Ogm in prosciutti o panettoni ci sono in ogni cibo. E altri rischi per la salute

Gli ogm perseguono un modello di sviluppo che porta all'appiattimento e alla standardizzazione dei cibi. E per un Paese ricco di eccellenze come il nostro è un grave problema.

Ogm in prosciutti o panettoni ci sono in

Ogm, nascosti nel piatto


Dappertutto, ovunque sono gli OGM, nei panettoni o proosciutti o in tanti, quasi tutti gli alimenti. Sono nascosti e celati, non lo dicono, ma ci sono. E vi sono legati sempre al cibo diversi altri rischi per la salute. Senza dimentaicre i problemi che stanno facendo lanciare diversi allarme del mare e edelle nostre spiaggie per inquinamento.

Siamo sicuri di quello che mangiano e di ciò che mettiamo a tavola? Siamo certi che il cenone bio o non bio sia privo di ogm? Attenzione e consapevolezza non sono mai troppe anche perché alle prese con la frenesia di tutti i giorni, spesso e volentieri noi consumatori smarriamo la retta via. Eppure, come rivela Coldiretti, il consumo di alimenti geneticamente modificati è in calo un po' ovunque in Europa, Italia compresa. Ma prima di fare salti di gioia occorre adottare le cautele del caso poiché i pranzi e le cene di Natale, di fine anno e in genere delle festività non saranno totalmente immuni dagli ogm. Come dire, la tendenza (e anche i destino?) dei cibi geneticamente modificata è segnata, ma non è ancora arrivato quel momento di svolta così auspicato dall'associazione dei coltivatori diretti.

Che tuttavia esulta, rilevando che, stringi stringi, solo Spagna Portogallo continuano a tenere duro su questo versante a ovvero seminare organismi geneticamente modificati in Europa. C'è però un problema nient'affatto di secondo piano. Perché se è vero che il nostro Paese ha acceso un bel semaforo rosso alla produzione degli organismi geneticamente modificati, dall'altra non ha fatto altrettanto con l'importazione da altri paesi che su questo terreno fa grandi affari. E così, quasi senza che ne accorgiamo, troviamo gli ogm nascosti nel piatto. E anzi, se non si alza l'asticella dell'attenzione, ne saltano fuori in numero sempre maggiore in una quantità crescente di alimenti. I produttori si giustificano spiegando che la modificazione genetica è indispensabile per aggirare il problema dei parassiti in agricoltura come nell'allevamento.

La contraddittorietà delle norme

Il problema risiede nelle norme e nella loro contraddittorietà. Perché, solo per citare un caso, èè obbligatorio riportare in etichetta la presenza di ogm nel caso dei biscotti e non le è per le carni di allevamento? Come fa notare Coldiretti, gli organismi geneticamente modificati non pongono solo problemi di sicurezza ambientale, ma perseguono un modello di sviluppo che porta all'appiattimento e alla standardizzazione dei cibi. E per un Paese ricco di eccellenze come il nostro è evidentemente un grave problema.

Coldiretti esulta: resistono solo Spagna e Portogallo

Se ne parla da sempre, se ne discute da sempre e le polemiche si rincorrono da sempre ma soprattutto negli ultimi. Ma vien da chiedersi: quali e quanti reali pesticidi sono davvero presenti negli alimenti?
L'associazione italiana dei coltivatori diretti preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno e ricorda con toni trionfali come solo Spagna e Portogallo stiano adesso seminando organismi geneticamente modificati in Europa. E solo per la produzione del mais MON810. Il 2017 su cui sta lentamente calando il sipario viene considerato un anno positivo con quel calo del 4,3% della superficie coltivata. E considerando che due Paesi storici come Repubblica Ceca e Slovacchia abbiamo deciso di lasciarsi alle spalle gli organismi geneticamente modificati, ecco che le scelte degli agricoltori europei - afferma gongolando Coldiretti - sono la dimostrazione concreta della mancanza di convenienza nella coltivazione ogm nonostante le proprietà miracolistiche propagandate dalle multinazionali che ne detengono i diritti.

Pesticidi e loro presenza nei cibi

Stando alle ultime notizie diffuse dalla campagna #ipesticididentrodinoi, voluta da Federbio, insieme a Wwf, Legambiente, LIPU e ISDE-Associazione Medici per l’Ambiente, che ha raccolto le urine di una famiglia tipo composta dai due genitori e due figli e le ha fatte analizzare in un laboratorio di Brema, i valori relativi alla presenza di pesticidi negli alimenti sono decisamente alti. Dai dati emersi, infatti:

  1. il glifosato nel padre sarebbe stato riscontrato in concentrazioni più del doppio (116%) superiori alla media della popolazione di riferimento, alta anche la sua presenza nei bambini;
  2. il clorpirifos, un insetticida utilizzato nei campi, è stato riscontrato in alti livelli nel figlio più piccolo, con oltre 5 microgrammi di clorpirifos per grammo di creatinina, elevatissimo rispetto alla media della popolazione che è 1,5 microgrammi/grammo;
  3. i piretroidi, i metaboliti Cl2CA e m-PBA sono anch’essi fortemente presenti nella famiglia.

Quanto emerge dai risultati appena riportati rivela una situazione decisamente allarmante di presenza dei pesticidi negli alimenti, confermando la forte presenza e, di conseguenza, gli eventuali rischi che le diverse concentrazioni degli stessi pesticidi possono avere sulla salute umana. Secondo quanto confermato, infatti, da alcuni esperti, soprattutto il clorpirifos sarebbe il più pericoloso perché provocherebbe danni soprattutto al sistema nervoso in via di sviluppo nei più piccoli. Particolarmente cancerogeno poi il glifosato.

