Tuc Crisp ritiro da scaffali. Le spiegazioni. E aggiornata lista 4000 cibi dannosi per la salute

Niente di strano e soprattutto niente di nocivo o di illegale, ma la mancata indicazione della presenza di senape nell'etichetta stampata sulla busta è sì un problema.

Tuc Crisp ritiro da scaffali. Le spiegaz

Non consumare e restituire il prodotto


I Tuc sono stati ritirati dal mercato e dai supermercati, negozi e punti vendita per motivi legati alla salute dei consumatori. Non tutti, sono un tipo e alcuni lotto. Ecco tutte le spiegazioni.

Si tratta di uno dei prodotti più popolari perché chi non hai comprato una confezione di Tuc al supermercato o magari in un autogrill in occasione di un viaggio in macchina in autostrada? Ebbene, la notizia del ritiro di numerosi lotti di Tuc Crisp su indicazione del Ministero della Salute non può che lasciare spiazzati e spinge a saperne di più ovvero a volere andare fino in fondo per ottenere chiarezza. Alla base del provvedimento ministeriale c'è la presenza di senape non dichiarata in etichetta. Si tratta di un problema per chi è alle prese con allergie derivanti da questo ingrediente e di conseguenza il richiamo è stato inevitabile.

Ritirati numerosi lotti di Tuc Crisp: cosa controllare

Il dicastero di Viale Giorgio Ribotta ha allora spiegato come il prodotto, che in etichetta indicava la data di ottobre 2018 come scadenza, portava con sé paprika il polvere contenente proteine di senape. Niente di strano e soprattutto niente di nocivo o di illegale, ma la mancata indicazione nell'etichetta stampata sulla busta è sì un problema.

Non occorre farsi prendere dal panico perché il ritiro di alcuni lotti di prodotti dal mercato è un'operazione piuttosto frequente per via dei controlli e, in molti casi, per ragioni ben peggiori.

Non tutte le confezioni sono coinvolte nel provvedimento del Ministero della Salute. Sono infatti finiti nel mirino proprio i lotti con scadenza fino a ottobre di quest'anno, incluso di sfogliatine croccanti alla paprika vendute in confezioni da 100 grammi e 30 grammi.

I Tuc Crisp ritirati dal mercato sono quelli prodotti da Mondelez Italia nello stabilimento di località Pedaggera 22, a Capriata d'Orba, in provincia di Alessandria. Come messo nero su bianco sul provvedimento ministeriale, "il prodotto avente termine minimo di conservazione fino a ottobre 2018 incluso, contiene paprica in polvere, che contiene proteine di senape. La senape non è dichiarata in etichetta".

Non consumare e restituire il prodotto

Cosa fare? Il primo suggerimento è naturalmente quello di consumare il contenuto della busta nel caso di allergie per evitare possibili complicazioni. In seconda battuta di restituire il prodotti al punto vendita per la sostituzione o per il rimborso. Il richiamo è stato diffuso anche dalle grandi catene della distribuzione organizzata di alimenti, come Auchan, Bennet, Carrefour, Coop, Esselunga, Gros Cidac, Sigma, Simply e Unicoop Tirreno, che hanno venduto i Tuc Crispa alla paprika nei rispettivi punti vendita. Nel caso di difficoltà per motivi di lontananza o altro, il Ministero della Salute ha messo a disposizione un numero verde gratuito da contattare (800-055200) per maggiori informazioni.

Aggiunti ulteriori alimenti alla black list cibi pericolosi

Prosegue la lotta di Coldiretti a difesa del cibo made in Italy e dell'individuazione di quegli alimenti non proprio salutari e benefici per gli standard italiani. Questa volta lo ha fatto pubblicamente in occasione del Forum internazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione con La classifica dei cibi più pericolosi sulla base degli allarmi per rischi alimentari verificati a causa di residui chimici, micotossine, metalli pesanti, inquinanti microbiologici, diossine o additivi e coloranti nell'Unione europea. Una denominazione che lascia subito intuire quali sono le intenzioni dell'associazione dei coltivatori diretti. Sorprende e, anzi, invita ad alzare la soglia di attenzione perché sono presenti tantissimi alimenti consumati in abbondanza dagli italiani. Il suggerimento è allora di verificare con attenzione prima di adagiarli sulle tavole.

Balza subito all'occhio la presenza di prodotti europei, come il pesce proveniente dalla Spagna o la carne di pollo del'Olanda, tra gli alimenti finiti nella black list di Coldiretti. Ma poi fanno la loro comparsa frutta secca, carne, spezie, dietetici e integratori. A vario titolo sono coinvolti gli Stati Uniti, la Cina, la Turchia, l'Iran, la Polonia, i Paesi Bassi, l'Indonesia, l'India e la Spagna. C'è insomma poco da stare tranquilli dai dati diffusi al Forum 'nternazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione di Cernobbio sulla base delle rilevazioni dell'ultimo rapporto Sistema di allerta rapido europeo.

Stando allora alla lista elaborata dal Coldiretti con tanto di motivazione, i cibi più pericolosi sono

  1. il pesce (tonno e pesce spada) dalla Spagna per via dei metalli pesanti in eccesso ovvero mercurio e cadmio
  2. i dietetici e gli integratori degli Stati Uniti per via di ingredienti e novel food non autorizzati
  3. le arachidi dalla Cina per la presenza di aflatossine oltre i limiti
  4. i peperoni dalla Turchia per la presenza di pesticidi oltre i limiti
  5. i pistacchi dall'Iran per la presenza di aflatossine oltre i limiti
  6. i fichi secchi dalla Turchia per la presenza di aflatossine oltre i limiti
  7. le carni di pollo dalla Polonia per le contaminazioni microbiologiche ovvero salmonella
  8. le nocciole dalla Turchia per la presenza di aflatossine oltre i limiti
  9. le arachidi dagli Stati Uniti per la presenza di aflatossine oltre i limiti
  10. i pistacchi dalla Turchia per la presenza di aflatossine oltre i limiti
  11. il peperoncino dall'India per la presenza di aflatossine e salmonella oltre i limiti
  12. le albicocche secche dalla Turchia per la presenza di solfiti oltre i limiti
  13. la noce moscata dall'Indonesia per la presenza di aflatossine oltre i limiti e certificato sanitario carente
  14. le carni di pollo dai Paesi Bassi per la presenza di contaminazioni microbiologiche

Qualcosa comincia comunque a muoversi, argomenta Coldiretti, pronta a far presente come importanti passi avanti siano stati compiuti con l'allargamento dell'obbligo di indicare la provenienza del riso e del grano impiegato nella pasta. Ma, insiste il sodalizio, molto resta da fare un terzo della spesa non ha provenienza, dai succhi di frutta al concentrato di pomodoro fino ai salumi.