Supermercati, incredibili storie di mobbing e di violenze contro dipendenti

Tante le storie di mobbing e violenze in casa Lidl: casi ed esempi di disciplinati lavoratori dipendenti che hanno dovuto affrontare angherie e licenziamenti

Supermercati, incredibili storie di mobb

Supermercati storie mobbing violenze contro dipendenti

Sono diverse le storie di lavoratori che raccontano di casi di mobbing e violenze sul posto di lavoro. Oggi le storie di mobbing e violenze, come riportano le ultime notizie, arrivano da parte di diversi dipendenti di supermercati.

Storia di mobbing: il caso di violenze subite da Sara

Una lavoratrice della Lidl, Sara, ha denunciato il suo ex caporeparto accusandolo di averle provocato disturbi da panico, patologia certificata da un centro di salute mentale, con cattivi e continui atteggiamenti persecutori. Il coraggio di denunciare, anche se probabilmente non si riuscirà ad ricavare nulla, è nato dal fatto che sono tantissimi coloro che subiscono mobbing e violenze e non riescono a ribellarsi.

La denuncia della lavoratrice è arrivata dopo un lungo periodo di tempo di mobbing e violenze, tra mansioni massacranti che solitamente spettano agli uomini, all'obbligo di 39 ore di straordinario in una settimana, senza turni di riposo, sette giorni su sette, allo stalking telefonico e una serie di offese. Lidl non si è mai espressa finora sull’accaduto né avrebbe intenzione di farlo, fiduciosi nell'operato della magistratura e convinti che, all'esito del dibattimento, sarà fatta luce sulle vicende che coinvolgono le persone interessate.

Mobbing e violenze a lavoro: la storia di Fabio

Anche Lidl nel mirino delle denunce: questa volte ad aver subito mobbing e violenze è Fabio, dipendente che gestiva un punto vendita della Lidl e rappresentante per la sicurezza dei lavoratori, che dopo un po’ di tempo ha iniziato, come regole vuole, a fare segnalazioni dopo essere diventato un rls (responsabile dei lavoratori per la sicurezza) per la Cgil, aver compiuto sopralluoghi in altri supermercati Lidl del Piemonte e delle regioni limitrofe, e aver fatto domande, forse troppe.

E dal momento in cui sono iniziate le sue segnalazioni di lavoratori obbligati a lavorare al freddo, sotto calmanti e tranquillanti e senza sicurezza, sono contemporaneamente iniziati eventi di mobbing di ritorsione e ha ricevuto anche una lettera di licenziamento.

Fabio ha, inoltre denunciato la presenza di documenti di valutazione del rischio fotocopia, merci e macchinari che ostruiscono le uscite di sicurezza, negozi insicuri, punti vendita che risalgono agli anni novanta, e una lunga serie di irregolarità che costerebbero cari in termine di multe. Ma alle denunce del lavoratore, l’azienda ha replicato spiegando che i procedimenti disciplinari non sono collegati alle attività sindacali del dipendente.

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di Marianna Quatraro pubblicato il