Spiaggia, il dramma del mare. Stessa plastica e stesso polistorolo

Ma Greenpeace va appunto oltre e fa nomi e cognomi di quelle aziende che dovrebbero porre un freno alla produzione di plastica a ciclo continuo.

Spiaggia, il dramma del mare. Stessa pla

Stessa spiaggia, stessa plastica


Ci sarebbero come al solito tutte le ragioni per mettersi le mani tra i capelli perché la situazione delle spiagge italiane continua a rimanere critica. Non ovunque, intendiamoci, ma bastano poche immagini di sabbia ricoperta da cumuli di plastica o di metri quadrati di mare invasi da polistirolo per far sopravanza lo scoramento. Ma Greenpeace non vuole limitarsi alla denuncia, che spesso e volentieri lascia il tempo che trova. Ma va fino in fondo, cerca di ricostruire il percorso che conduce al deposito della plastica in mare e nelle acque interne per poi mettere in luce come per l'80% si tratta di imballaggi di prodotti di multinazionali. Da qui la richiesta ai grandi nomi di Coca Cola, Ferrero, Haribo, Nestlè, San Benedetto e Unilever di assumere le responsabilità.

Stessa spiaggia, stessa plastica

Per una curiosa coincidenza, o forse per una precisa strategia di marketing, proprio in questi giorni ha fatto la sua comparsa in pieno centro a Roma, di fronte al Pantheon, la riproduzione a grandezza naturale di due balene alte rispettivamente 6 e 3 metri. E non si tratta di una installazione qualunque, perché le due balene spuntano da un mare invaso da rifiuti in plastica monouso. Si tratta di un messaggio esplicito e spettacolare per denunciare il pericolo attraversato dai mari e delle specie che lo abitano. E la ragione è appunto presto detta: l'utilizzo smodato, senza limiti, con poca consapevolezza e in maniera egoistica della plastica usa e getta.

Al setaccio Bari, Chioggia, Fiumicino, Napoli, Palermo, Trieste e San Rossore

Ma Greenpeace va appunto oltre e fa nomi e cognomi di quelle aziende che dovrebbero porre un freno alla produzione a ciclo continuo: Coca Cola, Ferrero, Haribo, Nestlè, San Benedetto e Unilever. E per dimostrare come non sia né uno scherzo e né un'esagerazione, i volontari dell'associazione ambientalista hanno messo in mostra i risultati della raccolta di rifiuti in sette spiagge italiane dal nord al sud ovvero Bari, Chioggia, Fiumicino, Napoli, Palermo, Trieste e il Parco Regionale di San Rossore. Qui la raccolta e la catalogazione dei rifiuti in plastica per categoria merceologica, tipologia di plastica e marchio di appartenenza ha evidenziato risultati incontestabili.

Greenpace denuncia allora che i grandi marchi del settore degli alimenti e bevande, consapevoli dello scarso funzionamento del sistema di riciclo, continuano ad andare dritti per la loro strada inondando il mercato con enormi quantitativi di plastica monouso, molto spesso senza fornire alcuna alternativa. Da lì l'indice puntato e l'invito alle grandi aziende di assumersi la responsabilità dell'inquinamento prodotto, senza scaricarle consumatori, riducendo i volumi di imballaggi e contenitori monouso immessi sul mercato.

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