Pesticidi: rischi per la salute

L'uso di pesticidi negli alimenti, soprattutto se presenti in grandi quantità, può rivelarsi decisamente pericoloso per il benessere della salute umana. Nel mirino delle polemiche soprattutto il glifosato. Stando a quanto reso noto dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità il glifosato, uno dei pesticidi più utilizzati al mondo Italia compresa, sarebbe un possibile cancerogeno, anche se l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha prorogato l’autorizzazione del suo uso fino a giugno.

Il glifosato è uno dei pesticidi più utilizzati al mondo, compreso il nostro Paese, in commercio da 40 anni e impiegato in diverse e tantissime coltivazioni. Sono ancora divergenti, dunque, le posizioni su questo genere di pesticida, come su altri che pur considerati non rischiosi, in realtà implicano possibili rischi di cancro e tumori come conseguenze più estreme e allergie come effetti più immediati e leggeri.

Allarme alimenti

Una ennesima bufala è girata sul Web e sta girando con successo, ma occorre, comunque, in fatto di cibo prestare la massima attenzione e le associazioni come la Coldiretti e soprattuto il Ministero della saluti sono fondamentali punti di riferimento per capire la verità o meno perchè è doveroso, purtroppo, ricordare che negli ultimi due mesi, da agosto cone l uova fipronil, ad alcuni fenonemi di aviaria adesso sui polli, passando da diversi altri almenti epersinl'acqua minerale, almeno un centinaio di prodotti hano avuto problemi di contaminazione, furtutamente in dosi mini.
Coldiretti ha aggiornato due settimane fa la sua lista di alimenti contaminati e con problemi con 14 nuovi cibi ed è un elenco che oscilla tra 2500-3000 prodotti e ha messo in guardia dal problema che 4 multinazioali controllano ttto il mercato. Tutto in questo articolo potete trovare.
E poi l'ulteriore problema dei 100 e oltre alimenti contamintai da formaggi a vini che si diceva prima, in due mesi, oltre un centiniaio, che si può trovare in questo altro articolo.

Ulteriore allarme lanciato su inquinamento mare e spiaggi italiane

Siamo tutti d'accordo sul fatto che la plastica sia un elemento utile e che abbia semplificato tanti piccoli problemi quotidiani. Ma evidentemente dall'uso si è passati con troppa facilità all'abuso e, come emerso con chiarezza dal worskhop "Marine litter: da emergenza ambientale a potenziale risorsa", adesso si pone un problema grande come una casa. Perché gli impianti di depurazione delle acque reflue non sono in grado di trattenere microplastiche dalle dimensioni inferiori a 5 millimetri. Il risultato è presto detto: i frammenti prodotti dalla degradazione delle plastiche rappresentano adesso il 46% dei rifiuti rinvenuti lungo le spiagge italiane. In alcune località italiane sono stati raccolti fino a 18 oggetti di plastica per metro quadro, con nel nostro litorale trovati oltre 100mila cotton  fioc

Il classico esempio è quello dei cotton fioc, nemici giurati dell'ambiente e neanche così tanto efficaci per la pulizia delle orecchie. La stima dell'Enea è da brividi: ce ne sono almeno 100 milioni di cotton fioc. Dal punto di vista scientifico, le maggior parte delle plastiche è costituita da polimeri termoplastici come polietilene e polipropilene.I polimeri non degradabili, in particolare, sono diventati un problema ambientale primario. Sotto il profilo economico, ci pensano i dati dell'Unep (United nations environment programme) a rivelare che l'impatto è di 8 miliardi di euro l'anno e la spesa europea per la pulizia annuale delle spiagge ammonta a circa 412 milioni di euro.

C'è poco da stare tranquilli quando l'Enea introduce e conclude la sua ultima ricerca con le parole un mare di plastica. Significa che la situazione dei nostri mari e delle nostre spiagge è critica. Non è solo un problema di quantità di spazzatura che si trova dove non dovrebbe affatto stare. Ma di qualità ovvero di dannosità dei rifiuti che ogni anno vengono raccolti. L'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile parla molto chiaro: oltre l'80% dei rifiuti raccolti sulle spiagge italiane è rappresentato da plastiche e microplastiche che minacciano l'ambiente, l'ecosistema e la salute dell'uomo. Una quota eccessiva perché si tratta di materiale difficilmente smaltibile e per la cui gestione quotidiana occorre un supplemento di attenzione da parte di tutti i cittadini.

Entro il 2050 nel mare più plastica che pesci

Mettendo per un attimo da parte l'eccessiva quantità di plastica che ci circonda secondo la logica imperante dell'usa e getta, ci sono ragioni ben precise individuate da Enea - che ha organizzato l'evento romano di presentazione in collaborazione con Accademia dei Lincei e Forum Plinianum - per cui alcune località della nostra costa esibiscono un imbarazzante tappeto di rifiuti di plastica. Come argomentato dal ricercatore Loris Pietrelli del dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali, da una parte c'è la mancata o l'insufficiente depurazione dei reflui urbani. E in questo caso le responsabilità sono pubbliche da rimpallare tra amministrazioni comunali, società incaricate della gestione dei depuratori e Stato.

Dall'altra ci sono i nostri comportamenti di tutto i giorni, troppe volte distratti. Anche le grandi discariche sono il risultato di tanti piccoli rifiuti. Di questo passo, è la stima di Enea, entro il 2050 nel mare ci sarà più plastica che pesci. Il Mar Mediterraneo rischia allora di raggiungere i livelli di inquinamento del Pacific Trash Vortex, l'isola di plastica nell'Oceano Pacifico. Indispensabile allora trovare il modo per riutilizzare le plastiche, migliorare la normativa e rendere più efficaci i programmi di gestione sostenibile.