Io, cavia umana testavo medicine. Come sto oggi e i miei amici che andavamo in Svizzera

Perché partecipare a questa sperimentazione? Quali sono le ragioni che hanno spinto Biasin e altri 23 ragazzi a imbottirsi di farmaci?

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Cavia umana in Svizzera per i farmaci


La storia e il racconto del giornalista Fabrizio Biasin quando provava sulla sua pelle farmaci in Svizzera. E come sta oggi lui e i suoi colleghi di test...

Il tono del racconto dell'esperienza è ironico, ma la storia è seria. Verrebbe da dire che è terribilmente seria perché si tratta della somministrazione di medicine a ragazzi italiani in una clinica svizzera. In buona sostanza si tratta di fare da cavie umane per i farmaci in Svizzera. Protagonista di questa vicenda, da volontario, è il giornalista Fabrizio Biasin, volto noto nell'ambiente sportivo, che insieme ad altri 23 giovani - 12 maschi e 12 femmine, tutti italiani - si era recato in gioventù in una clinica del Canton Ticino per questa sperimentazione. Anticipiamolo subito: stanno tutti bene (o almeno così racconta Biasin, tranne che per la sua perdita di capelli, non necessariamente collegata a questa vicina) e ogni anno si ritrovano per un raduno a base di pizza nel periodo di Natale, così da rivedersi e ricordare quell'esperienza.

Cavia umana in Svizzera per i farmaci: la storia

Innanzitutto: perché partecipare a questa sperimentazione? Quali sono le ragioni che hanno spinto Biasin e altri 23 ragazzi a imbottirsi di farmaci? Come racconta il giornalista sulle pagine di Libero, erano giovani e non particolarmente facoltosi. Di conseguenza la paga di 1.000 franchi in contanti era ritenuta la giusta ricompensa economica per la partecipazione al test. In seconda battuta: quali sono state le medicine che hanno dovuto ingerire per poi sottoporsi alle analisi? Nulla di particolarmente pesante perché - come racconta - si è trattato anche di antidiabetici, sciroppi per la tosse, antibiotici, collutori o aspirine.

Poi, certo, occorre verificare i risultati di questa concentrazione di farmaci in così poco tempo su soggetti sani. Ma questa è evidentemente un'altra storia e a distanza di anni (le date non sono indicate, ma il periodo è stata tra la fine e l'inizio del millennio e dunque circa 18 anni fa) sembra che non ci siano stati effetti collaterali. L'obiettivo della clinica e dunque delle case farmaceutiche? Rinnovare il bugiardino.

Le regole da seguire

Ma poi, come è avvenuta tecnicamente questa sperimentazione? Condizione preliminare per la partecipazione è stato il test sangue-urine, da cui è stata evidentemente fatta una prima selezione. Ma anche per un altro aspetto fondamentale ovvero "la clinica è tenuta a far sì che dopo la sperimentazione la cavia sia restituita ai parenti con i medesimi valori con cui è entrata". Tutti e 24 sono rimasti nella struttura svizzera per un periodo variabile nel corso del quale i medici hanno monitorato la concentrazione del principio attivo nel sangue. Cinque le regole da seguire che, stando a quanto raccontato da Biasin, sono state parzialmente disattese:

  1. non fumare o bere alcolici,
  2. non uscire dalla clinica
  3. mangiare completamente i pasti somministrati
  4. non introdurre alcun tipo di cibo all'interno della struttura
  5. effettuare tutti i prelievi previsti dal protocollo tramite agocannula

Non tutto è stato così semplice perché il cibo era contingentato, non era un granché e i 24 potevano mangiare solo in orari stabiliti. Il sapore di quell'esperienza a distanza di circa 20 anni? Di divertimento.







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di Luigi Mannini pubblicato il