Stranieri in azienda migliorano produttivitą e competitivitą secondo ultimi studi 2021

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Stranieri in azienda migliorano produtti

Produttivitą e competitivitą in azienda con stranieri

Non sono mancate le proposte per il miglior riconoscimento delle competenze dei migranti. Ad esempio la messa a punto di un repertorio delle soft skill.

I lavoratori stranieri sono una risorsa perché rendono le aziende più competitive. In termini pratici favoriscono l'internazionalizzazione, aiutano nelle scelte commerciali e di conseguenza innalzano la competitività.

Lo rivela un nuovo studio in cui sono presenti anche proposte per la valorizzazione delle competenze dei migranti e che esaminiamo nei dettagli. Ma iniziamo dai numeri: sono 5,9 milioni gli stranieri residenti in Italia ovvero cinque milioni di regolari a cui aggiungere 366.000 regolari per soggiorno ma non iscritti all'anagrafe, e 517.000 irregolari, senza dimenticare un milione e 600.000 di cosiddetti nuovi italiani. Analizziamo quindi:

  • Produttività e competitività in azienda migliorano con gli stranieri
  • Proposte per la valorizzazione delle competenze dei migranti

Produttività e competitività in azienda migliorano con gli stranieri

Il report che contiene dati e considerazioni sull'incidenza dei lavoratori stranieri nelle aziende italiane è stato condotto in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia e Veneto, nell’ambito del progetto DimiCome (Diversity management e integrazione. Competenze dei migranti nel mercato del lavoro), realizzato da Fondazione Ismu e co-finanziato dal Fondo asilo, migrazione e integrazione (Fami).

Si chiama "Una macchina in moto col freno tirato. La valorizzazione dei migranti nelle organizzazioni di lavoro" e ha coinvolto sia grandi società appartenenti a gruppi multinazionali e sia piccole e medie imprese.

Secondo Laura Zanfrini, responsabile del settore Economia e Lavoro della Fondazione Ismu, mentre le multinazionali contemplano la diversity per i profili superspecialistici, per le aziende italiane questo approccio opera su profili meno specializzati, acquistando per questo ancora più importanza.

Si delinea a suo dire quasi una diversity all'italiana in cui queste pratiche hanno spesso un forte ancoraggio al territorio di appartenenza dell'azienda, o meglio hanno ricadute su questo. E ancora: lavorare sull'inclusione di persone vulnerabili, come sono spesso i migranti, con percorsi di vita e di lavoro interrotti può aiutare le aziende a mettere in campo buone pratiche che si riversano sulla generalità dei lavoratori.

Zanfrini invita a pensare a come facilitare i rientri da periodi di maternità o di malattia. Infine, a suo dire appare evidente che nei prossimi anni la presenza di lavoratori che hanno un background straniero, immigrati di prima e seconda generazione, sarà sempre più significativa.

I destini umani e professionali di questi individui si intrecceranno sempre di più con lo sviluppo economico e con la società. Ecco allora che la gestione della diversity non sarà più un tema per addetti ai lavori ma riguarderà la competitività del Paese e del sistema produttivo nel suo complesso.

Proposte per la valorizzazione delle competenze dei migranti

Non sono mancate le proposte per la valorizzazione delle competenze dei migranti. Ad esempio la messa a punto di un repertorio delle soft skill per facilitarne l'identificazione in persone migranti, specie con riferimento ad abilità acquisite o rafforzate attraverso l'esperienza migratoria.

Ma anche la progettazione e la realizzazione di interventi formativi sull'identificazione, la valutazione e la certificazione delle competenze rivolti a imprenditori, selezionatori, consulenti di carriera e certificatori, al fine di permettere il superamento di atteggiamenti stereotipati e poco funzionali alla valorizzazione delle risorse umane con background migratorio.

Dopodiché la definizione di linee guida per l'identificazione, la valutazione e la certificazione delle competenze rivolte a orientatori, valutatori, selezionatori e certificatori delle competenze, con l'obiettivo di ridurre il rischio di disperdere le competenze possedute dai migranti o fare valutazioni poco affidabili, e di aiutare il migrante a fare scelte formative e professionali più soddisfacenti.

Quindi il supporto alla progettazione e realizzazione di interventi di identificazione, valutazione e certificazione delle competenze per imprese, centri per l'impiego, agenzie per il lavoro, centri di orientamento, associazioni del terzo settore, soggetti che spesso faticano a rendere questo target più autonomo ed efficiente nella valorizzazione delle proprie competenze.

Proposte anche azioni di sensibilizzazione rivolte alle imprese, volte a modificare la percezione degli immigrati come mera riserva di manodopera adattabile e a buon mercato, spostando l'attenzione sul valore aggiunto rappresentato dalle loro competenze, sia tecniche che trasversali.

E infine il supporto per la creazione di un network di professionisti qualificati nell'identificazione, valutazione e certificazione delle competenze, a cui le imprese possano rivolgersi.

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