Tutte le nuove regole al via per lo smart working dal 1 gennaio 2023

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Tutte le nuove regole al via per lo smar

Smart working, nuove regole al via

Tra le novità più importanti in relazione allo smart working c'è la possibile proroga fino al 31 marzo 2023 per lavoratori fragili e genitori di figli con meno di 14 anni.

Le regole ufficiali sullo smart working ridimensionano quanto applicato fino a questo momento. Dal primo gennaio 2023 viene a cadere la norma della non obbligatorietà dell'accordo individuale con il lavoratore. Dal 2023 serve una intesa condivisa di lavoro agile, sottoscritto con il lavoratore. Ma soprattutto viene eliminata la tutela per i lavoratori con figli con meno di 14 anno, pur rimanendo fino al 31 marzo quella per i lavoratori fragili.

L'importanza di queste nuove disposizioni è presto detta: ci troviamo davanti al consolidamento di un nuovo modo di lavorare, sia nel pubblico e sia nel privato. Sebbene sia impensabile, almeno per il momento, che le percentuali di adesione siano le stesse registrate durante il periodo della pandemia, non c'è dubbio che datori e lavoratori abbiamo sperimentato un nuovo modo di lavorare con benefici reciproci. In questa scia si inseriscono le nuove disposizioni governative. Non ci resta allora che analizzare da vicino:

  • Smart working, nuove regole al via nel 2023

  • A chi interessano le nuove norme sullo smart working

  • Smart working e i singoli contratti aziendali: cosa cambia nel 2023

Smart working, nuove regole al via nel 2023

Tra le novità più importanti in relazione allo smart working c'è la proroga fino al 31 marzo 2023 per lavoratori fragili. Sia nel pubblico e sia nel privato è previsto l'allungamento del diritto al lavoro agile per i lavoratori fragili. Non si tratta comunque di una data rigida in quanto non è affatto da escludere che possa arrivare un ulteriore allungamento fino alla fine del 2023 e dunque fino al 31 dicembre.

In qualche modo l'esecutivo sta procedendo a step progressivi, ma con una certa cautela. Accanto alle spinte delle organizzazioni dei lavoratori che invitano a mettere al centro questa nuova modalità di lavoro, ci sono anche i report sulla materia, finiti sui tavoli ministeriali, che incoraggiano a insistere sullo smart working

Mostrano infatti che le aziende che investono molto nello sviluppo di infrastrutture moderne e all'avanguardia beneficiano di una maggiore produttività e di una crescita complessiva. Si tratta anche di un modo per aggiornare il contesto lavorativo italiano. Un posto di lavoro ad alta tecnologia - ne è convinto l'esecutivo - è un nuovo modo per contribuire ad aumentare il livello di creatività e innovazione e spingere l'Italia verso l'alto.

A chi interessano le nuove norme sullo smart working

A ogni modo, le categorie interessate alla proroga delle regole sullo smart working sono i fragili. Si tratta di lavoratori che risultano immunodepressi, pazienti oncologici, con terapie salvavita in corso, o disabili gravi.

Il concetto di fragilità, sulla base di quanto stabilito dal governo, va individuato nelle condizioni dello stato di salute del lavoratore rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto e può evolversi sulla base di nuove conoscenze scientifiche sia di tipo epidemiologico sia di tipo clinico. Secondo l'Istituto superiore di sanità, la maggiore fragilità nelle fasce di età più elevate va intesa sempre congiuntamente alla presenza di comorbilità che possono integrare una condizione di maggiore rischio.

Smart working e i singoli contratti aziendali, cosa cambia nel 2023

Dinanzi alla stretta governativa, le aziende sono costrette ad adeguarsi. Tuttavia non significa che lo smart working venga declassato a una forma secondaria di organizzazione del lavoro. Tutt'altro perché le singole imprese - nell'ambito del contratto aziendale applicato - conservano la facoltà di concessione del lavoro a distanza, previo accordo con il lavoratore stesso.

Resta valida la disposizione di base secondo cui il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell'attività lavorativa. Il secondo principio di base arriva invece dall'Inail e sancisce per i lavoratori in smart working il diritto alla tutela prevista in caso di infortuni e malattie professionali anche in relazione alle prestazioni rese all'esterno dei locali aziendali e nel tragitto tra l'abitazione e il luogo per lo svolgimento della propria attività.