Sale da cucina, presenti microplastiche. Ecco in quali. Rischi per salute e doppio danno

Non ovunque si registra la stessa concentrazione perché il maggior inquinamento del mare da plastica usa e getta, la causa primaria, è stata riscontrata nei paesi del Sudest asiatico.

Sale da cucina, presenti microplastiche.

Microplastiche nel 92% del sale da cucina

La percentuale è da record: nel 92% dei sali da cucina sono state trovate tracce di microplastiche. La quasi totalità insomma. E che tenendo conto che l'assunzione media al giorno di sale è di 10 grammi, un adulto potrebbe ingerire circa 2.000 pezzi di microplastiche all'anno. Ma se registriamo il campo alla sola Italia, il quadro è ancora più terrificante: un adulto potrebbe consumare fino a 110 pezzi all'anno. Le conseguenze sono su più piani: di salute, individuale e collettiva, ambientale ed economica perché viene messa in discussione la catena alimentare con ripercussione per l'industria. Un vero e proprio sconvolgimento che è stato adesso portato alla luce con questa nuova ricerca scientifica, pubblicata sulla rivista internazionale Environmental Science & Technology e nata dalla collaborazione tra Greenpeace e l'Università di Incheon in Corea del Sud.

Microplastiche nel 92% del sale da cucina

Dopo pesci, frutti di mare e acqua di rubinetto, questa volta è il turno del sale da cucina. Dal punto di vista metodologico, lo studio ha esaminato campioni di sale marino, di miniera e di lago. I ricercatori hanno così notato l'esistenza di uno scenario inquietante: la presenza delle tipologie di plastica più utilizzate nella produzione di imballaggi usa e getta ovvero Polietilene, Polipropilene e Polietilene Tereftalato (PET). I risultati suggeriscono che l'ingestione umana di microplastiche attraverso prodotti marini è fortemente correlata alle emissioni o rilasci di plastica in una data regione. Significa che non ovunque si registra la stessa concentrazione perché il maggior inquinamento del mare da plastica usa e getta, la causa primaria della presenza di microplastica del sale da cucina, è stata riscontrata nei paesi del Sudest asiatico.

Per la precisione, il valore record è stato registrato in Indonesia con un picco fino a 13.000 microplastiche in un sole campione. Ed è stata osservata una maggiore presenza di microplastiche nel sale marino, seguito dai campioni provenienti da laghi salati e dalle miniere.

Danno per la salute e danno anche economico

Come spiegato da Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, numerosi studi hanno già dimostrato la presenza di plastica in pesci e frutti di mare, acqua di rubinetto e adesso anche nel sale da cucina. Questa ricerca - condotta in collaborazione con l'Università di Incheon in Corea del Sud e consultabile nella sua versione integrale sulla rivista internazionale Environmental Science & Technology - conferma la gravità dell'inquinamento da plastica e come per noi sia ormai impossibile sfuggire a tale contaminazione. La ricetta che propone per uscire da questo ingorgo che diventa più pericolo anno dopo anno viene individuato nello stop all'inquinamento alla radice. Secondo il rappresentante dell'associazione ambientalista è cioè fondamentale che le grandi aziende facciano la loro parte riducendo drasticamente l'impiego della plastica usa e getta per confezionare i loro prodotti. Invito raccolto?

Vale la pena ricordare la petizione di Greenpeace, sottoscritta da quasi due milioni di persone in tutto il mondo, con la richist ai marchi come Coca-Cola, Pepsi, Nestlé, Ferrero, Unilever, San Benedetto, Procter & Gamble e McDonald's di ridurre i contenitori e imballaggi in plastica monouso immessi sul mercato. In pratica un'ammissione di responsabilità.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il