Inquinamento ancora più nocivo con nebbia. E nuovi dati morti smog e allarme mare e spiaggie Italia

La nebbia può essere un fattore moltiplicatore per l'inquinamento che causa molto malattie anche mortali. Ma non c'è solo la nebbia a dover preoccupare

Inquinamento ancora più nocivo con nebbi

Inquinamento, se c'è la nebbia è doppiamente tossico


L'inquinamento è una parola assai diffusa ma che è facile anche dimenticare, darla quasi per scontata anche se è la causa di molte malattie, anche mortali e l'Italia è una delle nazioni nei Paesi occidentali messa peggio. Ora arriva un nuovo studio su inquinamento e nebbia.

Inquinamento e Nebbia

Uno studioso italiano, Stefano Decesari, del Cnr ha pubblicato una un suo studio sulla rivista scientifica Atmospheric Chemistry and Physics spiegando come la nebbia può aumentare gli effetti tossici dell'inquiamento già presente agendo quais come un moltiplicatore.

Infatti, la nebbia sono in grado di catturare parte dell'inquinamento e quando finisce le rilascia nell'atmosfera, modificandone, in alcuni casi le caratterisiche e rendendole potenzialmente più nocive per la salute dell'uomo come dimostra, appunto, questo studio effettuato nella Valle Padana in quanto nelle analisi la trasformazione effettuata dalla nebbia rende gli agenti con un una ossidazione molto piùelevata di quella originaria

Smog provoca 90mila morti serve strategia nazionale

Ormai è chiaro che l’unica battaglia che vale la pena combattere, pena l’estinzione del genere umano e dell’intero ecosistema terrestre, è quella ambientale. Tutti ormai sanno che il ritmo e le modalità dello sviluppo con il quale l’umanità sta viaggiando porteranno a schiantarsi contro un muro. E saranno dolori veri perché tornare indietro, quando ormai anche le residue chance di rimettere le cose a posto attraverso un’economia sostenibile saranno state bruciate, risulterà impresa impossibile.

Qualcuno fa ancora finta di non vedere e il dibattito è ancora fuorviato dagli scontri e dalle polemiche sollevate da chi, in diversi campi, sostiene ancora che i mutamenti climatici dovuti all’effetto serra e quindi all’inquinamento che sta rendendo sempre più estreme le condizioni di vita sulla Terra, siano solo favole. I dati dell’inquinamento che riguardano l’Italia sembrano il bilancio di una guerra. Lo smog nelle metropoli provoca circa novantamila morti all’anno. E come spesso accade l’Italia veste ka maglia nera classificandosi come tra i peggiori in Europa.

La situazione è analoga anche nel resto del mondo visto che ogni anno sono milioni le persone che muoiono a causa dell’inquinamento atmosferico. Numeri drammatici che dovrebbero spingere i vari Stati ad adottare una strategia nazionale efficace. I tempi, però sono molto ristretti.

È come se l’Italia venisse colpita ogni anno da un’epidemia. Che porta un nome ben definito: sempre lo stesso: inquinamento. Abbiamo già detto che lo smog provoca 90mila morti ogni anno. Un piccolo esercito che muore sotto i colpi dell’inquinamento. È necessario, quindi, che anche l’Italia si doti di una strategia nazionale in grado di dare risposte celeri ed efficaci a queste emergenze. E questa potrebbe assumere le sembianze del decalogo presentato in queste ore al Senato della Repubblica. Dieci i punti che devono costituire l’architrave per la nuova strategia nazionale rivolta alla qualità dell’aria.

  1. Istituzione di limiti più severi per le emissioni di zolfo e composti organici volatili.
  2. Riduzione degli inquinanti.
  3. Prevenzione.
  4. Riduzione del numero delle auto private, portando la media delle autovetture a meno di una ogni due abitanti.
  5. Riduzione emissioni di ammoniaca dall'agricoltura, quindi azoto nei terreni, mangimi speciali che riducano la produzione del metano dagli allevamenti.
  6. Investire sul trasporto pubblico urbano di nuova generazione.
  7. Necessità di una strategia nazionale per la qualità dell’aria.
  8. Rinnovo degli impianti di riscaldamento con tecnologie green.
  9. Migliore gestione delle biomasse, agenti molto inquinanti.
  10. Aumento dei mezzi elettrici e ibridi.

L’Italia ha provato a fare la sua parte e negli ultimi quaranta anni molti passi in avanti sono stati fatti. Ma non basta visto che l’Italia resta il paese con l’aria più inquinata in Europa. Triste primato con i suoi millecinquecento decessi per milione di abitanti rispetto ai 1.100 in Germania, agli ottocento in Francia e Regno unito, e ai seicento che si registrano in Spagna.

