delle mansioni con esposizione diretta al sole, il lavoro fisico pesante, le pause di recupero insufficienti, l'impossibilità di procurarsi da bere.

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di Marianna Quatraro pubblicato il