Mal di testa, malattia invalidante per nuova legge. Invalidità per chi e quando riconosciuta

Considerare il mal di testa malattia sociale e invalidante e con assegno relativo: la nuova proposta Lega Pd e cosa prevede

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Una nuova legge è in procinto di arrivare bipartisan, dunque, con l'appoggio di tutti gli schieramenti per uno dei problemi maggiori di tantissimi italiani, ovvero il mal di testa.
 

Il mal di testa cronico rappresenta per tantissime persone un grandissimo problema fino ad arrivare anche un impedimento allo svolgimento delle attività quotidiane, lavoro compreso. Questo è il motivo per cui quando la cefalea diventa cronica potrebbe essere riconosciuta come malattia sociale invalidante che dà diritto ad avere l’assegno di invalidità.

La cefalea o mal di testa è, infatti, una condizione molto diffusa che può dipendere da diverse cause e si distinguono le cefalee primarie, o cefalee malattia, nelle quali il dolore e eventuali sintomi di accompagnamento costituiscono il problema da risolvere, e le cefalee secondarie, o cefalee sintomo, nelle quali il mal di testa è sintomo, in realtà, di un’altra patologia.

Secondo l’Oms, le cefalee primarie rappresentano il 90% dei casi e le due forme più frequenti, cefalea di tipo tensivo ed emicrania, colpiscono rispettivamente circa il 30 e il 15% della popolazione, implicando anche spese elevate per la relativa cura. Quali sono i casi in cui per il mal di testa si può considerare malattia e si può richiedere l’assegno di invalidità?

Mal di testa: nuova proposta per malattia invalidante

Secondo le ultime notizie, sono circa 10 milioni gli italiani che presto potrebbero veder riconosciuto il mal di testa come malattia sociale e invalidante: non si tratta ancora di una possibilità effettiva perché al momento è ancora una proposta di legge bipartisan Lega-Pd all'esame della Camera.

La proposta di legge punta al riconoscimento della cefalea primaria cronica come una patologia invalidante, dopo essere stata accertata nel paziente da un centro accreditato e da almeno un anno. Il testo unificato (684 e 1109-A) ‘Disposizioni per il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale’ potrebbe ricevere il primo sì già a giorni e quindi riconoscersi la cefalea cronica come malattia che può limitare o compromettere gravemente la capacità di osservare agli impegni di famiglia e di lavoro, permettendo un relativo assegno di invalidità e possibilità di accesso a cure.

La proposta nasce anche sulla base delle ultime notizie rese note dall’Organizzazione mondiale della sanità secondo cui la cefalea cronica è al terzo posto tra le malattie invalidanti e solo in Italia, nelle sue forme primarie, colpisca in media circa il 12% degli individui. A differenza della maggior parte delle malattie croniche, il mal di testa cronico non costituisce un problema solo della terza età ma si manifesta soprattutto nel periodo più produttivo della vita.

Mal di testa e nuova proposta: le reazioni

Stando a quanto spiegato da Piero Barbanti, direttore Unità cefalee e dolore del Irccs San Raffaele di Roma e presidente dell'Associazione italiana per la lotta contro le cefalee (Aic-onlus), se il mal di testa cronico dovesse davvero essere riconosciuto come malattia invalidante e sociale sarebbe un riconoscimento importantissimo per persone che molto spesso oggi sono considerate 'non malate' nei loro ambienti di lavoro o a scuola.

Oggi, infatti, stando a quanto sottolineato dall’esperto, i mal di testa riguardano una percentuale di italiani che si aggira attorno al 20%, con un rapporto 3 a 1 fra uomo a donna, prevalentemente nell'età di massima produttività. Si tratta di una patologia che, non essendo visibile, è poco riconosciuta e confusa con debolezza psicologica ma riconoscere il mal di testa come malattia sociale permetterà alle persone che ne soffrono di avere cure gratuite nei Livelli essenziali di assistenza, una tutela in ambito sociale e lavorativo, e accesso alle cure anche più innovative.