Il futuro della medicina, si può mangiare il Qr e la verità sui programmi casa farmaceutiche

Cerchiamo di capire quali sono le priorità e gli aspetti su cui si muove la medicina del futuro, partendo dal Qr commestibile, ma anche chiedendo alle multinazionali farmaceutiche quali sono i loro prossimi obiettivi

Il futuro della medicina, si può mangiar

Medicina del futuro: QR cod commestibile


Non è affatto semplice capire quale sia il vero futuro della medicina tra alcuni "voli pindarici" e innovazioni che sembra così futuribili (pur invece non lo sono) e al contrario sistemie  metodi che sembrano stare sempre per rrivare per sconfiggere diversi mali e disturbi e che in realtà, nonostante se ne parli tantissimo, non arrivano mai.

La scienza e la ricerca applicata per i medicinali continuano a muoversi su più filoni e aspetti per i farmaci del futuro. Alcuni sembrano molto futuristici com il Qr che si può mangiare anche se, poi, non lo sono. Altri appaiono più tangibili e di grande importanza, anche se per capire al meglio l'evoluzione concreta è interessante andare a chiedere ai diretti interessati, ovvero le ditte farmaceutiche, dove si muovono e si concentrano i propri interessi.

Qr code commestibile

La tecnologia del QR code (codice QR) trova da tempo spazio nella vita quotidiana, ma l'impressione è che non sia ancora riuscita a esprimere tutte le sue potenzialità. A trovare nuovi campi di applicazione ci ha pensato la facoltà di Medicina dell'Università di Copenaghen in collaborazione con l'Åbo Akademi finlandese. E il campo individuato è appunto quello della medicina. Si tratta di una speciale versione commestibile da associare ai medicinali. L'obiettivo è produrre farmaci personalizzati con una posologia differenza in base al paziente. I vantaggi sarebbero di diverso tipo: dall'aumento del tasso di sicurezza al contenimento dei costi. La modalità di utilizzo è semplice e non è differente da quella di cui siamo a conoscenza. Basta infatti inquadrare con lo smartphone il codice QR e ricavare informazioni sulla medicina, sulle modalità di assunzione, sulla posologia e gli effetti collaterali. Insomma, tutte le informazioni utili contenute nel bugiardino.

Ma perché viene definito commestibile? Per la semplice ragione che il codice è stampato sulla pillola ed è realizzato con materiale commestibile e innocuo. C'è anche un terzo vantaggio, oltre alla sicurezza e ai costi, ed è quello di essere sicuri di assumere un farmaco corretto. Si tratta di un aspetto da non sottovalutare se, come riferisce l'Organizzazione mondiale della sanità, una medicine su dieci vendute in Paesi in via di sviluppo sono falsi. Anzi, fake, secondo la terminologia che adesso va per la maggiore. Siamo davanti alla medicina del futuro? No, è già quella del presente.

Le ricerche e gli obiettivi, parola ad uno dei protagonisti

Prosegue senza soluzione di continuità lo sviluppo della farmaceutica con l'obiettivo dichiarato di mettere sul tavolo soluzioni sempre più efficaci a malattie diffuse e nuove medicine a quelle su cui l'azione di contrasto è ancora ai primi passi. Ecco allora che tra i farmaci del futuro rientrano adesso a pieno titolo quelli per fegato grasso e terapie cellulari anticancro. Priorità e idee di Gilead sono chiare, così come quelle della pubblica richiesta di muoversi in un contesto certo e con decisioni rapide. In questo delicato periodo storico, ci pensa Valentino Confalone, general manager di Gilead Italia, a tracciare il quadro, ma soprattutto a indicare al rotta da seguire.

E lo fa a iniziare dall'esaltazione delle cure anti-epatite C. Senza paura di affidarsi alla retorica, Confalone parla di vera e propria rivoluzione che potrà dirsi completa solo con l'eliminazione dell'epatite C. Ma si tratta di un obiettivo concretamente raggiungibile e soprattutto in tempi ristretti? La sua risposta è affermativa purché - ci tiene a precisare - l'impegno di tutte le parti coinvolti, dai medici specialisti e di base all'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e all'industria, sia coordinato e proceda allo stesso ritmo. Da parte sua, Gilead - società statunitense biofarmaceutica basata sulla ricerca e impegnata nella scoperta, nello sviluppo e nella commercializzazione di terapie innovative in aree caratterizzate da necessità mediche insoddisfatte - promette presenza e impegno.

E a proposito dell'eliminazione dell'epatite C, Gilead sta investendo risorse umane ed economiche in nuove molecole in grado di trattare quei pazienti che non hanno risposto anche ai trattamenti più moderni. Quali? Dal sofosbuvir, capostipite dei super antivirali ad azione diretta, alla famiglia sof-based. Medesima attenzione sul fronte dell'epatite e dell'area del fegato poiché - assicura il manager - stanno investendo sulla ricerca per la Nash, la steatoepatite non alcolica. Si tratta di una sindrome non molto conosciuta in Italia, ma piuttosto diffusa nei Paesi occidentali.

Ed è facile dire il perché: è legata all'obesità, a stili di vita non sempre salutari ovvero a quelle situazioni che portano all'accumulo di grasso nel fegato e a una sua infiammazione. Il passaggio successivo è un possibile danno cellulare fino alla cirrosi epatica. E se la prevenzione è l'arma più efficace, i farmaci più avanzati a firma Gilead sono in fase clinica II e stanno entrando in fase III. I tempi? Entro quattro anni perché si resta in attesa dell'autorizzazione da parte dell'Ema, l'Agenzia europea per i medicinali.

Per quanto riguarda il delicato capitolo dell'oncologia, con l'acquisizione di Kite, Gilead - ricorda Confalone - è entrata nell'area delle cell-therapy, delle terapie cellulari, in grado di dare una speranza di una cura per patologie come il linfoma non-Hodgkin. Gli altri filoni sono immuno-oncologia, terapie geniche e l'area dell'infiammazione.