Inquinamento Italia peggiore in Europa

Gli sforzi dell’Italia per il miglioramento dell’aria delle proprie città e non solo, sono evidenti. Negli ultimi quaranta anni i passi in avanti sono stati notevoli anche grazie all’ausilio delle nuove tecnologie, ai regolamenti più efficaci messi in campo dalle varie amministrazioni, a un mix energetico migliore e ai carburanti sempre più green

 Ma di certo non basta visto che, anche secondo i dati più recenti, per quanto riguarda l’inquinamento l’Italia resta maglia nera e non tiene il passo con i principali competitors europei che sono riusciti ad ottenere risultati molto migliori. Nel Belpaese la situazione è preoccupante non solo nella Pianura Padana ma anche l’area metropolitana di Roma, quella di Napoli, la Puglia, la costa sud est della Sicilia rappresentano delle emergenze non di poco conto.

E ulteriori allarme su inquinamento mare e spiaggie

Siamo tutti d'accordo sul fatto che la plastica sia un elemento utile e che abbia semplificato tanti piccoli problemi quotidiani. Ma evidentemente dall'uso si è passati con troppa facilità all'abuso e, come emerso con chiarezza dal worskhop "Marine litter: da emergenza ambientale a potenziale risorsa", adesso si pone un problema grande come una casa. Perché gli impianti di depurazione delle acque reflue non sono in grado di trattenere microplastiche dalle dimensioni inferiori a 5 millimetri. Il risultato è presto detto: i frammenti prodotti dalla degradazione delle plastiche rappresentano adesso il 46% dei rifiuti rinvenuti lungo le spiagge italiane. In alcune località italiane sono stati raccolti fino a 18 oggetti di plastica per metro quadro, con nel nostro litorale trovati oltre 100mila cotton  fioc

Il classico esempio è quello dei cotton fioc, nemici giurati dell'ambiente e neanche così tanto efficaci per la pulizia delle orecchie. La stima dell'Enea è da brividi: ce ne sono almeno 100 milioni di cotton fioc. Dal punto di vista scientifico, le maggior parte delle plastiche è costituita da polimeri termoplastici come polietilene e polipropilene.I polimeri non degradabili, in particolare, sono diventati un problema ambientale primario. Sotto il profilo economico, ci pensano i dati dell'Unep (United nations environment programme) a rivelare che l'impatto è di 8 miliardi di euro l'anno e la spesa europea per la pulizia annuale delle spiagge ammonta a circa 412 milioni di euro.

C'è poco da stare tranquilli quando l'Enea introduce e conclude la sua ultima ricerca con le parole un mare di plastica. Significa che la situazione dei nostri mari e delle nostre spiagge è critica. Non è solo un problema di quantità di spazzatura che si trova dove non dovrebbe affatto stare. Ma di qualità ovvero di dannosità dei rifiuti che ogni anno vengono raccolti. L'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile parla molto chiaro: oltre l'80% dei rifiuti raccolti sulle spiagge italiane è rappresentato da plastiche e microplastiche che minacciano l'ambiente, l'ecosistema e la salute dell'uomo. Una quota eccessiva perché si tratta di materiale difficilmente smaltibile e per la cui gestione quotidiana occorre un supplemento di attenzione da parte di tutti i cittadini.

Mettendo per un attimo da parte l'eccessiva quantità di plastica che ci circonda secondo la logica imperante dell'usa e getta, ci sono ragioni ben precise individuate da Enea - che ha organizzato l'evento romano di presentazione in collaborazione con Accademia dei Lincei e Forum Plinianum - per cui alcune località della nostra costa esibiscono un imbarazzante tappeto di rifiuti di plastica. Come argomentato dal ricercatore Loris Pietrelli del dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali, da una parte c'è la mancata o l'insufficiente depurazione dei reflui urbani. E in questo caso le responsabilità sono pubbliche da rimpallare tra amministrazioni comunali, società incaricate della gestione dei depuratori e Stato.

Dall'altra ci sono i nostri comportamenti di tutto i giorni, troppe volte distratti. Anche le grandi discariche sono il risultato di tanti piccoli rifiuti. Di questo passo, è la stima di Enea, entro il 2050 nel mare ci sarà più plastica che pesci. Il Mar Mediterraneo rischia allora di raggiungere i livelli di inquinamento del Pacific Trash Vortex, l'isola di plastica nell'Oceano Pacifico. Indispensabile allora trovare il modo per riutilizzare le plastiche, migliorare la normativa e rendere più efficaci i programmi di gestione sostenibile.