Fico d'India Sicilio, al via seconda fase. Storia simbolo, ma due gravi allarmi alimenti in Italia

Una bella storia tutta italian quella dei fico d'India Sicilio che potrà riserve altre piacevoli sorprese. Ma nel settore alimentare italiano non mancano i problemi e le questioni da risolvere

Fico d'India Sicilio, al via seconda fas

Fico d'India Sicilio, inizia la fase due. Più ettari e più racconto


Fico d'India Sicilio è una delle storie e degli esempi di come i prodotti alimentari in Italia elì la stessa produzione siano assolutamente all'avanguardia e un vanto in tutto il mondo. Ora dopo un prio successo parte la seconda fase quella denonimata più ettari e più racconto. Ma certo che accanto a queste belle storie, ci sono vicende poche edificanti nel settore alimentare, a cui ora si aggiunge un ulteriore emergenza dei costi.
 

L'industria alimentare italiana continua ad avere grande successo e lo dimostrano alcune storia come quella il fico d'India Sicilio. Certo rimangono anche diversi problemi da affrontare come vedremo.

La bella storia di Fico d'India Sicilio

Per Fico d'India Sicilio è arrivato il momento di fare il balzo in avanti ovvero di avviar la cosiddetta fase due.

A chiedere più ettari è il mercato, considerato il successo del prodotto tra i consumatori. I fichi d'India della piana dell'Etna, a firma dell'Organizzazione di Produttori La Deliziosa, realtà di Biancavilla in provincia di Catania, sono stati in grado di fare breccia nel mercato. Gli obiettivi sono ambiziosi perché dalla produzione di circa 5.000 tonnellate di prodotto si punta addirittura al raddoppio.

La qualità prima di tutto perché, come ha voluto far sapere il marketing manager, diventano Sicilio solo i fichi d'India di maggior pregio. Se il mercato di riferimento è soprattutto l'Italia con l'assorbimento del 70% del venduto, l'obiettivo è di avere successo anche oltre confine ovvero il potenziamento di quelli spagnolo, tedesco e francese. Ma non ci sarà alcuno sviluppo dei fichi d'India per riuscire a produrli senza semi, assicura l'organizzazione. Anche perché si tratterebbe di una "violenza" nei confronti di un prodotto naturale così apprezzato per com'è.

I problemi non mancano, sequestri

Provando a dare qualche numero, l'88% dei controlli dell'Ispettorato centrale repressione frodi ai vertici europei tra le Autorità antifrode del Ministero delle Politiche Agricole ha interessato i prodotti alimentari e il 12% i mezzi tecnici per l'agricoltura. Più nel dettaglio, 17.527 hanno coinvolto il settore vitivinicolo, 7.843 l'oleario, 5.086 la carne, 4.977 il lattiero caseario, 2.708 l'ortofrutta, 2.406 i cereali e derivati, 1.971 le conserve vegetali, 733 le sostanze zuccherine, 793 il miele, 613 le bevande spiritose, 518 le uova e 1.967 gli altri settori. Più dei numeri, alcuni esempi concreti possono aiutare a far capire al meglio come agiscono i falsificatore del made in Italy. Gli ispetti hanno bloccato

  1. la pratica illecita in Austria di prosciutto generico presentato al banco con l’indicazione Prosciutto San Daniele
  2. inserzioni irregolari grazie alla cooperazione con Alibaba
  3. la commercializzazione di Moscato d'Astri in Ucraina e Moldavia che richiamava la denominazione protetta Asti
  4. l'uso illegale del nome protetto Modena nella denominazione di aceto generico in Francia
  5. l'usurpazione dell'olio extravergine IGP Sicilia su eBay o della denominazione Prosecco su Amazon.de, adesso in vendita come Secco Bianco

E migliaia prodotti ritirati continuano senza sosta

Ma poi, al di là delle frodi, l'anno appena trascorso ha fatto emergere casi limite, come gli additivi utilizzati come agenti di rivestimento nei formaggi. Nel corso delle indagini svolte sono stati prelevati e analizzati campioni di agenti di rivestimento e di formaggi trattati in superficie, per la determinazione degli additivi utilizzati per un totale di 161 campioni. Dai controlli analitici sono state riscontrate irregolarità per presenza di acido deidroacetico, sostanza antimicrobica il cui utilizzo non è ammesso dalla normativa europea.

E non va meglio con i vini tra la sofisticazione di vini per zuccheraggio alla detenzione di prodotti vitivinicoli in nero, non giustificati dalla documentazione ufficiale di cantina dalla presenza di coloranti non dichiarati in vino aromatizzato alle violazioni delle disposizioni in materia di designazione e presentazione e nel sistema di chiusura di vini, sia generici sia a denominazione d'origine.

