Cracker con morfina di una marca molto famosa. Ecco quali e cosa sta succedendo

I semi di papavero possono contenere oppiacei in quantità tale da far emergere una positività al test della morfina? A quanto pare la risposta è sì.

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Cracker con morfina, un caso legale

C'è una storia che torna di tanto al centro dell'attualità perché è arrivata a conclusione in seguito a una epopea durata 11 anni e ancora oggi offre nuovi spunti di discussione. Si tratta dei cracker ai semi di papavero prodotti da Barilla in cui era contenuta morfina. E in una quantità tale che un uomo che li aveva consumati è stato costretto a rinunciare a un concorso perché dagli esami era risultato positivo agli oppiacei.

L'aspirante lavoratore aveva tirato in ballo l'azienda alimentare e il consumo di tre pacchetti di cracker con semi di papavero Mulino Bianco. E dopo aver rifiutato la proposta di accordo bonario, la vicenda è andata avanti nei tribunali a suon di carte bollate con l'intenzione ell'uomo di riscattare la sua reputazione.

Cracker con morfina, un caso legale

L'andamento dei fatti, così come ricostruito dal Fatto Alimentare, è ben noto e vede nel ritiro dal mercato dei cracker ai cinque cereali Mulino Bianco contenenti semi di papavero una tappa fondamentale. Barilla li ha poi riproposti a distanza di poco tempo con una piccola ma decisiva modifica: l'assenza dei semi contenenti morfina. La decisione non sarebbe stata casuale ma legata alla diffida subita dall'azienda da parte di uomo che ha dovuto rinunciare a una nuova opportunità di carriera perché positivi agli oppiacei.

E di processo in processo, la tesi dell'uomo secondo cui la positività era legata al consumo dei cracker è stata riconosciuta dai giudici che hanno disposto il risarcimento danni a distanza di 11 anni.

Perché Barilla è stata condannata

Il punto centrale è dunque chiaro: i semi di papavero possono contenere oppiacei in quantità tale da far emergere una positività al test della morfina? Secondo Barilla la risposta è negativa, anche perché la quantità piuttosto esigua (0,8%) sarebbe contenuta con chiarezza nell'etichetta degli ingredienti. E se il giudice di primo grado condivide questa spiegazione, per quello di secondo grado le cose stanno diversamente.

La mancanza va ricercata nell'inadeguatezza di informazioni e avvertenze. In pratica Barilla avrebbe dovuto evidenziare i possibili effetti collaterali dell'assunzione di cracker con semi di papavero. Da qui la condanna al risarcimento per danni morali e al pagamento delle spese legali. In particolare, l'assenza di chiarezza stonerebbe con la pubblicità del prodotto in cui sono assicurate le caratteristiche di leggerezza, salubrità e naturalità.

A tal proposito la sentenza parla chiaro: nessuno si aspetta mangiando dei cracker integrali di ingerire anche morfina e di potere essere trovato positivo ai relativi test. Anzi - precisano i giudici - la prospettazione del prodotto va nel senso della sua salubrità e dell'assenza di effetti negativi: a semplice dizione semi di papavero riportata sull’etichetta non consente di cogliere che col prodotto si ingerisca anche una sostanza stupefacente qual è la morfina. Dal punto di vista tecnico, non sarebbe la percentuale di semi a determinare la presenza di morfina, ma la varietà della pianta e le modalità di raccolta.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il