Storia di Paolo e la sua decisione di cambiare vita totalmente

di Marianna Quatraro pubblicato il
Storia di Paolo e la sua decisione di ca

Da colletto bianco a coltivatore

A suo dire il peso burocratico in Italia è eccessivo. Avviare un'azienda è adesso un'attività rischiosa, anche e soprattutto perché le istituzioni sono scoraggianti.

Dagli uffici alla terra, dalla camicia bianca a quella a quadretti. Questa è la storia di uomo che ha ben presto capito come fare impresa in Italia sia un'attività irta di ostacoli. Più che complice e incoraggiare chi tenta di costruire qualcosa di buono, lo Stato è un problema. In base all'esperienza raccontata da Paolo, 34enne con una laurea in economia aziendale in tasca, succede perché c'è un distacco tra chi lavora per strada e chi se ne sta rintanato negli uffici. Tra chi scrive le leggi, predispone i bandi, si occupa di accesso al credito e chi lavora sul campo. Pochi tra i primi hanno un'esperienza diretta e di conseguenza la percezione della realtà appare distorta.

Da colletto bianco a coltivatore

Anche questa storia, raccontata da bolognatoday, è perciò emblematica di come vanno le cose e delle difficoltà a costruire in Italia. L'obiettivo dichiarato del 34enne è adesso quella della realizzazione personale e della realizzazione di un mondo più sostenibile. A iniziare dalla scelta del cibo. Ecco allora che adesso parla di gruppi di acquisto, di chilometro zero e dei tempi della natura e delle stagioni. C'è un passaggio interessante nella lunga intervista che ha rilasciato ovvero quello della convinzione delusa che la voglia di lavorare e l'entusiasmo avrebbero colmato le lacune. Riconosce di non avevo dato il giusto peso agli imprevisti che si sono presentati con quella che definisce una frequenza disarmante.

A suo dire il peso burocratico in Italia è eccessivo. Avviare un'azienda è adesso un'attività rischiosa, anche e soprattutto perché istituzioni e associazioni di categoria non incoraggiano chi prova a fare impresa, a produrre ricchezza e a creare occupazione. Quindi racconta un caso concreto: per poter ambire a un finanziamento a fondo perduto previsto per i giovani imprenditori agricoli che rinnovano i loro impianti, si è trovato ad affrontare la bella stagione senza l'impianto di irrigazione. Una situazione che si è tradotto nella costrizione di trascorrere tre mesi a innaffiare due ettari di piante con un semplice tubo, come se fosse nel piccolo giardino di casa.

Adesso ha voltato pagina e sarebbe un errore fare paragoni con il recente passato. Molto semplicemente questa è un'altra situazione e un'altra vita. Le soddisfazioni, come argomentano, arrivano anche dal gusto di mangiare frutta e verdura appena raccolta dalle piante, dal vivere all'aperto la giornata intera e dal toccare con mano l'entusiasmo delle famiglie che ricevono i suoi prodotti. Sono queste le motivazioni che lo spingono adesso ad andare avanti senza guardare indietro.

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