Scorie nucleari in Italia, tutti i rischi e problemi taciuti che nessuno osa dire

Il problema è che la Carta non salta fuori, ferma nei cassetti del Ministero dello Sviluppo economico, de Ministero dell'Ambiente, dell'Ispra e della Sogin.

Scorie nucleari in Italia, tutti i risch

Il calvario italiano delle scorie nucleari

Si chiama Cnapi ed è la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale e parco tecnologico. Detto in maniera più semplice e in maniera sintetica è la mappa dei luoghi dove collocare le scorie nucleari radioattive. O almeno quelli potenzialmente candidabili. Si tratta di un passaggio molto delicato e che, come tale, non può essere rinviato a tempo indeterminato perché in ballo ci sono quei rifiuti radioattivi di prima e seconda categoria che non saranno più pericolosi sono tra 200 o 300 anni, e anche quelli di, attivi ancora per migliaia di anni, praticamente per l'eternità. Verrebbe allora da chiedersi come si è proceduto fino a questo momento. Semplice: le scorie nucleari radioattive sono trasferite pagamento in Francia e Gran Bretagna, in attesa che rientrino a casa. Si tratta insomma di un parcheggio temporaneo.

Nessuno vuole pubblicare la mappa dei siti per le scorie nucleari radioattive

Il problema è che la Carta non salta fuori, ferma nei cassetti del Ministero dello Sviluppo economico, de Ministero dell'Ambiente, dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e della Sogin, la società incaricata di smantellare le centrali nucleari italiane. Eppure i criteri per la sua redazioni sono pronti da tempo, da circa 14 anni. Sono suddivisi in criteri di esclusione per scartare le aree che non soddisfano i requisiti di sicurezza per la tutela dell'uomo e dell'ambiente, e i criteri di approfondimento per analizzare i siti che hanno superato il vaglio dei criteri di esclusione. Ma la situazione è ancora congelata: nessuno vuole pubblicare la mappa.

Dal punto di vista tecnico si stratta di 90 costruzioni in calcestruzzo armato in cui collocare grandi contenitori in calcestruzzo speciale, ospitanti a loro volta i contenitori metallici con i rifiuti radioattivi condizionati. Nelle celle sono sistemati circa 78.000 metri cubi di rifiuti a bassa e media attività. Una volta completato il riempimento, le celle sono ricoperte da una collina artificiale di materiali inerti e impermeabili e un'ulteriore protezione da infiltrazioni d'acqua.

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di Luigi Mannini pubblicato il