Aumenti del riso e altri prodotti anche fino al 500%

Tra le cose incredibili del tempo che viviamo, bisogna adesso inserire anche l’aumento che tocca percentuali vertiginose, del prezzo del riso. Un aumento che tocca il cinquecento per cento riguarda il prezzo del prodotto nel suo tragitto dal campo alla tavola. Mentre gli agricoltori sono costretti a vendere quattro chili di materia prima per mettere insieme i soldi necessari ad acquistare un semplice caffè, altrove si fanno guadagni ben più sostanziosi.

La causa? Solite speculazioni ed inganni orditi negli ultimi tempi ai danni di produttori e consumatori per lo più. La denuncia di Coldiretti è netta e mette al centro la questione delle quotazioni del riso. Nell’ultimo anno le quotazioni si sono dimezzate. Una vera mazzata per i produttori che, nemmeno con i salti mortali a cui sono abituati, riescono a coprire i costi nelle risaie.

E per incanto, a fronte di questi prezzi stracciati, i consumatori che acquistano il prodotto sugli scaffali dei supermercati, non notano grandi differenze nel prezzo finale. La situazione delle quotazioni del riso è a dir poco drammatica. Talmente tanto da intaccare il primato europeo che il Belpaese detiene per quel che riguarda la produzione di risone con un milione e mezzo di tonnellate annue su un territorio coltivato di 234.300 ettari che copre circa il 50 % dell’intera produzione UE con una gamma varietale del tutto unica. 

Quello che sembrava impossibile sta già accadendo. E non si tratta di buone notizie. Almeno per chi ama mangiare e bere senza rinunciare alla qualità, i dati diffusi in queste ore da Coldiretti non possono che accentuare la sensazione di impotenza e di preoccupazione per quello che sta accadendo alla produzione alimentare. Niente più olio, vino, miele e tanti altri prodotti del comparto enogastronomico a buon mercato.

Prodotti che se oggi vengono considerati di uso comune presto rientreranno nei radar esclusivamente di una ristretta élite, ricca e fortunata, l’unica che potrà permettersi il lusso di consumare questi tesori a causa del taglio alla produzione alimentare che è figlia diretta dei cambiamenti climatici. Un taglio che sancisce il contemporaneo aumento dei prezzi. Chi l’avrebbe detto. E intanto bisogna iniziare ad abituarsi e a considerare un lusso perfino quello di concedersi un bicchiere di vino a pranzo e a cena.

Taglio produzione alimentare per cambiamenti climatici

I disastrosi effetti dell’estate più arida ed afosa degli ultimi duecento anni si stanno percependo solo oggi che si assiste a un taglio netto della produzione alimentare a causa dei cambiamenti climatici. Chi ancora si ostina a credere che si tratti di un’invenzione deve iniziare a fare i conti con la realtà. E se poi è anche un estimatore del buono allora l’attenzione dovrebbe essere massima. Lo studio di Coldiretti è impietoso: la produzione di vino è calata di un quarto, mentre quella dell’olio ha subìto un crollo che si assesta intorno all’undici per cento rispetto alla media dell'ultimo decennio. Prodotti che erano considerati fino a prima del disastro di uso comune e che rischiano in men che non si dica di diventare lo specchietto per le allodole solo dei ricchi che potranno permettersi di sborsare il denaro necessario ad acquistarlo.

Sono gli effetti del cambiamento climatico, baby, ed è sempre più difficile voltare la faccia dall’altro lato e far finta di nulla. Per non parlare di frutta e verdura che registrano aumenti vertiginosi che hanno toccato, a dicembre 2017 aumenti anche del 5,3% rispetto al 2016. Il calo riguarderà nel 2018 anche la produzione di miele con un rotondo cinquanta per cento in meno. L’analisi della Coldiretti sull'andamento della produzione industriale dell'Istat che a novembre cala dell’1,7% nell'alimentare, è impietosa.

Aumento dei prezzi conseguenza inevitabile

Dietro il taglio della produzione si nasconde inevitabilmente un altro aspetto non secondario che consiste nell’ovvio aumento dei prezzi che è una conseguenza inevitabile. Ma l’aumento dei prezzi non è la sola conseguenza perché la carenza di prodotti che fanno parte della dieta quotidiana di milioni di persone rischia di moltiplicare i tentativi di truffa e di inganni.

Soprattutto per quel che riguarda l’olio visto che l'Italia è il maggior importatore mondiale. In questo caso anche la regolamentazione della trasparenza ha mostrato qualche crepa importante. Sulle bottiglie di olio extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è molto difficile se non impossibile, infatti, leggere le scritte obbligatorie per conoscere dove è stato prodotto l’olio in questione e di conseguenza la sua qualità.