Rischio di infarto: chi rischia di più per nuova ricerca scientifica

L'importanza di aumentare la consapevolezza su cosa fa bene e cosa fa male per il cuore ovvero migliorare il livello di istruzione è fondamentale nel contrasto agli infarti.

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Prevenire il rischio di infarto


Provando a semplificare al massimo, si potrebbe dire che la laurea tiene lontani dai problemi di cuore e dunque dagli infarti. Si tratta appunto di una semplificazione per fare capire come una corretta consapevolezza dei comportamenti a tavola e nella vita di tutti i giorni ovvero un miglior livello di istruzione permette di compiere tanti sbagli fatali. Ma non tutti sono così ben predisposti a trascorrere ore e ore di studio e a seguire lezioni accademiche per guadagnare il famoso pezzo di carta. Perché anche il desiderio e lo stimolo a migliorare l'istruzione sono ereditati geneticamente. Si tratta in ogni caso di un nuovo solco lungo il quale procedere per contrastare le malattie cardiovascolari. In che modo? Incoraggiando il dialogo tra medici, politici e cittadini per l'elaborazione di progetti per i giovani e per il loro livello di educazione. Naturalmente è più facile a dirsi che a farsi, ma la chiave della salute, bene primario, potrebbe rivelarsi decisiva.

Prevenire il rischio di infarto: il nuovo studio

Arrivano allora interessanti spunti di interessa dalla ricerca condotta dagli atenei di Oxford, Londra, Losanna insieme al Centro Ricerche in Epidemiologia e Medicina Preventiva dell'Università dell'Insubria. Dal punto di vista freddamente numerico, comunque importante quanto di mezzo c'è la comunità scientifica, 3,6 anni di studio in più provocano il 33% in meno di infarti. E non dimentichiamo che le malattie al cuore sono tra le prime cause di morte anche in Italia. Buone abitudini sia a tavola e sia come stile di vita non possono che facilitare nel mettersi al riparo dai problemi. Uno dei suggerimenti più ripetuti è di fare il pieno di fibre alimentari. Sono preziose per il controllo del colesterolo e nella gestione del peso forma. Sovrappeso e obesità sono pericolosi per la salute del cuore. Provando a essere più precisi, cibi consigliati sono avena, fagioli, lamponi, more, arance e piselli.

Attenzione allo stile di vita e non solo ai buoni cibi

Tra i rischi della vita sedentaria c'è anche l'aumento delle possibilità di contrarre malattie cardiache. Nelle persone che fanno scarso movimento il colesterolo HDL si comporta in modo anomalo e questa disfunzione è stata associata a fattori di rischio per il cuore, tra cui alti livelli di trigliceridi e una massa grassa eccessiva nella parte superiore del tronco. Ma anche stare seduti ha le sue regole e se si è costretti a trascorrere fermi molto tempo, è sempre meglio farlo in maniera corretta. Il primo suggerimento è di collocare un segno all'altezza degli occhi per ricordarsi di stare dritti premendo le spalle allo schienale della sedia e non sporgendosi in avanti. Il secondo è di sorridere. Una positiva postura facciale incide sull'umore. Anche se può sembrare complicato in base al contesto in cui ci si trova, ma è bene allungare i muscoli mettendo le mani dietro la testa, stringendo i gomiti e ondeggiando avanti e indietro. Ed è importante sforzarsi di restare in posizione eretta e verticale.

E a proposito di cibi, le nuove tendenze suggeriscono il consumo di succo di melagrana per contrastare una malattia coronarica? A quanto pare ci sarebbero ragioni storiche: i nostri antenati si nutrivano con così tanta frutta da provocare adesso, in assenza di adeguate quantità, disfunzione di organi. C'è poi chi sostiene che la carenza di vitamina C è una causa fondamentale delle malattie cardiovascolari. In realtà è anche tutto scontato considerando le quattro proprietà riconosciute nel frutto del melograno. La prima è quella antinfiammatoria. Come molte patologie cronico-degenerative, l'infiammazione svolge un ruolo significativo nella patogenesi della malattia cardiovascolare. La seconda è la riduzione della pressione arteriosa considerato che il succo della melagrana contiene l'enzima dell'angiotensina naturale ed è un esaltatore di ossido di azoto. Quindi ci sono le proprietà anti-infettive. L'accumulo di placche nelle arterie spesso coinvolge l’infezione virale e batterica secondaria, compresa l'epatite C e la Chlamydia pneumoniae. Infine si segnala la proprietà antiossidante.