Terreni inquinati e altri gravi pericoli nelle regioni italiane da nuova ricerca.

Le principali cause di contaminazione sono aree industriali dismesse o in attività, incidenti con rilascio di inquinamenti chimici e rifiuti pericolosi o interrati.

Terreni inquinati e altri gravi pericoli

58 aree ad alto rischio sanitario

Ci sono alcuni casi mediateci come la Terra dei fuochi tra la provincia di Napoli e quella di Caserta di cui tutti parlano e si scandalizzano. E anzi, non perdono occasione per puntare l'indice e denunciare l'insostenibilità dell'inquinamento ambientale e il terreno fertile trovato dalla criminalità organizzata per foraggiare il business illegale. Tutto giusto e corretto, ma in realtà in Italia ci sono 58 aree ad alto rischio sanitario.

E complessivamente sono quasi 13.000 le zone potenzialmente contaminate. E che lo sono da anni e anni perché tra Stato e Regioni, in base alla competenza della bonifica, non è stato mosso alcun dito con i riflettori dei grandi media costantemente spenti.

In Italia 58 aree ad alto rischio sanitario

Le principali cause di contaminazione in Italia sono 3: aree industriali dismesse o in attività, incidenti con rilascio di inquinamenti chimici e rifiuti pericolosi o interrati. A scattare la fotografia sulla situazione italiana ci ha pensato un recente rapporto Ispra (Istituto per la protezione ambientale), di recente rilanciato da Milena Gabanelli in una delle sue DataRoom per il Corriere della Sera.

Viene così fuori come non ci sia solo la Terra dei fuochi, ma anche l'area di Porto Marghera (Venezia) per contaminazione da metalli e idrocarburi, quella di Priolo (Siracusa) per contaminazione da Ipa, diossine, metalli pesanti, idrocarburi, quella di Livorno per contaminazione da Ipa e metalli pesanti. Complessivamente, i siti potenzialmente contaminati in attesa di bonifica sono quasi 13.000, così distribuiti:

  1. Lombardia 3.733
  2. Toscana 1.600
  3. Lazio 1.088
  4. Sicilia 860
  5. Piemonte 778
  6. Sardegna 674
  7. Abruzzo 659
  8. Campania 590
  9. Marche 495
  10. Veneto 449
  11. Liguria 343
  12. Puglia 322
  13. Emilia Romagna 316
  14. Umbria 179
  15. Trento 140
  16. Friuli Venezia Giulia 131
  17. Valle d'Aosta 32
  18. Molise 32
  19. Bolzano non disponibili
  20. Basilicata non disponibili

Altre situazioni sotto esame sono a Caffaro di Troviscosa (Friuli), Biancavilla (Catania), Orbetello (Toscana), Gela (Caltanissetta), ma anche in Sardegna a La Maddalena, Porto Torres e Sulcis-Inglesiente-Guspinese, nell'hinterland milanese con l'area ex Sisas di Pioltello-Rodano.

Rischi per l'ambiente, la salute e l'economia

Eppure, viene fatto notare, oltre ai benefici ambientali, le bonifiche genererebbero tante altre conseguenze di segno positivo. Nell'arco di soli cinque anni produrrebbero 200.000 posti di lavoro, 20 miliardi di euro di aumento della produzione, 5 miliardi di euro di ritorno per l'erario. Per non dimenticare il beneficio più importante, quello sulla salute. Secondo il monitoraggio dell'Istituto superiore di sanità in 45 dei 58 siti, circa 6 milioni di persone sono a rischio.

Non a caso in queste aree a rischio si registra la crescita del 9% di tumori maligni nei minori di 25 anni, più malattie respiratorie, e l'aumento del 4-5% del pericolo morte rispetto a chi vive in zone non a rischio. E che dire della criminalità organizzata? I numeri parlano chiaro: in 17 sono state 19 le indagini su smalti menti illegali di quantità di rifiuti derivanti dalla bonifica di siti inquinati.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il