Tempo tuta deve essere pagato o no

di Marianna Quatraro pubblicato il
Tempo tuta deve essere pagato o no

Tempo tuta deve essere pagato

Ecco quando il tempo tuta deve essere pagato il base alle norme 2019 e alle sentenze dei giudici della Corte di Cassazione.

Laddove il legislatore non riesce a coprire tutta la casistica e i fatti nuovi che si verificano nel tempo, ci pensano come al solito i tribunali a riempire questi vuoti. E lo hanno fatto anche in relazione all'inclusione del tempo per cambiarsi e indossare tuta o divisa nell'orario di lavoro.

E a dimostrazione di come si tratta di un ambito molto diffuso, a essere interessati dall'aggiornamento delle regole 2019 sull'orario effettivo di lavoro e dalle sentenze dei tribunali che si sono espressi in materia, ci sono tantissimi lavoratori.

Pensiamo agli addetti alle mense, gli infermieri, gli addetti dei supermercati, i vigili del fuoco, i militari, gli operai dei cantieri edili, la polizia municipale, gli operai del trasporto pubblico, molti lavoratori dell'industria alimentare, gli operatori delle case di riposo, gli operai metalmeccanici, gli operatori sanitari ospedalieri, così come indicato nei rispettivi Contratti collettivi nazionali di lavoro.

Il tempo tuta rientra nell'orario di lavoro?

Sulla questione del tempo tuta se deve essere pagato o no, la Corte di Cassazione è stata di recente dovuta pronunciare in merito alla richiesta dei dipendenti di un'azienda di farsi riconoscere i 10 minuti di vestizione nell'orario di lavoro retribuito.

Si è trattata di una decisione importante per via delle conseguenze anche per il tempo tuta infermieri, vigili del fuoco, polizia municipale, industria alimentare ovvero per tutti coloro che devono indossare indumenti specifici per lavorare.

Ebbene i giudici della Suprema Corte hanno dato ragione ai ricorrenti, sancendo così alcuni principi fondamentali che trovano adesso applicazione tra tutte le categorie interessate. Il cosiddetto tempo tuta è un'operazione imposte da un obbligo interno al rapporto di lavoro, che espone il lavoratore a responsabilità disciplinare in caso di inosservanza.

E ancora: con orario di lavoro si fa riferimento al periodo in cui il lavoratore resta a disposizione del proprio datore di lavoro, nell'esercizio delle sue attività lavorative o delle sue funzioni.

Luogo e tempo della vestizione

In sintesi, le condizioni necessarie affinché il tempo tutta rientri nell'orario di lavoro e di conseguenza va pagato sono in prima battuta la presenza del lavoratore sul luogo di lavoro. Quindi la disponibilità del lavoratore verso il datore di lavoro a iniziare l'attività.

Infine l'esercizio delle mansioni. Le sentenze dei tribunali sulla retribuzione del tempo tuta sono state numerose, tra cui quella che secondo cui deve essere pagato solo quando il datore di lavoro fissa luogo e tempo della vestizione.

Secondo una recentissima sentenza della Corte di Cassazione, laddove sia stata data facoltà al lavoratore di scegliere il tempo e il luogo ove indossare la divisa, la relativa attività fa parte degli atti di diligenza preparatoria allo svolgimento dell'attività lavorativa, e come tale non deve essere retribuita.

E ancora: solo se l'operazione sia diretta dal datore di lavoro, che ne disciplina il tempo e il luogo di esecuzione, rientra nel lavoro effettivo e di conseguenza il tempo ad essa necessario deve essere retribuito.

Ne consegue un importante principio: queste regole non valgono per tutte le categorie di lavoratori che indossano un camice o una divisa - gli addetti alle mense, gli infermieri, gli addetti dei supermercati, i vigili del fuoco, i militari, gli operai dei cantieri edili, la polizia municipale, gli operai del trasporto pubblico, molti lavoratori dell'industria alimentare, gli operatori delle case di riposo, gli operai metalmeccanici, gli operatori sanitari ospedalieri - ma solo per coloro che non possono vestirsi prima di andare a lavoro. Ad esempio per motivi di igiene o sanitari.

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