Acqua in bottiglia, ecco cosa si nasconde. Scandalo tutto italiano

Vale la pena di leggere il dossier 'Acque in bottiglia. Un'anomalia tutta italiana' illustrato da Legambiente e Altreconomia che ha tanti risvolti anomali e pure inquietanti

Acqua in bottiglia, ecco cosa si nascond

Anomalia tutta italiana e non sono

L'acqua in bottiglia nasconde un business e non solo che è di dimensioni davvero notevoli e rilevanti, ma che in pochi conoscono e anzi in tanti cercano di nascondere.

Acqua in bottiglia sì o no? Fino a un certo punto è sembrato che non si potesse fare a meno dell'acqua minerale. Poi sono arrivati i rapporti sulla ripresa del consumo dell'acqua del rubinetto, anche per contenere l'impatto ambientale delle bottiglie. Basti pensare ai soli costi di trasporto. Per i consumatori distratti, insomma, si tratta di una situazione che non può che rappresentare una fonte di confusione. Quel che è certo, senza troppi giri di parole, è che intorno all'acqua in bottiglia ci sia una business che paga. Dati alla mano, quelli diffusi da Legambiente e Altreconomia, il giro d'affari è pari a 10 miliardi euro all'anno. Ma con un dettaglio anomalo da segnalare: il fatturato per le sole aziende imbottigliatrici ammonta a 2,8 miliardi di euro, ma solo lo 0,6% arriva nelle casse dello Stato per via dell'applicazione di canoni concessionari di poco conto.

Anomalia tutta italiana

Vale allora la pena di leggere il dossier "Acque in bottiglia. Un'anomalia tutta italiana" illustrato da Legambiente e AltreconomiaVengono infatti fuori informazioni realmente interessanti su uno dei business più redditizi di sempre e che, per definizione (di acqua c'è sempre bisogno), non avrà mai crisi. Ad esempio che le aziende pagano canoni fino a 2 millesimi di euro al litro. Un importo infinitesimamente basso se si pensa che il prezzo è 250 volte inferiore rispetto a quello medio di vendita dell'acqua in bottiglia nei supermercati. Eppure basterebbe poco per invertire il trend ovvero rendere più sostenibile il modello di gestione dell'acqua. Sarebbe sufficiente, spiegano, applicare un canone minimo a livello nazionale di almeno 20 euro al metro cubico ovvero centesimi di euro al litro imbottigliato.

Nuove entrate per le regioni (se lo volessero)

Calcolatrice alla mano, basterebbe questo ritocco per consentire alle regioni, costantemente a corto di quattrini, di incamerare risorse per oltre 200 milioni di euro l'anno. Le stesse cifre potrebbero essere impiegate per implementare interventi per migliorare la qualità dell'acqua di rubinetto, per la gestione degli impianti, per la tutela della risorsa idrica o per qualunque altra misura considerata prioritaria. Ma sono solo alcuni esempio.

Sarebbe insomma una manna dal cielo in questo periodo di scarsità di fondi regionali. Volendo scandagliare in Italia, regione per regione, ecco che

  1. il Lazio, con 34 concessioni, potrebbe ricevere introiti da 913mila euro a 8 milioni di euro
  2. la Lombardia, con 53 concessioni, potrebbe ricevere introiti da poco meno di 4 milioni di euro a 65,9 milioni di euro
  3. la Campania, con 10 concessioni, potrebbe ricevere introiti da 1,8 milioni di euro a 37 milioni di euro
  4. il Piemonte, con 27 concessioni, potrebbe ricevere introiti da 2,8 milioni di euro a 55,3 milioni di euro
  5. l'Abruzzo, con 3 concessioni, potrebbe ricevere introiti da 167mila euro a 11,1 milioni di euro
  6. l'Umbria, con 16 concessioni, potrebbe ricevere introiti da 1,1 milioni di euro a 22,6 milioni di euro

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di Marianna Quatraro pubblicato il